Buon pomeriggio lettori famelici, (lo siete?! se non lo siete fa lo stesso 😛 ) ho appena terminato la lettura di un nuovo romanzo edito Newton Compton, pubblicato il 27 Ottobre. Sto parlando de “La scatola delle lettere perdute” di Eve Makis.

51gqytt1uyl

Link d’acquisto Amazon: QUI

Sinossi: 

Certi ricordi possono cambiare la vita…

Quando sua nonna Mariam muore, Katerina eredita un’antica scatola da spezie. Al suo interno, avvolti da un intenso profumo, trova delle lettere e un diario scritto in armeno. Katerina scopre così che la sua famiglia è stata devastata dalla tragedia armena del 1915. Non solo Mariam, ancora bambina, è stata esiliata dalla sua casa in Turchia e separata dall’amata famiglia, ma ha anche dovuto affrontare il terribile dolore per la perdita del primo amore. Inquieta per ciò che ha scoperto, Katerina vuole andare a fondo in quella storia. Decide allora di mettersi sulle tracce dell’amata nonna e intraprende un viaggio che la porterà dall’Inghilterra a Cipro e poi dall’altra parte del mondo, a New York. Sarà un tuffo nel passato, ma anche un modo, per Katerina, di liberarsi di ricordi dolorosi in cui è ancora intrappolata.

Recensione:

La prima cosa ad avermi attratta è stato il titolo.  Prima di leggere la sinossi ho iniziato a fantasticare, in un secondo, su a cosa potessero portare queste lettere perdute che, prima o poi, sarebbero state ritrovate. Poi, ho letto la sinossi e ho intuito che la storia avrebbe viaggiato su un binario del tutto differente, forte.
La storia raccontata in questo libro è, purtroppo, la dura realtà che nei primi decenni del novecento molte persone, il popolo Armeno nello specifico, hanno dovuto affrontare.
In ogni parola, ad ogni capitolo che fa il salto nell’atroce passato, si respira la sofferenza e il terrore che la prima guerra mondiale, e tutte le “diversità” culturali di uno stesso paese, ha portato nella vita di adulti e bambini che si sono visti strappati, e strappare, alla propria famiglia… spesso in modo atroce. Morti strazianti, corpi tormentati. Madri che pur di salvare i propri figli hanno rinunciato ad ogni cosa.
Tutto questo, purtroppo, è molto realistico. Lo è ancora adesso in alcune zone del mondo, e fa rabbia pensare che in tutti questi anni l’umanità non è poi cambiata tanto. Forse è peggiorata, in molti aspetti.
Quindi, “La scatola delle lettere perdute” è sicuramente un romanzo dalla forte impronta storica.

Adesso passiamo a quello che non mi è piaciuto: 

I primi capitoli, diciamo circa i primi sette, sembrano più un elenco di pietanze. O un libro di cucina. Si parla continuamente di “cibo”. Se non mangiano, cucinano… e quando cucinano viene descritta la ricetta passo passo come se dovessimo davvero imparare a prepararla. E questo “continuo cibarsi” si ripete per tutto il libro.
Altra cosa che non mi è piaciuta, perché a lungo andare stanca e distrae, è l’eccessiva descrizione di qualsiasi cosa. Paragrafi interi per descrivere un singolo oggetto o una stanza. A un certo punto l’attenzione calava per forza.
Non ho amato il modo in cui la storia è stata raccontata. I capitoli si alternavano tra Mariam, Gabriel e Katerina.
Mi sarei aspettata che Katarina, la protagonista, avrebbe condotto le ricerche narrando delle sue scoperte. Leggendo paragrafi di lettere. Invece sono Mariam e Gabriel a narrare, con salti nel passato, ogni cosa. Katerina compare di tanto in tanto e, onestamente, i suoi sembrano sempre capitoli riassuntivi. Frettolosi di dire cosa ha fatto nel frattempo.
Mi rendo conto che può essere assolutamente difficile gestire un romanzo con una storia così delicata come protagonista, ma forse bisognava dargli un po’ di “leggerezza”. Così com’è, in molti punti, risulta essere una lettura davvero pesante, quasi un libro di storia.

13240755_278503859151041_941671278220610440_n

 

 

 

 

Cinzia La Commare.

  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *