“Amori sul Po” è la cronaca degli amori di un gruppo di non più adolescenti, ma non ancora uomini, ambientato negli anni ‘90 nella pianura padana.

Andrea, Lorenzo, Cesare, Simone… Nomi maschili, di altrettanti personaggi maschili, mai davvero protagonisti si rincorrono tra le pagine, insieme ad Alessia, Marzia, Sara… Nomi femminili di altrettanti personaggi femminili che incarnano talvolta la figura di donna angelicata, altre quella di femme fatale in “Amori sul Po”, il libro di esordio di Debora Lupo.

Amori sul Po

Titolo: Amori sul Po
Autore: Debora Lupo
Genere: Romanzo contemporaneo
Editore: IBUC
Link d’acquisto: Amazon

Trama:

Gli amori descritti da Debora Lupo durante gli scatenati anni ’90, dipingono il quadro di una generazione non ancora Millennial e non più novecentesca. Mentre in quegli anni tanti inseguono vuoti sogni di piacere ed edonismo, un emblematico gruppo di giovani maschi padani si appoggia sul grembo dell’eterno femminino, che prende le forme ora di una donna ora dell’altra. La Lupo, attraverso le diverse storie del romanzo, disegna quell’insieme desiderante maschile che soggiace alla seduzione variegata di tante donne, le quali, in realtà, sono sempre, soltanto Una. Ed è proprio esso, l’Eterno femminino, che racconta, che mostra, che ci fa vivere, in chiave squisitamente muliebre, la cronaca di quegli amori.

Recensione

Se mi chiedeste a quale genere letterario “Amori sul Po” appartenga e io dovessi rispondervi su due piedi, non saprei che cosa dire.
Non si tratta di un rosa, perché non c’è qui l’elezione di un protagonista maschile e nemmeno di una protagonista femminile che tra mille peripezie, incomprensioni e divergenze finiscono per innamorarsi e se lo dichiarano. Ci sono diversi personaggi maschili e femminili che si finisce per confondere tra loro, perché rappresentano l’Uno e l’Una. E non c’è una storia d’amore, ma tante storie di desiderio, pruriti adolescenziali e qualche rimpianto.
Potrebbe trattarsi di un romanzo di formazione, però qui non assistiamo all’evoluzione del protagonista verso l’età adulta, piuttosto i personaggi sono pennellate sempre uguali che compongono il quadro d’insieme e mai nessuno è davvero approfondito o costruito. Non si tratta di un romanzo erotico, perché la parte hot non scende mai nei dettagli. Sappiamo che i personaggi hanno gli ormoni a palla e che non sanno tenere le mani dentro le tasche però non leggiamo molto altro. Non è un saggio, ma certamente “Amori sul Po” si propone come una cronaca e si configura come un romanzo contemporaneo.

“Proprio in quel momento, un cestino dondolante di piccoli boccioli di rosa bianchi e rossi faceva il suo ingresso nella piazza. Simone si avvicinò: «Sara, ricordo bene?»”

Gli anni ‘90 sono anni di cui ho una discreta nostalgia e sono anche gli anni in cui il sessismo e il razzismo erano un po’ presi sottogamba. Non stupisce infatti che le donne vengano descritte come oggetti, come rovina famiglie o donne-angelo, che vengano incasellate o come angeli del focolare o come quelle da una botta e via e siano impossibilitate a spostarsi da una casella all’altra liberamente, e che il termine “razza” sia considerato sinonimo di “etnia”. Ma erano altri tempi, appunto, e non si faceva molta attenzione alla parità di genere o alle discriminazioni. 

“La mattina dopo, Sara riaprì gli occhi e in un attimo era giù dal letto. Sbirciò dagli scuri socchiusi e li spalancò. La giornata non era limpida”.

“Amori sul Po” di Debora Lupo è narrato in terza persona e qui l’autrice si riserva di spostare il focus da un POV all’altro, continuamente. Mai nessuno dei suoi personaggi è davvero il protagonista della storia, ma tutti, senza distinguersi l’uno dall’altro, contribuiscono all’andamento della trama, assai essenziale. Quasi scarna.

Scene molto dettagliate, che io ho scherzosamente definito “radiocronaca”, cariche di infodump (si corica, si alza, si lava, saluta sua madre, si mette in macchina…) si alternano a fatti che accadono così dal nulla, senza una vera preparazione pregressa. Un attimo prima Tizio è in discoteca con Caio, quello dopo è a un appuntamento con Sempronia. In questo paragrafo Tizia partorisce due gemelli, due righe avanti si laurea. Anche i personaggi compaiono a caso e rimangono tutti secondari, nessuno spicca sull’altro. Sembra che l’obiettivo dell’autrice sia quello di inquadrare e riprendere quello che succede a questo gruppo di giovani e riportarcene qualche stralcio.

Ma questo non darci mai di più, questo farci chiedere “Qual è il punto?”, questo non approfondire mai la caratterizzazione dei suoi protagonisti e le motivazioni che li spingono a fare qualcosa piuttosto che un’altra, questo mostrarci ciò che accade senza preparare il terreno prima, non mi ha permesso di affezionarmi a nessuno dei ragazzi, né di immedesimarmi in qualcuno di loro.

Badate bene, qui la sintassi non è minimamente messa in dubbio. Debora Lupo conosce la lingua italiana e sa usarla bene, va detto, però io non ho compreso a fondo il registro narrativo che ha scelto di usare in “Amori sul Po” e non sono riuscita del tutto ad apprezzarlo.

Alessia Garbo

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