Buondì Trattine! Oggi la nostra Veronica ci parlerà di un mainstream molto interessante: BORIS: STORIA DI UNO STRANO di Massimo Della Penna. Scopriamo insieme cosa ne pensa…

SINOSSI

Boris è un ragazzino geniale che insegue un sogno: andare a scuola. La sua sindrome di Asperger, il suo mutismo e la miopia degli ispettori ministeriali che analizzano il suo caso rendono il percorso impervio. Mentre attende il suo banco a scuola, incontra Yuki, ragazzo dotato di un talento canoro straordinario. La storia di questi due amici speciali è intrecciata a doppio filo alle vicende di due giovani amanti, una donna in fuga da un ex marito violento e un militare dal fisico atletico, che all’improvviso smette di rispondere alle sue lettere d’amore.
Riuscirà Boris a ottenere il suo agognato banco?
E i due amanti riusciranno a ritrovarsi?
Tratto da tre storie vere.
Crude come la realtà.

RECENSIONE

Questo romanzo è il secondo volume della tetralogia “Storia di uno strano”, di cui il primo libro è “Sono solo io”. Come dichiara lo stesso autore, si tratta di una tetralogia scollegata, nel senso che non è necessario leggerne i volumi in ordine, ma si può partire da quello che si preferisce, poiché il filo conduttore della storia non ne risente (un po’ come la saga del Cimitero dei Libri Dimenticati di Carlos Ruiz Zafón).
Mi sento piccola piccola nel trovarmi a recensire un libro geniale, crudo e a tratti commovente come questo.

Le storie che si intrecciano al suo interno sono in realtà semplici nella loro attualità, ma ad essere complesso ed elaborato è il modo in cui esse si collegano, e come l’autore le presenta.

Il protagonista, sebbene non sia il solo, è Boris, un bambino affetto da sindrome di Asperger e visione cieca, che, come si evince dalla sinossi, ha come sogno nel cassetto quello di frequentare una scuola statale, come tutti gli altri bambini. Ciò è reso arduo dalla “miopia degli ispettori ministeriali”, ancora più grave di quella di Boris, poiché autoindotta dal rifiuto di vedere la diversità come unicità.

Alla sua vicenda si intrecciano quelle degli altri protagonisti del romanzo, tutte tra loro collegate grazie alla maestria di Massimo della Penna, che sa quali corde toccare per commuovere, stupire, indignare, gioire.
È difficile inserire questo libro in un genere specifico, io credo sia impossibile da classificare, sia per gli argomenti trattati, sia per il modo in cui vengono gestiti.
Non fate l’errore di considerarlo esclusivamente un libro sull’autismo, perché è molto più di questo: è un intreccio di tre storie vere, forse per questo ancora più toccanti, in cui la vicenda di Boris si lega quasi in modo trascendentale ad una storia di violenza domestica e ad una di rinascita dopo un grave trauma fisico.

La scrittura è fluida, la storia è un crescendo di complessità ed emozioni, lo scrittore ha la magistrale capacità di portare il lettore dove vuole lui e di far seguire lo sviluppo delle vicende nel modo in cui intende mostrarle (e che non è affatto scontato).
Concludo la recensione sulle note dell’ultima strofa della meravigliosa “What a wonderful world” di Louis Armstrong, che ha accompagnato la mia commozione per la fine di questo libro meravigliosamente poetico:

Sento bambini che piangono, li vedo crescere.
Impareranno molto di più di quanto io saprò mai.
E penso fra me e me, “che mondo meraviglioso”.

Veronica Palermo

  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *