Non dirmi bugie

Trama: 

Clara sta spazzolando i capelli a una delle figlie, quando alcuni uomini armati fanno irruzione in casa e arrestano Glen, suo marito. L’ultima cosa che lui le urla, prima di essere portato via, è di non dire niente, e lei ubbidisce. Del resto, la rigida educazione che ha ricevuto da ragazzina, e che l’ha resa poi una giovane donna dalle maniere perfette, l’ha abituata a fare ciò che va fatto. Sempre. Ma la situazione precipita rapidamente e lei si ritrova rinchiusa, interrogata da uomini e donne che la chiamano con un altro nome, Diana, e che accusano il marito di aver commesso crimini atroci. Clara ripercorre così il suo passato, cercando la chiave per comprendere ciò che le sta succedendo. E a poco a poco il passato inizia a stridere con il presente e Clara è costretta a mettere in dubbio la realtà che ha sempre dato per scontata: dovrà ricorrere a tutte le sue forze per aprire gli occhi sul presente e affrontare il futuro, se per lei un futuro c’è ancora…

Recensione:

Finire “Non dirmi bugie” -titolo originale The Girl Before, forse più azzeccato- è stato liberatorio. Di solito, al termine di un libro mi sento privata di qualcosa, che siano i personaggi o la storia in sé, stavolta invece percepisco un senso di leggerezza. Stiamo parlando di un bel romanzo, questo sì, eppure ci sono delle cose che mi hanno lasciata perplessa. Il tema affrontato, quello della tratta di esseri umani, ovviamente non aiuta in termini di godibilità. Di certo non mi aspettavo una favoletta, dunque procediamo con ordine.

“Non sono mai stata brava come bugiarda.”

Quella di Clara è una vita perfetta: un marito bellissimo, una casa spaziosa e stupenda, delle figlie meravigliose. Lei stessa è impeccabile. Pur essendo molto giovane, sa sempre come una donna dovrebbe comportarsi per compiacere il proprio uomo, allevare la prole, adempiere al ruolo di angelo del focolare.

Qualcosa però spezza l’idillio della protagonista, Glen viene sbattuto in prigione e le bambine allontanate da loro. Clara viene condotta presso una struttura (forse psichiatrica) e interrogata, ma quello che più la scombussola è sapere che il suo vero nome è Diana.

Il marito è accusato di reati gravi e Clara non crede, neanche per un momento, alle parole degli inquirenti, ha promesso a Glen di rimanere in silenzio ed è decisa a rispettare la parola data.

Non dirmi bugie non è suddiviso in capitoli, bensì presenta una struttura originale, quella del “Prima” e “Adesso”. Stralci del passato di Clara si alternano al suo presente in cella, agli interrogatori, ai colloqui con la sua psicanalista, agli incontri con Glen in carcere.

La protagonista scoprirà a sue spese che il confine tra la vittima e il carnefice non è poi così netto.

“Comincio a realizzare che bene e male sono termini relativi, e che il mio mondo, per ora, è un’ininterrotta sfumatura di grigio.”

Non dirmi bugie è interamente narrato tramite il punto di vista di Clara, cosa che ho apprezzato, preparata com’ero alla confusione di un thriller a due e più voci.

Ecco, questo probabilmente è il primo appunto che mi sento di fare: leggere sulla copertina che si tratta di un thriller potrebbe fuorviare. Immaginavo una narrazione incalzante ricca di colpi di scena, quindi sono rimasta interdetta quando la trama intera si è delineata già nelle primissime pagine e ho intuito il finale senza troppe difficoltà.

Persino i dialoghi, anche nei momenti che richiederebbero livore, frasi scortesi o spezzate, presentano un linguaggio affettato e poco credibile.

“Papi si drizza in piedi, sistemando le pieghe della giacca causate dalla sua sfuriata. «Stavamo giusto finendo Mae», dice, «penso che io e Clara, adesso, siamo sulla stessa linea». Si gira verso di me. «Ulteriori domande potrai rivolgerle a Mami».”

Non so voi, ma io da un boss malavitoso non mi aspetto un linguaggio da maggiordomo. Non è realistico.

Mi spiace, tantissimo, perché quello di cui vi sto parlando è un bel libro, tuttavia ci sono degli elementi esageratamente fantasiosi e non posso ignorarne l’esistenza.

Ve ne racconto qualche altro, voi leggete pure senza timore: non faccio spoiler.

Le ragazze allevate da Mami, la moglie del boss, vengono punite fisicamente quando si comportano male. Ora, se si spera di venderle al migliore offerente come schiave sessuali, che senso ha sfregiarle durante l’addestramento?

Clara e una sua amica fuggono di notte lasciando dei cuscini sul letto a simulare le loro sagome, certe che Mami non si spingerà fino a scostare le coperte. Ma se Mami le sorveglia come un falco, com’è che queste due possono evadere tramite un trucchetto vecchio come il mondo? Mistero.

La protagonista riesce a notare sul viso dei comprimari segni d’invecchiamento (rughe, chiome imbiancate), anche se passano pochi giorni tra un colloquio e l’altro. Complimenti per la vista, ragazza.

Per tutto il tempo Clara ricorda l’organizzazione di Mami e Papi come un perfetto ingranaggio dove tutte le ragazze collaborano nelle faccende domestiche, pena severe punizioni, salvo poi raccontare che il bagno al suo arrivo era in condizioni pietose. Ma cos…?

La protagonista non viene affiancata da un avvocato, sebbene interrogata come un indagato qualunque, eppure nessuno l’accusa di niente. Ho cercato una logica, invano, e mi impongo di fermarmi qui perché non voglio privarvi del piacere della lettura.

Fortunatamente, il romanzo riesce a condannare la violenza e i legami insani tra gli individui. Clara da sola non riesce a distinguere cosa è giusto da cosa non lo è, lei è stata cresciuta da Mami e Papi, ha instaurato una relazione col loro figlio e secondo lei tutto quello che le propinano (botte, inganni) è perfettamente lecito, anche se la fa stare male. Ci pensa una figura autorevole ad affermare che la manipolazione e le percosse non sono segni d’amore. L’autrice è una psicologa e credo che si sia rivista in questo personaggio.  

Il romanzo è ambientato all’incirca negli anni 90, scelta curiosa, e da nessuna parte in particolare.

Nonostante le mie tre stelline e mezzo, vi consiglio vivamente Non dirmi bugie se state cercando un thriller psicologico. 

 

 

 

 

Alessia Garbo. 

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