Lunedì 16 aprile 2018, presso il Cinema Spazio Oberdan – uno dei più interessanti luoghi culturali di tutta Milano – ho avuto la possibilità di assistere alla proiezione di Lamerica, film di Gianni Amelio del 1994 e alla successiva presentazione del nuovo libro del regista, Padre Quotidiano, pubblicato da Mondadori per la collana Strade Blu.

Ricordavo molto bene il film, visto in adolescenza: rammento che Enrico Lo Verso sembrava essere, tutto d’un tratto, il miglior attore italiano di sempre; ricordo la sensazione straniante di vedere rappresentato un italiano che, per tornare in Italia, doveva prendere uno di quei barconi che trasportavano centinaia di albanesi pronti a entrare illegalmente nel nostro paese.

Erano tante le cose che non sapevo, allora:

non conoscevo bene le vicissitudini che portavano gli abitanti dell’Albania a scappare da una povertà che non comprendevo; non immaginavo che la carriera di Enrico Lo Verso non sarebbe stata così sfolgorante come sembrava; ma soprattutto non sapevo che, durante le riprese di quel film, il regista Gianni Amelio avesse adottato un giovane ragazzo albanese.

L’ho scoperto lunedì sera, quando l’ho sentito parlare del suo nuovo romanzo: la storia autobiografica del legame nato ventiquattro anni fa con quello che, da allora, è suo figlio.

Un libro duale diviso tra terra e mare-. Tra due paesi così lontani culturalmente e così vicini geograficamente, separati solo da un breve viaggio in nave. Tra due storie personali così diverse e due cuori così simili da riconoscersi e cercarsi, oltre i pregiudizi e tra due voci: quella di un uomo italiano e quella di un bambino albanese.

Il regista, figlio di un padre emigrato in Argentina e padre di un figlio emigrato in Italia, ha battuto molto sul parallelismo tra ciò che ha vissuto la generazione dei nostri nonni (molti trasferitisi al nord Italia alla ricerca del lavoro, nel dopoguerra), ciò che ha vissuto la popolazione albanese negli anni ’90 e ciò che stanno vivendo alcuni popoli al giorno d’oggi.

Con Padre Quotidiano, e grazie al supporto di Mondadori, il messaggio d’amore e integrazione che il regista ha voluto mandare, attraverso il racconto della sua storia personale, è stato esposto in maniera chiarissima in una sola ma importante frase: «Io sogno che un giorno non si dirà più “sono emigrato in un altro paese” ma “ho viaggiato in un altro paese”.»

 

 

Bianca Ferrari

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