Recensione: Senza nessun segreto di Laylah Attar.

Buonasera Trattine, la nostra Veronica ci parla di “SENZA NESSUN SEGRETO” di Leylah Attar, che ha letto in anteprima per noi e Newton Compton.

SINOSSI

Un normale giorno di shopping sta per trasformarsi in un incubo per Skye Sedgewick. A un passo dalla sua macchina nel parcheggio viene rapita e narcotizzata. Poco dopo sembra arrivata la sua fine: lo sconosciuto la costringe a inginocchiarsi e le tiene puntata una pistola alla tempia. Skye aspetta che parta il colpo mentre recita la preghiera che l’aiutava a dormire da bambina, ma riceve solo un fortissimo colpo alla testa che la tramortisce. Al suo risveglio, l’incubo è ancora al suo fianco, ha i lineamenti scolpiti e uno sguardo impenetrabile. Chi è quest’uomo e perché le è così familiare? Questo è solo l’inizio di una storia sconvolgente, una tempesta di emozioni violente e di sentimenti che travolgono il lettore sin dalle prime pagine. Un romanzo d’amore epico, oscuro e indimenticabile.

RECENSIONE

Vi è mai capitato di leggere un libro che vi ha talmente coinvolti, al punto da temere di non riuscire a trovare le parole giuste per far capire quanto vi sia piaciuto? Per me, questa è una di quelle volte.
Grazie, grazie, grazie Newton Compton per aver pubblicato un simile gioiello regalando, anche a chi ci mette una vita a finire un romanzo in inglese o a chi proprio non ci riesce, la possibilità di conoscere la scrittura ammaliante di Leylah Attar.

Nel grande schema delle cose, tutti noi cerchiamo di fare del nostro meglio, costruendo la nostra storia a mano a mano che la viviamo; la scriviamo, la dirigiamo e, poi, la proiettiamo nel mondo. Qualche volta ci è dato di conoscere la storia di qualcun altro, qualche volta no, ma c’è sempre una storia dietro una storia e tutte sono collegate come anelli di una catena, di cui noi possiamo vedere soltanto una piccola parte, perché c’era prima della nostra nascita e continuerà dopo la nostra morte. Chi può comprendere l’intera trama in una sola vita?

Come si fa a parlare di questo libro senza rischiare di svelare qualcosa di importante, rovinandovi quindi l’enorme piacere di leggerlo e assaporarlo capitolo dopo capitolo? Una vera impresa.

Skye Sedgewick è una ragazza cresciuta da sempre nel lusso, al fianco di un padre perfetto che la venerava e una tata per cui stravedeva, MaMaLu, che ha ricoperto per lei il ruolo di madre, troppo presto venuto a mancarle. E poi Esteban, il figlio di MaMaLu, un ragazzino intelligente e schietto, assieme al quale è cresciuta e ne ha combinate di tutti i colori, incurante della differenza di classe sociale che da sempre cercava di dividerli. Era una bambina felice, il cui unico problema era tenere a bada il bullo di turno che la prendeva in giro per quel buco tra i denti che tanto detestava, ma che la rendeva perfetta agli occhi di Esteban.

Cosa può aver mai fatto di male una ragazza come Skye, per finire narcotizzata e rapita da un individuo che le sembra così familiare, eppure così estraneo? E come uscire da questa situazione illesa?
Ha inizio così una prima parte del libro intrisa di angoscia, soffocamento, ineluttabilità. La paura di Skye era la mia paura, la sua sofferenza la mia sofferenza, il suo grido di aiuto silenzioso eppure lacerante voleva uscire anche dalla mia di gola.

Avevo l’impressione che le parti di me che ancora stavano insieme si stessero scollando e stessero cadendo, un pezzo alla volta. Stavo scomparendo, mi stavo disintegrando come le rocce erose dal mare.

Damian Caballero ci viene presentato come un uomo spaventoso e completamente, completamente folle. La sua capacità di passare da un atto di crudeltà a un atto di perfetta quotidianità mi ha lasciato senza parole. Sono molte le scene che mi hanno scioccata e una in particolare mi ha indotta a chiudere di colpo il Kindle. Perché quest’uomo, con gli occhi così neri che sanno scavare a fondo nell’anima di Skye, è così malvagio ma allo stesso tempo tiene a lei?

Come può farlo, se la costringe a subire danni fisici e psicologici così forti?
Sindrome di Stoccolma o meno, questa è forse una delle poche volte che, leggendo un dark romance, mi è capitato di trovare una certa coerenza nell’altalenarsi di sentimenti ambivalenti della vittima nei confronti del carnefice. Il comportamento di Damian è molto ambiguo, spiazza continuamente Skye, e anche quando sembra abbia compiuto l’ennesima atrocità ai suoi danni, col senno di poi si scopre che forse quella che sembrava atrocità era in realtà certezza che non le sarebbe accaduto nulla di pericoloso.

E che dire di quei lampi di umanità che balenano nei suoi occhi, facendolo sembrare meno carnefice e più vittima a sua volta? Vittima dell’inganno, della cattiveria, del dolore, della vendetta, delle scelte sbagliate…vittima della sua stessa vita.

Damian aveva gli occhi da ladro, da bandito, e quando fissarono la mia bocca, mi derubarono del respiro e del pensiero. Mi domandai se lui stesse provando la stessa innegabile attrazione, se il suo cuore stesse battendo forte come il mio, se passato e presente pomiciassero come adolescenti sul sedile posteriore della sua mente.

Questo romanzo mi ha rubato il cuore e il respiro, mi ha ingabbiata in un vortice di emozioni, non mi ha lasciata libera fino al sospirato, temutissimo epilogo. Tra passato e presente, dalla prima persona di Skye alla terza persona di Damian, ripercorriamo l’intera vita di queste due persone, vittime di un mondo purtroppo attualissimo e di realtà che dei bambini non dovrebbero neppure immaginare.
E assieme a tutte le brutture…la cura. La cura è sempre quella, è quel sentimento talmente potente da indurre Freud ad affermare che la terapia per una mente disastrata interviene solo laddove non si ha avuto la fortuna di sperimentare lui, l’Amore, che tutto può e tutto guarisce.

Dall’esterno Damian poteva anche sembrare un uomo d’acciaio, ma dentro viveva le emozioni fino in fondo. Quando odiava, odiava con tutte le cellule del corpo, e quando amava…Dio, quando amava, pronunciava il tuo nome come…un sospiro dell’anima che sfiora la lingua.

Dire che vi consiglio la lettura di questo libro è riduttivo, io vi auguro di avere la possibilità e il privilegio di poterne scorrere le pagine, che sia oggi, domani, tra un mese o tra un anno. L’importante è che facciate in modo di conoscere la storia di quest’uomo tormentato, vi assicuro che resterà con voi a lungo.

Veronica Palermo

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