Ideatore del podcast “Hardcore History”, Dan Carlin è l’autore del libro di cui parleremo oggi: “A un passo dalla fine”, edito da Harper Collins.

Come eravamo? E dove stiamo andando? Queste sono le domande che Dan Carlin si e ci pone. Non è che crediamo fin troppo fermamente di essere eterni? Che la nostra civiltà sia eterna? 

Titolo: A un passo dalla fine
Autore: Dan Carlin
Genere letterario: Saggio storico
Casa editrice: Harper Collins
Link per l’acquisto: Amazon

Trama:

Tempi difficili rendono la gente più coriacea? Siamo in grado di gestire la potenza delle nostre armi senza annientarci a vicenda? Le capacità dell’uomo, le conoscenze, la tecnologia, possono regredire? Ma soprattutto, perché dall’alba dei tempi sembra che morte e distruzione siano perennemente in agguato dietro l’angolo?

Nessuno conosce la risposta a queste domande, ma di certo nessuno le pone in modo più affascinante di Dan Carlin. L’ideatore del popolarissimo e pluripremiato podcast Hardcore History guarda ai momenti apocalittici del passato come a un modo per inquadrare le sfide del futuro. Coniugando aneddoti, fatti storici e curiosità con uno stile appassionante degno di un thriller e un approccio insolito e originale, l’autore analizza i momenti critici in cui l’umanità ha rischiato di essere spazzata via dal pianeta, dalle grandi pandemie alla guerra nucleare, e ci stimola a riflettere sul futuro partendo da una semplice domanda: possiamo imparare dagli errori dei nostri progenitori, o il mondo che conosciamo oggi è destinato a diventare materia di studio e di scavi per gli archeologi del futuro? Una domanda che è filosofica, ma al tempo stesso sembra uscita da un film di fantascienza.


Stravagante ma erudito, anticonformista e tuttavia profondo, A un passo dalla fine esplora tematiche che raramente vengono presentate al grande pubblico e sottolinea come il passato sia la chiave di lettura per comprendere il nostro turbolento presente. E ci costringe a riflettere su un tema importante che, dal collasso dell’Età del Bronzo fino alle moderne sfide dell’era nucleare, è sospeso sull’umanità come un’eterna spada di Damocle: la sopravvivenza del genere umano. 

Recensione:

“Molte delle domande che vengono sollevate in questo libro rientrano proprio nella categoria di quelle a cui non si può dare risposta”.

Ci siamo evoluti, dice Darwin. Apparteniamo all’unica specie che si è imposta sulle altre, sebbene ogni organismo vivente abbia un antenato in comune. Si direbbe “fortuna” o “caso” ma tutti sappiamo che si tratta della “selezione naturale”. E se, chiede Pierre Boulle, autore de “Il pianeta delle scimmie”, fosse stata invece quella della scimmia la razza dominante? 

Come avviene nella satira sociale sopracitata, la Terra ha visto susseguirsi tutta una serie di civiltà, estinte per X ragioni, fino ad arrivare a noi. Ne “Il pianeta delle scimmie” erano appunto i primati a dominare sull’uomo, oggi è la specie umana quella a governare su tutto, ma sarà sempre così?  Dal cambiamento climatico a cui continuiamo a dare poco peso, allo spreco di risorse non rinnovabili a cui non tutti oggi hanno accesso, forse ci crediamo eterni ma, fa notare Dan Carlin, non è affatto realistico pensarlo.

“Proviamo a fare un piccolo esercizio mentale: immaginiamo due pugili che salgono insieme sul ring. Hanno la stessa altezza, lo stesso peso e le stesse doti. Hanno la stessa preparazione e lo stesso allenatore. Eppure uno dei due vince. Qual è il fattore che, con maggiori probabilità, ha determinato il vincitore? È forse quella cosa così difficile da quantificare che definiamo “resilienza”?”

Questo mi sembra proprio il periodo adatto per porci le domande giuste. Stiamo ancora convivendo con una pandemia mondiale che ha fatto moltissimi morti, ha incrementato la povertà e il tasso di disoccupazione, che ha creato un’emergenza sociale e sanitaria, e ha quasi portato al collasso i sistemi… Non è stata la prima, pensiamo al vaiolo o all’influenza “suina”, e probabilmente non sarà neanche l’ultima o la più severa. 

“Le storie raccontate in questo libro sono dolorose e tristi, ma la storia ci aiuta a dare una prospettiva migliore al nostro presente. Sapere, per esempio, cos’hanno provato gli abitanti di una città rasa al suolo dalle bombe o le popolazioni medievali colpite da un’epidemia può farci apparire meno gravi i nostri problemi”.

Il fatto è che non sempre si ha voglia di interrogarsi, perché non sempre si vuole sentire la risposta e cioè che, continuando di questo passo, l’uomo potrebbe auto annientarsi e futuri archeologi potrebbero rinvenire i nostri resti e farne materia di studio, come anche noi abbiamo fatto con le varie civiltà che ci hanno preceduti. Direi che è una risposta abbastanza scomoda.

L’autore in quello che è il suo libro d’esordio lancia diversi temi, come quelli della pedagogia e dell’immigrazione, e lo fa con un tono mai giudicante, bensì sempre neutro, curioso e umile. Lo stesso Dan Carlin si definisce non uno storico ma un fan della storia, tuttavia si notano le accurate ricerche che ha dovuto svolgere sia per curare il suo podcast sia per scrivere “A un passo dalla fine”, in una narrazione appassionata e appassionante. 

“Ai quattro cavalieri dell’Apocalisse vengono generalmente dati i nomi di Conquista (o Pestilenza), Guerra, Carestia e Morte. […] Ma non è mai saggio scommettere contro i quattro cavalieri. La storia è piena di testimonianze della loro presenza”.

Alessia Garbo.

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