Oggi la nostra Veronica ci parla in anteprima di DARKNESS WITHIN di Laura Pellegrini, che dal 25 maggio potete trovare su tutti gli store.

SINOSSI

Jonathan Maier è il cantante di una band di successo, i Dead Strippers. Andrea Anderson, una regista della BBC, rappresenta invece il suo incubo peggiore. Egoisti, arroganti e cinici entrambi, saranno costretti a vivere l’uno la vita dell’altra a causa di un programma televisivo che entrambi non hanno la benché minima intenzione di portare a termine, condividendo così una gabbia fatta di imposizioni, sfottò, sesso e arroganza, odiandosi, disprezzandosi, pur volendosi irrimediabilmente.
Ma si può rimanere stoici e fermi malgrado il cuore che si sente battere nel petto?

RECENSIONE

Suona e sarai libero, suona e sarai te stesso.

Oggi ho il piacere di parlarvi in anteprima del nuovo libro di Laura Pellegrini, in uscita il 25 maggio.
Darkness within mi ha catturata sin dalle prime righe, grazie allo stile incalzante, poetico, cinico, rabbioso, onirico e passionale con il quale la scrittrice dà voce a due personaggi complessi e ricchi di sfumature, quali sono Nat e Andrea. Un uomo e una donna disillusi, duri, che hanno combattuto con le unghie e con i denti per emanciparsi dalle loro famiglie, fino a diventare una rockstar lui e una regista lei.

Jonathan “Nat” Maier è il tatuato e scontroso cantante dei Dead Strippers, e la musica è la sua ragione di vita. Solo suonando, cantando o ascoltando un brano riesce a estraniarsi dai suoi caotici pensieri e ritirarsi nell’intimità delle note, compagne di una vita. Una vita fatta di dissolutezza, alcool, donne che si susseguono in un confuso groviglio di braccia, bocche e gambe, una vita segnata da un’infanzia dura, dalla galera, da scelte sbagliate a posteriori ma forse giuste e necessarie nell’attimo in cui sono state compiute.

Ho raschiato la superficie ruvida della mia esistenza assorbendone il marcio, facendo di questa triste e vile decadenza il mio vestito migliore. E sono risorto. Sono risorto dal buio portandomelo dietro come souvenir, trascinandomi fuori dal fango pur appartenendogli ancora. E ho riso con la bocca sporca di sangue quando mi hanno picchiato, e ho gioito quando i calci sulle costole sono diventati più feroci. Non avrò mai raggiunto appieno ciò che nella vita mi sono prefissato, ma ho raggiunto il punto più nero, la perdizione, l’assoluta dissolutezza e allora, cazzo, sì che ne vado fiero. Se la salvezza in questa vita viene negata come un bicchiere d’acqua a un assetato in pieno deserto, tanto vale morire con la consapevolezza di essere stato l’esempio più bieco, il marcio più assoluto, l’errore fatto carne, il buio più fitto.

Nat coltiva la sua oscurità interiore come si fa con una pianta insidiosa, che si espande a vista d’occhio invadendo forse troppo spazio, ma che non si riesce a trovare il coraggio di estirpare, o quanto meno sfoltire. È sceso a patti con essa da anni ormai, nella convinzione che si tratti di un suo modo d’essere, di una condizione imprescindibile affinchè possa essere desiderato, idolatrato, un dio, sul palco come su un letto sfatto e odorante di sesso.

Andrea è una donna di quasi trent’anni, cresciuta in una fattoria assieme ai suoi fratelli più grandi e due genitori la cui pace interiore nasce dal mantenimento di uno stile di vita semplice e senza troppe pretese. Ma Andrea non ha alcuna intenzione di rimanere a spalare sterco di vacca per il resto della sua vita, e con non pochi sacrifici riesce a farsi strada in un mondo prettamente maschilista per realizzare il suo sogno di diventare regista. Ed è maledettamente brava nel suo mestiere.
Per questo non è affatto entusiasta quando il suo capo le offre un incarico che non reputa all’altezza delle sue capacità, quello di seguire Jonathan Maier e il suo gruppo e di realizzare un reality sulla loro vita.

Non ho mai sopportato le star, sia musicali che cinematografiche. L’aura di falsa santità che le circonda, il misticismo promiscuo dei soldi che alimenta la loro avvenenza, mi hanno sempre inorridito. Non so perché, ma io dietro a quei volti patinati, truccati, acconciati, sistemati, ci ho sempre visto un buio inquietante.”

Neppure Nat è entusiasta del progetto, ideato dal suo manager al solo scopo di riabilitare il suo nome e la sua carriera, dopo lo scandalo in cui è stato coinvolto.
Ma quando incontra Andrea, qualcosa nei suoi occhi cangianti e dalle mille sfumature gli fa capire che forse qualcuno lo sta vedendo, e non solo guardando, per la prima volta in vita sua. Andrea con la sua strafottenza, con la sua lingua biforcuta, coi suoi modi da ragazzaccio, così diversa dalle donne con cui si è sempre intrattenuto.

È proprio la sua carenza di femminilità, o meglio, l’ostentazione di una mascolinità fittizia, a piacermi. Lei è femmina in modo diverso, lo è spontaneamente, senza artifici, senza espressioni forzate o atteggiamenti voluti. È femmina nel mandarmi a fanculo così come nel portarsi dietro l’orecchio una ciocca di capelli. È femmina nell’inconsapevolezza di esserlo.”

E Nat è davvero lo stronzo che sembra? Quello che scopa, quello che pretende, quello a cui non importa nulla di niente e di nessuno? Andrea capisce ben presto che nell’intimità di una canzone sussurrata a mezza bocca, nello sfiorare i tasti di un pianoforte o nel pizzicare le corde di una chitarra, Nat è un uomo completamente diverso da quello che mostra al pubblico. E forse le rockstar, o i personaggi famosi in generale, sembrano vuoti e tutti uguali solo agli occhi di chi non sa guardare, o di chi non è interessato a farlo.

La loro storia d’amore nasce e si sviluppa in un tripudio di botta e risposta, di pensieri che si rincorrono senza avere il coraggio di esternarsi a parole, di scopate furiose e liti violente, di insicurezze e timore di non essere accettati con tutti i propri difetti.
Ma è proprio ciò che ho adorato profondamente del romanzo: Andrea e Nat quando si parlano si dicono ben poco, la maggior parte del loro legame si crea ad un livello più profondo, fatto di sguardi e pensieri diretti l’una all’altro senza il bisogno di essere esternati.

Una celebre massima di Shakespeare, riportata dalla stessa autrice nel libro, dice “Non t’ama chi amor ti dice ma t’ama chi guarda e tace”. Ecco, Jonathan e Andrea sono la dimostrazione di quanto ciò possa esser vero, nel loro dirsi e gridarsi il reciproco amore in continuazione nei propri pensieri, e lasciando agli occhi il compito di comunicarlo concretamente all’altro.

A fare da sfondo a tutto questo, la Musica. Con le strofe di celebri cantanti a inizio di ogni capitolo, con le citazioni e le canzoni che accompagnano la vita di Nat e Andrea, la Musica, col suo potere curativo e comunicativo, è l’altra grande protagonista del romanzo.
Con la sua scrittura, Laura Pellegrini mi ha incantata dalla prima all’ultima parola. Una prosa impeccabile, un piacere per gli occhi e un affanno per il cuore. Sì, perché questo amore mi ha fatto esultare, incazzare, gioire, soffrire e rasserenare.

Il percorso di questi due protagonisti non è infatti scevro di ostacoli e paure da superare, e leggendolo non si può fare a meno di compierlo con loro, tra alti e bassi, urla e riconciliazioni, sesso e amore.
Un libro meraviglioso.

Veronica Palermo 

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2 Comments on “Recensione: Darkness within di Laura Pellegrini”

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