Oggi vi parlerò di All in – o tutto o niente, un romance con un tocco di thriller, che non guasta mai.

Le premesse per il libro di Rossella Gallotti, “All in – o tutto o niente“, sono ottime, ma qualcosa è andato storto. 

Titolo: All in – o tutto o niente
Autore: Rossella Gallotti
Editore: Self publishing
Genere:  Romanzo rosa
Link d’acquisto: Amazon.

Trama

“…stringere fra le mani quel mazzo di carte vergine, annebbia la mia mente come una droga…”

Per Jackson Hale scommettere è una sfida contro il destino, colpevole di avergli assegnato carte che hanno influenzato la sua esistenza fin da bambino. Vivian è sofisticata, distante, si muove veloce e silenziosa come una libellula in volo, andando a toccare le pareti di un cuore, quello di Jackson, che non vuole amare, ma adora le sfide. Conquistare Vivian, ben presto lo diventa.
La felicità di Jackson viene messa alla prova dal suo orgoglio, dalla sua certezza di essere più forte di qualsiasi scommessa. L’unica speranza per salvarsi è trovare e raccogliere ogni briciola di ferrea volontà dentro di sé. Jackson sarà abbastanza determinato e coraggioso per riuscire a farlo?

Dall’autrice di Lo Scrigno di Sam, All In – O tutto o niente è il primo romanzo conclusivo di una serie inedita, che vi lascerà senza fiato, perché la vita non è sempre facile e per affrontare i propri demoni ci vuole coraggio e tanta forza di volontà.

Recensione:

Evitare gli spoiler in questa recensione di All in- o tutto o niente, sarà arduo: Rossella Gallotti è stata bravissima a svelare davvero poco nella sua sinossi. Brava anche nella scelta della cover, non è bellissima?  Se mi leggete da un po’, sapete quanto io ami le copertine dei libri self. Le trovo… ponderate. A differenza di quelle usate dalle case editrici big, a volte in serie.
Ebbene, eccomi qui, a parlarvi di “All in- o tutto o niente” che, come già accennato nell’introduzione, per me è stato un romanzo nì.

“Lei tiene lontani altri tipi di pensieri,
altri tipi di voglie, altri tipi di desideri”.

Che cosa succede a chi cresce nell’abbandono, a chiedersi di continuo che cosa ha sbagliato? Perché è ovvio che se hai solo cinque anni e tua mamma ti ha lasciato, un motivo esiste. Gli stati d’animo che mi vengono subito in mente sono rabbia, senso di colpa, rancore, insicurezza. Scarsa stima di sé. Proprio quello che prova Jackson da quando era fin troppo piccolo per rendersene conto, per dare un significato a tutto ciò. Per fortuna il nostro protagonista ha avuto un padre degno di questo nome, che niente però ha potuto nei confronti di una madre che se n’è andata.

Com’è comprensibile, Jax ha un passato da adolescente ribelle. Corse clandestine, scorribande varie, gioco d’azzardo… Finché suo padre, al limite della sopportazione, lo obbliga a scegliere tra il riformatorio e la carriera militare e fa di lui un poliziotto. Ma sarà un caso estremamente importante per Jax a condurlo in un night, luogo di tentazione e perdizione per lui, e non solo: anche tra le braccia dell’algida, soltanto in apparenza, bellissima Vivian.

“Questa volta, invece… mi disturba
non capire cosa mi stia succedendo,
perché questa ragazza sia così… presente?
È questa la parola che sto cercando?”

Mi tocca lasciare di botto la parte relativa alla trama, poiché rischierei di rivelarvi davvero troppo e, vista l’attenzione che Rossella Gallotti ha mostrato rilasciando una sinossi ermetica, non voglio sbagliare. E poi è da apprezzare l’insolito twist che ha voluto regalare al suo romance con l’atmosfera thriller. Non è da tutti.
“All in, o tutto o niente” potrebbe essere diviso in due parti distinte e separate. La prima, è quella che vede Jax e Vivian all’interno di un night club per “gentiluomini”, entrambi più o meno coinvolti in un crimine.

“Non mi ha mai amata, ma me
l’ha fatto credere ed è riuscito
a modellarmi esattamente come
voleva”.

Qui, c’è tutto quello che ci si può aspettare in un ambiente del genere. Molti personaggi secondari interessanti, come l’oscuro e manipolatorio Manuel, corpi nudi, lussuria, corruzione, balletti sensuali, alcool a fiumi e scommesse fino all’alba. Come non innamorarsi di questo clima cupo e fumoso, dove l’odore del sesso è capace di arrivare fino al lettore?

Il pov è doppio, la narrazione spetta sia a Jackson che a Vivian. Qui li vediamo innamorarsi (e forse, in alcuni paragrafi è stato un po’ troppo “io e te, te ed io”, ma ci può stare), e soprattutto vediamo Manuel accompagnare Jax per mano lungo la via della perdizione e quest’ultimo è combattuto tra il desiderio che prova per Vivian e l’ossessione per il gioco. Vediamo Vivian abbassare le proprie difese, staccarsi pian piano dal suo personaggio, e vediamo Jackson non come un cavaliere dall’armatura scintillante, bensì come uno che fa il meglio che può, come può. Ho gradito tanto tutto questo, però... È finito davvero troppo presto.

E io ero lì a dirmi, insoddisfatta, “Come? Di già?! Deve esserci un errore”.

Nessun errore, invece, ma semplicemente una seconda parte, un’inversione a U, una battuta d’arresto, subito dopo quello che credevo il colpo di scena, con personaggi differenti a esclusione di Nicholas, che ritroviamo con immenso piacere. Provate a immaginare la mia faccia come una gigantesca emoji con gli occhi a cuoricino e avrete più o meno un’idea della mia opinione su di lui.
Eccoci qui di nuovo, è un altro capitolo della storia d’amore tra Jackson e Vivian, ancora più stucchevole di quanto non fosse in passato. I due sono affiatatissimi, innamoratissimi, complici, vogliono costruire una vita insieme. Leggendo, ho avuto la sensazione molto vivida di stare assistendo alla vita di un amico che ne ha passate tante e che adesso sta vivendo in uno stato di grazia, in attesa che scoppi la bolla, o la bomba. Perché una bomba c’è, da qualche parte, in attesa solo di essere innescata da Jax che non mi fa più la tenerezza di prima, e una bolla esiste pure: quella del loro amore e dell’idea che il protagonista si è fatto su Vivian.

Abbiamo la certezza, stavolta, che Jackson non sia un cavaliere ma che abbia conosciuto Viv con gli annessi e connessi, abbia scelto di averla al suo fianco nonostante tutto e che poi al primo litigio sputi il suo veleno su di lei. Somma delusione.
Vediamo Vivian crescere come personaggio e, allo stesso tempo, vediamo Jax regredire, essere un poliziotto mediocre, un amico mediocre, un marito mediocre, un essere umano mediocre, lo vedremo completamente incapace di riconoscere un ricatto, vedremo le nostre braccia cascare completamente.

“Non mi interessa di vincere o di
perdere, i soldi non sono importanti,
non danno la felicità”.

Vado dritta al punto e cercherò di motivare il mio voto.
In “All in” io non ho rilevato refusi, orrori grammaticali o gravi errori di forma, a parte qualche virgola di troppo tra soggetto e predicato, e questo, soprattutto nel caso di un romanzo auto pubblicato, va specificato. Il problema che ho notato è relativo al ritmo narrativo.

Dopo l’adrenalina del colpo di scena, dopo “Colpi di pistola/Siamo morti tutti, oddio/Ah no, siamo vivi, che bello”, la narrazione assume una “velocità di crociera”, si muove lente e piatta, noiosa, con qualche descrizione superflua nei momenti più concitati. Esempio: personaggio X rischia di morire annegato e leggiamo “Proprio davanti alla moto di Jackson è fermo un pick-up, da cui due uomini stanno scaricando l’acquascooter. Capisco dalle parole di Nick che corre ad aiutarli, che Mark è il nero, alto quasi due metri. Avrà circa cinquant’anni e sotto la muta sfoggia un fisico di tutto rispetto. L’altro, di qualche anno più giovane, è molto meno possente. Immagino sia Rob”. Come dovrebbe venire in mente alla protagonista durante una questione di vita o di morte di fare, anche solo nel silenzio della sua mente, delle considerazioni tali?! E ancora, perché rallentare una scena frenetica con queste descrizioni completamente inutili?

Vanno bene gli epiloghi, ma io credo che la bravura di un autore stia anche nel comprendere quando il suo romanzo ha raggiunto il punto più alto, l’apice, e saperlo chiudere senza raccontare per altri cinque capitoli il seguito o i retroscena. È una capacità che io non ho riscontrato in “All in” e per quanto ci siano tanti elementi validi, questo nella fattispecie riesce a penalizzare tutto il testo. Peccato.


Alessia Garbo.

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