Molte volte, quando i nostri figli giocano in compagnia di altri bambini, noi genitori usiamo la parola condividere.

Quando usiamo la parola condividere stiamo cercando di educare i nostri figli alla generosità, alle buone maniere e all’amicizia. Ora quello che sto per dire suonerà strano, in quel preciso momento noi genitori non stiamo insegnando i nostri figli alla condivisione. Durante la crescita i nostri figli imparano a giocare nella collettività, cercano la loro indipendenza e i loro bisogni.

Quando il nostro bambino sta giocando e viene interrotto perché un altro bimbo vuole il suo gioco, in quel momento il bambino interrompe il suo soddisfare il proprio bisogno.

Così il piccolo capirà che per avere il suo gioco dovrà piangere e urlare oppure dovrà giocare velocemente perché poi dovrà cedere il gioco ad un altro bimbo. Se per esempio il piccolo gioca sempre con lo stesso bimbo a lungo andare capirà che l’altro ottiene sempre quello che vuole (i suoi giochi) e quindi non gli piace.

Insegnando ai bambini di difendere il proprio diritto al gioco e non di condividere immediatamente, loro non si aspetteranno qualcuno che gli dica che il gioco è finito, e quindi potranno giocare in completa libertà.

Noi vogliamo che sia il nostro bambino a notare quando un altro bambino vorrebbe giocare con qualcosa che ha lui, e che il bambino decida da solo di condividere.

Io ho fatto lo stesso errore con mio figlio, imponendo la condivisione forzata e i risultati sono stati pessimi, ci sono stati dei momenti dove Martino non voleva giocare con nessuno dei suoi amichetti.

 

Quindi cari genitori lasciamo ai nostri figli il loro tempo, senza fretta. Prima o poi la condivisione arriverà in maniera naturale.

 

Carmela Corrieri

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