Buongiorno miei cari lettori! Come ogni lunedì, vorrei parlarvi di un libro made in Italy. Oggi vi parlerò di ‘Lieve come la neve’ di Chiara Trabalza, edito da Lettere Animate. Posso dirvi una cosa? All’inizio del romanzo, pensavo che la situazione iniziale fosse inverosimile. Ne ho parlato con le ragazze di tratto rosa e poi ne ho parlato, per caso, con mia nonna che mi ha raccontato che da anni, un gruppo di suoi cugini (fratelli tra loro) non si parlano, tanto che, alla morte di una dei fratelli, nessuno era venuto a saper nulla se non per via di un nipote che ha scoperto tutto per caso. Mi sono calmata, dunque, e ho affrontato criticamente i primi capitoli: è possibile non parlarsi per anni e non sapere nulla di un familiare? Ebbene, la risposta è sì e vi giuro che ho stentato a crederci, ma ho dovuto pensare lucidamente e farmi spiegare bene la cosa altrimenti sarei rimasta con un grosso punto interrogativo. Comunque, dopo il mio dubbio iniziale che, fortunatamente, si è dissipato, ho iniziato a leggere il libro, cercando di capire i personaggi (e trovandomi a condividere molte delle scelte della protagonista, cosa decisamente rara) e dando peso alla storia e al modo in cui era narrata e devo dire che il libro mi ha letteralmente sorpresa in positivo.

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coverVorrei iniziare, come sempre, dalla copertina (dove appunto ho scoperto di LettereAnimate, scusatemi non ne avevo idea!). La copertina è chiara, sui toni pastello e la scritta è rossa. L’immagine di copertina è di una bella ragazza, con in mano dei fiori, in abito da sposa, da quello che mi pare capire e nella sua semplicità mi piace. È una copertina semplice e per me la semplicità è tutto. Non amo le cose troppo elaborate e troppo colorate, invece qui troviamo qualcosa di semplice e più o meno sugli stessi toni, cosa che ho apprezzato molto. Chiara Trabalza mi ha regalato una copertina adatta al genere del romanzo, introspettivo, in un certo senso e romantico, per certi versi.

Ora vorrei iniziare con la recensione del romanzo, prometto di non fare spoiler, cercherò di non lasciarmi prendere dall’entusiasmo. Inizierei con i personaggi che Chiara Trabalza ha creato. Come ho detto a inizio post, sono rimasta un attimo attonita da ciò che succede nei primi capitoli, primi quattro capitoli, per l’esattezza. Il fatto di non parlare con la propria sorella per otto anni per me è davvero una cosa impensabile, ma non è affatto impossibile e dopo aver ascoltato diversi pareri e storie reali, non posso fare a meno di dire che la mia perplessità si è dissipata. Ma veniamo a noi. C’è un personaggio che, dalla prima pagina, ho odiato con tutta me stessa. Non l’ho minimamente sopportato, per via del suo carattere pieno di egocentrismo e cinismo ( e detto da una persona come me è davvero preoccupante come cosa… ) e per via di tutta quella sicurezza che ostenta, quella cattiveria mascherata dalla bellezza e dai soldi. Per la miseria, avrei voluto prenderlo a badilate sulle gengive per l’intera durata del libro. Camilla è di certo un bel personaggio in cui mi sono persino rivista per molte sue scelte e devo ammettere che sono contenta della sua crescita personale: ha avuto una brillante evoluzione e mano a mano che le varie motivazioni venivano a galla, non ho fatto altro se non pensare ‘avrei potuto fare di peggio, al suo posto’. Viola. Viola è una bambina di cinque anni. L’ho amata. Lieve come la neve, proprio. È entrata nella vita di Camilla in punta di piedi ed è stata uno dei motivi di cambiamento di Camilla. Viola è meravigliosa. È una bambina adorabile, l’ho amata fin da subito. Andrea è l’uomo che tutti vorrebbero avere al proprio fianco. Sembra tanto impacciato, ma l’apparenza inganna. Al contrario di Ethan, si è mostrato un VERO uomo e questo mi è piaciuto moltissimo. I genitori di Viola, personaggi secondari, sono quelli che hanno dato il via a tutto, anzi, in verità è stata Alessia, la sorella di Camilla, a dare via a tutto. Leggendo le lettere mai spedite alla sorella, sono rimasta molto colpita. Forse, sarei riuscita a perdonare il suo sbaglio. È difficile poter giudicare ed emettere una sentenza, non posso tantomeno dirvi la motivazione per cui le due sorelle non si rivolgono parola. Diciamo solo che ho molto apprezzato il legame instauratosi tra i vari personaggi.

La storia. La storia è bella. È bellissima. Sono passata dall’insicurezza ad essere sicura che questo romanzo meriti di essere letto. La storia è così bella, così intensa che non si può fare a meno di amarla. Io non so come ho potuto dubitare e sono contenta di aver finito di leggere il libro perché mi ha lasciata una sensazione tanto piacevole addosso. La storia è molto buona, mantiene quello che io definisco un filo logico. Non ci sono scene campate in aria, ma segue la crescita di Camilla, l’adattamento di Viola, l’entrata di Andrea nelle loro vite e l’uscita di Ethan. Amo il modo in cui la storia, dapprima ingarbugliata, si è andata a sistemare, come se stessi facendo un puzzle e tutti i pezzi andassero al posto giusto.

Com’è scritto il libro? La scrittura di questo libro è eccelsa. Non so quanto editing sia stato fatto, ma è praticamente perfetto tutto ciò che vi è scritto. Scritta in prima persona, tutta la storia viene descritta benissimo, sensazioni, dialoghi, descrizioni fisiche: non c’è nulla che sia fuori posto. Io davvero non so cos’altro aggiungere perché questa storia è talmente perfetta che mi ha messo i brividi. E no, non ho pianto durante il romanzo, ma sto piangendo ora, nello scrivere queste parole, perché Chiara Trabalza se le merita tutte, una dopo l’altra e spero proprio che il suo libro venga acquistato da più persone, in modo tale che possano conoscere il suo talento.

Non ho altro da aggiungere, io!
Come sempre, alla prossima!
Yls.

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