Chissà quanti scrittori o aspiranti tali, chini sulle tastiere dei vecchi computer, sorseggiando una tisana o un caffè, destreggiandosi tra pile di libri universitari, figli impazienti di attenzioni, vite da curare, scope ad aspettare, si concedano ogni tanto il lusso di un sogno. Non siamo solo capaci di sognare tra le storie che vanno nascendo, crescendo ed evolvendosi costantemente tra le nostre dita e i tasti di una tastiera usurata; sappiamo sognare anche ciò che non ci permettiamo di scrivere, o spesso neppure di ammettere.

Chi è affetto da questa fantastica e dannata patologia della scrittura vive in bilico tra la vita quotidiana e le fantasie, le intuizioni, le idee. Si sta costantemente a vedere mondi differenti, vite lontane e, ogni tanto, un futuro che spesso giudichiamo improbabile. Persino il più elitario scrittore di poesie ermetiche e anticonformiste ogni tanto un pensiero ad una carriera letteraria se lo fa, figuriamoci noi, così entusiasti, vogliosi di comunicazione, condivisione, contatto. Più di ogni altra cosa un desiderio ci attanaglia: arrivare. E non nel senso di essere arrivati, completi, finiti. Arrivare a qualcuno, ai cuori, alle vite di persone che non ci sogniamo nemmeno di conoscere, che non sono a conoscenza della nostra esistenza, come noi non lo siamo della loro! Arrivare a persone alle quali altrimenti non arriveremmo neppure con l’intricato mondo dei social, pieno di risorse.
Entrare nella vita, nei pensieri e nel quotidiano di quante più persone possibili con un prodotto della nostra sensibilità e della nostra personalità. Perché è questo, in fondo, il senso di quello che facciamo. Chiaramente sarebbe bello poter “guadagnarsi la pagnotta” facendo quello che più si ama fare, ma, al di là delle pubblicazioni e del successo uno scrittore penso si misuri nell’animo, e l’emozione di una persona che ti dice che il tuo libro gli ha cambiato la giornata, la prospettiva o persino la vita, non può essere paragonata a tutto l’oro del mondo, che per carità, non disprezziamo affatto! Non siamo mica schizzinosi!

Il problema però è che neppure arrivare è facile. Tra i sogni “improbabili” c’è sempre una grande casa editrice che contatta lo scrittore elogiando il suo lavoro e offrendogli gratuitamente i propri servizi.

Perché dico “improbabili”?
Perché è difficile, molto difficile. Perché è così difficile che qualcuno ha smesso di crederci, eppure vi dico che chi smette di sognare e di credere nel proprio lavoro e di costruire mattone su mattone ha già perso in partenza. So che spesso non è facile neppure armarsi di entusiasmo, ma qualcuno ogni tanto ci riesce e quel qualcuno deve servirci da 12557048_222921784709249_1359082093_ostimolo. Artefice di questi piccoli sogni che vedono la luce è stata in questi mesi la Newton Compton Edizioni che osservando la classifica Amazon ha premiato i successi e i sacrifici di alcune autrici con un contratto editoriale. È chiaro che non si tratta di un regalo. Le donne in questione possono dirsi assolutamente soddisfatte per aver mosso l’attenzione di una delle più importanti case editrici del paese. I libri adesso sono in quasi tutte le librerie, in bella mostra sugli scaffali e vanno letteralmente a ruba. “Sei solo mio” di Viviana Leo, “Un giorno da Favola” di Fabiola D’Amico, “Te lo dico sottovoce” di Lucrezia Scali e “Odio l’amore, ma forse no” di Lidia Ottelli (quest’ultimo per il momento solo in versione ebook) hanno attirato l’attenzione di molti inducendo autrici e lettrici a cercarli fino ad averli tra le mani. Ci auguriamo che questo possa essere per loro solo l’inizio di una lunga serie di grandi soddisfazioni e che possa dare la speranza a piccoli scrittori come noi che possono concedersi pochi lussi, ma a quello di sognare difficilmente riusciremo a rinunciare.

Alessia Di Maria.

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