Oggi vi parlerò di Aria di Neve, un libro di Serena Venditto edito da Mondadori che ho avuto l’occasione, e il piacere, di leggere per Tratto Rosa. 

Titolo: Aria di neve
Autore: Serena Venditto
Editore: Mondadori
Prezzo e-book: 8,99
Prezzo cartaceo: 15,30
Genere: Narrativa
Link d’acquisto: Amazon

Trama:

Ariel è una ragazza italo-americana che ha girato mezzo mondo e ora vive nell’adorata Napoli. Lavora come traduttrice di romanzi rosa dai titoli immancabilmente profumati di agrumi e, dopo quattro anni di fidanzamento e due di convivenza, è appena stata lasciata da Andrea, l’uomo perfetto, ispettore di polizia e compagno dolce e premuroso. In lei si aggrovigliano sconforto, delusione, rabbia, ma soprattutto la fastidiosa sensazione di vivere in una di quelle storie melense e scontate che le consentono di pagare l’affitto. È necessaria una svolta, qualcosa di tanto imprevisto quanto atteso. E così, facendosi coraggio Ariel si mette alla ricerca di un luogo dove ricominciare da zero, e presto si imbatte nel coloratissimo e disordinato appartamento di via Atri, dove vivono altri tre ragazzi: Malù, sagace archeologa con una passione per i romanzi gialli, Samuel, rappresentante di articoli per gelaterie di origini sardo-nigeriane, e Kobe, talentuoso quanto sgrammaticato pianista giapponese. Un terzetto strambo e caotico cui si aggiunge la presenza fissa di Mycroft, uno stupendo gatto nero dagli occhi verdi che, coi suoi eloquenti miagolii, non ha bisogno della parola per farsi capire alla perfezione. Ariel si sente subito a casa, e tra una chiacchiera in cucina, un concerto e una passeggiata in una Napoli infuocata di sole, le cose per lei riprendono a girare per il verso giusto, al punto che dimenticare Andrea sembra quasi possibile. Ma proprio allora un evento tragico che si consuma molto vicino ai coinquilini rimetterà tutto in gioco e sconvolgerà il microclima di via Atri. Un suicidio molto sospetto o un vero e proprio delitto della camera chiusa? Le “celluline grigie” di Malù non potranno che essere stuzzicate da questa sfida e l’archeologa-detective coinvolgerà tutto il gruppo nelle indagini, cui parteciperà anche Mycroft dando sfoggio di tutta la sua sottile, felina intelligenza.

Recensione

Questo è un romanzo che scalda letteralmente il cuore.

Ariel così donna, così vera che vive un periodo drammatico nella sua vita e che si ritrova in una realtà che mai avrebbe immaginato. La separazione, l’abbandono dall’uomo che fino al giorno prima credeva che fosse l’uomo della sua vita, sono per lei devastanti; il non aver sentito quell’aria di neve, quel lampo che annunciava il tuono. Il vedere ora ovunque la sua presenza, quel bianco assordante, la costringono a dover cambiare casa.

«Non capisco. Come possibile tu non ha sentito aria di neve?»
«Aria di neve?» chiesi io, perplessa.
«Aria di neve, certo. Quando tu sai che qualcosa accadrà no perché qualcuno ti dice, ma perché senti profumo diverso intorno a te».

Dunque, preso solamente se stessa e le sue traduzioni di romanzi rosa, finisce in un appartamento con cinque persone e l’una non potrebbe essere più diversa. Cinque si, perché Mycroft, il gatto di Malù, si muove, vive agisce proprio come un essere umano. Una meraviglia nella sua intelligenza e dolcezza, proprio come la padrona, un piccolo Sharlock Holmes, che vede tutto, anche il più minimo particolare e da esso deduce la verità. Una piccola gatta anch’ella, con un ingegno che sarà vitale per il gli eventi che accadono, poiché anche se è impossibile da vedere la verità esiste ed è sempre e solo una.

“Come tutti i felini, però, Malù aveva dentro di sé una zona inaccessibile, un punto di silenzio, che si palesava quando i suoi occhi verdissimi si velavano, fissando nel vuoto un dolore invisibile. Una zona cieca, un punto dove non sapevo se fosse giusto cercare di entrare o meno.”

E poi c’è Kobe, giapponese, pianista e con una estrosa vena di gelosia verso il suo amore; la professoressa Papararo che vigila sul condominio, elargendo indovinelli agli sconosciuti che si avvicinano testando la loro sapienza perché siano degni di varcare la soglia; i coniugi Guarini, soprattutto Teresa, con la sua bellezza e bravura al pianoforte. E c’è Samuel, con i suoi occhi neri come la pece e avorio.

«La maggior parte delle persone le puoi semplicemente conoscere. Le incontri, ne ascolti la voce, la storia, l’odore. Impari a capire come prendono il caffè, se fumano o no, cosa leggono. Possono esserti simpatiche oppure odiose, puoi amarle tutta la vita o decidere di volerne dimenticare anche il nome. Puoi cambiare idea, certo che puoi farlo. Sono le persone che conosci. Poi, ci sono quelle che riconosci.»

Un vero ventaglio di personaggi, caratteri, che vivi, senti, leggi.

Entri, così anche tu in quell’appartamento, tanto da riuscire a vedere Mycroft che gironzolando si spalma infine al sole, che cocente soffoca le giornate Napoletane in questo sfondo di afa e brezza marina; tanto da non volerci più uscire.

La straordinaria capacità dell’autrice di deliziare con la sua scrittura e renderti partecipe di una storia, di tante vite, di farti diventare coinquilino di quella casa. Perché alla fine ti sembra di conoscere davvero, Kobe, Ariel, Malù, Samuel, il gatto e le sue abitudini, la lavatrice e i suoi “misteri inaccessibili”, quella casa arcobaleno ed il disordine che aleggia in essa, poiché diventano a te talmente cari, come dei vecchi amici, che non li vuoi più lasciare.

E allora davvero non l’ho fatto, rileggendo per ben due volte questo romanzo che ti lascia la dolcezza della speranza sulle labbra e come ho detto in principio, ti scalda letteralmente il cuore.

Beatrice

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