bikini-a-fasciaCostume da bagno nun te temo! Prova scritta o meno, quest’anno passerò di certo inosservata…saranno tutti occupati a whatsappare, postare, taggare, selfieggiare! Celluliti, bucce di arance, smagliature e chili di troppo state tranquille, le pin up da spiaggia saranno perse a guardare nei loro smartphone e a photoshoppare se stessè. Quindi, niente ansia da prestazione quest’anno, ma solo una spiaggia assolata dove distendersi al sole con indosso il bikini preferito! Quella fra una donna e il suo costume da bagno è una lunga storia d’amore! E’ da secoli infatti che la donna lo indossa, anche se nel tempo ha cambiato di molto il suo look. Scopriamone insieme l’evoluzione o involuzione…dipende tutto da come guardiamo!

costume800Prima occorre fare delle precisazioni: l’uso di frequentare le spiagge risale al 1700, prima di allora, infatti le spiagge erano mete di pirati, sedi di sbarchi o luoghi di battaglia. Solo nel ‘700 iniziarono ad essere utilizzate come posti di villeggiatura, perché proprio in quel periodo vennero scoperte le proprietà terapeutiche dei bagni in mare. All’epoca gli uomini entravano in acqua nudi, le donne indossavano sottovesti di flanella a maniche lunghe. Nel XIX secolo andare al mare d’estate divenne una sana abitudine oltre che una moda. I costumi da bagno furono battezzati a vero e proprio capo d’abbigliamento, condicio sine qua non per recarsi in spiaggia. Mutandoni con sopra una maglia o tutine per lui e mutandoni larghezza caviglie (stile Maria Antonietta di Francia underwear) o gonnelloni con sottovesti per lei, abbinate a casacche con maniche a sbuffo e cuffiette di stoffa in testa, calze nere e scarpette gommate. Le signorine più vanitose o burrose sotto il costume indossavano anche busti di gomma per marcare il vitino di vespa. Colori predominanti? Blu, rosso e nero, con fantasie rigorosamente a strisce. Tessuto? Lana spessa. Immaginatevi la scena: una coltre che si inzuppava e si allungava diventando una coda strisciante.

i-costumi-negli-anni-30Dalla fine dell’800 le persone più audaci iniziarono a dare dei tagli a questi costumi-zavorre: si accorciano le lunghezza dei mutandoni così come quelle delle gonne e delle maniche, e poco per volta spariscono calze e scarpette. E finalmente agli inizi del ‘900 l’ordine della lava viene sovvertito dal partito del più comodo cotone. I costumi così, man mano divennero più pratici e aderenti, oltre che permisero, seppur lentamente, di scosciarsi. Proprio in quegli anni Coco Chanel lanciò sul mercato pantaloncini corti sopra al ginocchio e parti superiori del costume decisamente scollate. Ma furono gli anni ’30 a dare alla luce all’antenato del nostro bikini: pantaloni corti legati a corpetti tramite sottili strisce di stoffa. Fu allora che in spiaggia venne introdotto l’uso di lunghi accappatoi in spugna per coprirsi senza dare scandalo per le proprie avvenenze! Dovrebbero esserci adesso i nostri avi, chissà come strabuzzerebbero gli occhi!

gli-anni-40Grazie alla cara e vecchia Hollywood pian piano il costume da bagno guadagna qualche centimetro in meno, rendendo questo capo di abbigliamento meno castigato e lavando via il pudore delle vecchie guardie. Ahimè la rivoluzione era arrivata! Tuttavia dobbiamo aspettare il 1946 per lo sbarco del Bikini, che lasciava totalmente scoperto l’ombelico, chiamato appunto “bikini”. In Italia, arriva ne 1947 a Miss Italia, quando le concorrenti sfilarono indossando la pietra dello scandalo. Da allora tutte le donne dello spettacolo fecero a gara a indossare due pezzi sempre più succinti, per sedurre e mostrare le grazie.Indimenticabili le curve anni ’50 di Brigitte Bardot sulla spiaggia di Saint Tropez che come Lolita sfoggia il primo bikini con reggiseno a balconcino; e il succinto bikini di Marisa Allasio nel film “Poveri ma belli” che sconvolse i sonni maschili e la pubblica morale di allora che si aggirava in uniforme col centimetro in mano a misurare le dimensione del costume delle bagnanti (detto fra noi, quelle si che erano scuse studiate a tavolino!). Le  cosiddette “misure” variavano da regione a regione e se erano inferiori al lecito, come accadde ad Anita Ekberg nel 1956 a Ostia, si veniva multate per oltraggio al pudore. Lo so che nell’era 2.0 tutto ciò suona ridicolo, ma immaginate se usassero il centimetro per gli inestetismi, sai quante verrebbero portate in caserma e sottoposte a verbale?!?

i-costumi-negli-anni-60E dopo le forme morbide e stuzzicanti  delle pin up anni 50, sempre più sexy e curvy , arriviamo negli anni ’60 con una piccola chicca, ovvero quello che oggi chiamiamo trikini, cioè un bikini con una sottile striscia di tessuto che unisce il top agli slip, lasciando in bella vista tutto il resto. Il bikini viene finalmente accettato dalla morale comune e diviene indumento da indossare senza alcun clamore. Celeberrimo quello indossato da Ursula Andress in 007 Licenza d’uccidere.

gli-anni-70Inutile dire che anche la rivoluzione sessuale fra gli anni ’60 e ’70 incise non poco sulla moda del costume da bagno! Vengono utilizzati materiali molto diversi e tagliati in maniera più originale. Inoltre le norme femministe, in nome della libertà e parità sessuale hanno lanciato la moda del topless: in Italia la prima a mostrarsi pubblicamente con le tette al vento fu Laura Antonelli.

gli-anni-80Bikini sgambatissimi con un top a triangolo minuscolo, per gli anni ’80, mentre negli anni negli anni ’90 esplode la moda di Baywatch e di Pamela Anderson e di conseguenza anche dei costumi interi, possibilmente rosso fuoco, sgambatissimi e strizzatissimi per dare risalto al decolleté che, sempre secondo la moda del tempo, dovrebbe essere molto, molto generoso.

Da allora sono moltissime le donne, teen ager o oltre ager, che indossano il tanga, nel tempo talmente ristretto da diventare  filo interchiappale, come parte inferiore del costume. L’indumento di tendenza nato per i piccoli e sodi sederini delle brasilère, è ormai retaggio di chiappone mediterrané ahimé non sempre perfette!

tanga

Prima di lasciarvi, alle vostre faccende, vi do una notizia sconvolgente: in verità, nessuno ha inventato niente, o meglio il bikini non fu una novità. Storicamente, l’avevano già “inventato” gli antichi romani nel IV sec. dC, come dimostrano gli splendidi mosaici di Piazza Armerina. Sempre avanti questi romani!

mosaico_stanza_palestrite

Marianna De Pilla

 

 

 

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