Interviste del venerdì: “Giulia Mancini”

Eccoci all’appuntamento settimanale con le interviste agli autori. Nella prima intervista oggi con noi Giulia Mancini:

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D: Ciao Giulia Mancini! Benvenuta su Tratto Rosa. Parlaci un po’ di te! Cosa fai nella vita?

R: Vivo e lavoro a Bologna anche se sono nata in Puglia, da oltre vent’anni svolgo funzioni di tipo amministrativo in una grande azienda di Bologna, un lavoro non particolarmente appassionante, per questo la scrittura è la mia valvola di sfogo. Ho un compagno con il quale nel tempo libero, quando non scrivo, amo viaggiare e scoprire sempre nuovi itinerari prevalentemente in moto.

D: Quando hai iniziato a scrivere? Ricordi il tuo primo scritto?

R: Ho sempre amato scrivere fin da ragazzina, a 11 anni ho iniziato a tenere un diario e proprio sulla scia di quel diario ho cominciato a scrivere brevi storie, la passione per la lettura mi portava a fantasticare sulle storie che anch’io avrei voluto scrivere. Il mio primo romanzo l’ho scritto a sedici anni, era un romanzo di circa 40 pagine, una storia d’amore tra due adolescenti del tutto strutturata, senza titolo, rimasto per anni nel cassetto. Nel 2015 dalla rilettura di quella storia è nata l’idea di scrivere “Fine dell’estate”, il mio secondo romanzo, ambientato negli anni ottanta.

Invece la mia prima pubblicazione risale ad agosto 2014 “La libertà ha un prezzo altissimo”, un romanzo che ho scritto nel 2010 per partecipare a un concorso letterario, successivamente rieditato, migliorato e pubblicato da self con Streetlib  che allora si chiamava Narcissus.

D: Pensi che la scrittura debba essere razionale o irrazionale? Pianificata o totalmente in balia dell’ispirazione e delle emozioni?

R: Il giusto mix di tutti questi elementi, per esempio la mia scrittura è inizialmente irrazionale, spesso seguo l’istinto, mi viene in mente una storia e scrivo di getto. È in questi casi che le mie forti emozioni connesse alla vicenda che voglio raccontare passano anche nella pagina. Però è poi necessario  inserire la storia in un contesto più razionale, l’istinto e l’ispirazione servono per poter avviare la prima bozza o stesura, poi man mano che vado avanti cerco di contestualizzare al meglio tutti gli avvenimenti in modo da conferire autenticità al romanzo.

D: Cosa ti piace raccontare?

R: Mi piace raccontare storie ancorate alla realtà, non sarei capace di scrivere un fantasy per esempio, i miei romanzi traggono quasi sempre ispirazione dalla realtà che mi circonda e da vicende  che mi fanno riflettere. Amo raccontare soprattutto storie d’amore, ma calate in un contesto sociale contemporaneo in cui la maggior parte di noi possa immedesimarsi.

D: Il tuo romanzo L’amore che ci manca com’è nato?

R: Questo romanzo trae spunto da diversi fattori, volevo parlare di come si ricostruisce la vita dopo il fallimento di un matrimonio o comunque di una storia importante. Volevo parlare delle difficoltà delle donne di barcamenarsi tra famiglia e lavoro inserendo la vicenda nella crisi economica dei nostri tempi. Volevo parlare dei sogni che si hanno a vent’anni e della piega che prende poi la propria vita rispetto a quei sogni. Qualche anno fa ero in vacanza con il mio compagno e un gruppo di amici, uno di loro stava affrontando una separazione ed era piuttosto angosciato dal futuro, nonostante tutto aveva appena cominciato una storia con un vecchio amore dei suoi vent’anni e me ne ha parlato. Il suo racconto mi ha molto colpito perché, in quell’occasione, mi sono chiesta se davvero un amore del passato può ritornare con la stessa forza dirompente perché nel caso del mio amico sembrava fosse davvero così. Quindi alle mie intenzioni iniziali ho aggiunto anche questa idea anche perché essa ha continuato a girarmi in testa per diverso tempo finché non è finita tra le mie pagine insieme a tutto il resto della storia. È una storia d’amore, di crescita e di rinascita, un romanzo che parte da un momento di crisi della protagonista e da un incontro inaspettato con il grande amore della sua giovinezza. Questo incontro porta entrambi a riconsiderare la loro vita e a scoprire risposte che allora erano rimaste sospese, proprio come era avvenuto con il loro amore.

D: Cosa hai provato quando sei arrivata al fatidico “The end”?

R: Mi sono sentita svuotata perché dentro questo romanzo ho messo tutte le emozioni che io stessa provavo. Quando scrivo mi immedesimo talmente tanto nei personaggi e nei loro sentimenti e quando descrivo i momenti tormentati che attraversano inevitabilmente soffro con loro e, ovviamente, gioisco con loro quando sono felici. Scrivendo questa storia ho dovuto necessariamente fare un percorso interiore per ricordare pezzi della mia vita in cui ho incontrato le medesime difficoltà. È una storia d’amore molto intensa, ma non è affatto un romanzo triste anche se non mancano i momenti difficili.

D: I luoghi delle tue storie sono reali, ispirati a luoghi esistenti o inventati? Perché?

R: Ambiento le mie storie in luoghi reali, perché mi piace aggiungere alla descrizione e all’introspezione dei personaggi anche la descrizione dei luoghi e delle loro atmosfere, quindi cerco di ambientare le mie storie in città in cui ho vissuto o vivo attualmente come Bologna, oppure città in cui ho passato del tempo per motivi vari. Per esempio L’amore che ci manca è ambientato tra Bologna, la mia città, e San Benedetto del Tronto, città che conosco bene, in cui sono stata molte volte perché ci vive una mia cara amica. Inoltre mi piaceva l’idea di ambientare la vicenda in un posto di mare, forse perché vivere in una città di mare è un sogno che ogni tanto accarezzo. Tuttavia in Fine dell’estate per la piccola cittadina di provincia in cui inizialmente vivono i due protagonisti, pur ispirandomi a un posto reale, ho usato un nome di fantasia, visto che non si trattava di una grande città.

D: I tuoi personaggi sono pensati in base alle tue caratteristiche? Ti somigliano o preferisci immaginarli distanti da te?

R: Premetto che c’è un pezzetto di me in ogni personaggio, di solito metto in loro molto dei miei pensieri e del mio carattere, ma a volte mi diverto anche a inserire nella trama personaggi agli antipodi rispetto a me, che   riescono a fare quello che io non potrei mai realizzare nella mia realtà.

D: Che ruolo ha nella tua vita la scrittura?

R: Per me la scrittura è, come dicevo prima, un’importante valvola di sfogo. Risponde alla mia  forte esigenza di esprimere emozioni ed empatia. È una passione che mi accompagna da sempre, anche quando ero presa da tantissime altre attività della mia vita è sempre rimasta un chiodo fisso. Anni fa avevo quasi accantonato l’idea di scrivere e avevo quasi smesso, ma ogni tanto, quando meno me lo aspettavo, mi nasceva dentro una storia e, seguendo un impulso irrefrenabile,  buttavo giù un racconto che si aggiungeva ai tanti che restavano nascosti nel mio computer. Se qualcosa rimane così a lungo nella vita senza mai abbandonarti vuol dire che non ne puoi fare a meno.

D: Che lettrice sei? Perché pensi sia importante leggere?

R:  Sono quasi una lettrice compulsiva, soprattutto negli ultimi tempi, mi piace leggere anche più di un libro alla volta, di solito alterno romance e thriller, che sono i miei generi preferiti, ma amo anche il genere chick-lit, per esempio ho letto molti libri della Kinsella. Dipende molto anche dai periodi che attraverso. Amo anche i libri che fanno riflettere, per esempio ho appena finito di leggere “Cosa tiene accese le stelle” di Mario Calabresi un escursus di storie vere di Italiani che hanno realizzato i loro sogni, molto interessante e, nonostante non sia un romanzo, anche di facile lettura.

Penso che le lettura sia importantissima, leggere è fondamentale soprattutto per chi ha la velleità di voler scrivere. Io cerco di leggere almeno trenta libri l’anno, e quando passo dei periodi in cui per problemi vari rallento con i libri sento che mi manca. Inoltre mi sono resa conto che la lettura nutre anche la mia scrittura.

D: Se la tua vita fosse un libro quale sarebbe? E quale vorresti che fosse?

R: Non è facile rispondere, ma ripensando ai libri letti negli anni credo che la mia vita, se fosse un libro, potrebbe essere “Piccole donne”. Probabilmente perché anch’io ho avuto delle sorelle (diversissime da me) e mi sono sempre identificata in Jo March, alter ego delle donne inquiete e indomite di tutti i tempi che sogna di scrivere e che trova una propria dimensione grazie alla sua determinazione. Quale libro vorrei che fosse la mia vita? Anche questa è una domanda a cui non è semplice rispondere. Forse vorrei che fosse L’amante di Lady Chatterly, è uno dei pochi libri a lieto fine in cui la protagonista pur ribellandosi a ogni regola sociale del suo tempo trova la piena felicità.

D: Hai un’opinione riguardo al self publishing?

R: Opinione assolutamente positiva: il self publishing ha permesso di dare una svolta alla mia passione per la scrittura. Con il mio primo romanzo “La libertà ha un prezzo altissimo” ho partecipato a un concorso letterario della Mondadori e il premio era proprio la pubblicazione. Dopo  l’esito di questo concorso ho partecipato al torneo on line di “Io scrittore” e mi sono piazzata tra i primi 200 finalisti ricevendo parecchi giudizi favorevoli, ho capito quindi che il mio romanzo poteva avere un pubblico e, stanca di aspettare, ho deciso di pubblicare il romanzo come self. Questa è stata la svolta della mia scrittura perché sapere di poter pubblicare mi ha dato la spinta a scrivere il secondo e il terzo romanzo e ciò ha costituito per me una grande crescita perché la mia scrittura in questi due anni si è arricchita e potenziata.

D: Cosa speri che arrivi a chi ti legge?

R: Spero che i miei romanzi li facciano emozionare e magari comprendere meglio se stessi. Sarà perché io ho spesso trovato risposte nei libri che leggevo, anche in storie agli antipodi della mia vita.  Con sorpresa ritrovavo in certe letture pensieri e sensazioni che provavo e che, fino a quel momento, non ero riuscita a esprimere con le parole giuste e ne acquisivo finalmente piena consapevolezza.

D: Se dal tuo libro qualcuno decidesse di realizzare un film, chi vorresti alla regia? Ti piacerebbe farne parte attivamente o saresti curiosa di vedere come ha interpretato il romanzo chi ti ha letto/a?

R: Tra i registi che apprezzo mi viene in mente Ferzan Ozpetek, probabilmente perché i suoi film hanno sempre un’atmosfera molto intensa. Ho amato tanti suoi film: “Le fate ignoranti”, “La finestra di fronte”, “Saturno contro”. È un regista capace di mescolare, in un equilibrio perfetto, poesia e verità e interpretare la complessità e la bellezza dei rapporti umani che vanno dall’amicizia all’amore.

Mi piacerebbe partecipare alla realizzazione del film, sarebbe un peccato perdere una simile ed entusiasmante occasione, ma senza interferire troppo sull’interpretazione del mio romanzo, mi affiderei a chi ha esperienza nel campo.

D: Vuoi dire qualcosa ai lettori di Tratto Rosa? Dove possiamo seguirti?

R: Grazie a coloro che hanno letto o leggeranno qualcuno dei miei romanzi e chi abbia voglia di seguirmi più da vicino può farlo leggendo il mio blog http://liberamentegiulia.blogspot.it e curiosando sulla mia pagina Facebook Giulia Mancini Autore https://www.facebook.com/Giulia-Mancini-501991629903640

 

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