Vi racconto di come l’autore Joshua Levine spieghi, in questo saggio storico, le vicende dell’operazione “Dynamo”, sconosciute ai più.

Titolo: Dunkirk

Autore: Joshua Levine

Genere: Saggio storico

Pagine: 319

Costo E-book: €9,99

Link d’acquisto: Amazon

Trama

LA SPERANZA È UN’ARMA.

SOPRAVVIVERE È GIÀ UNA VITTORIA.

Maggio 1940. La travolgente avanzata delle truppe tedesche in Belgio e nel nord della Francia costringe le armate anglo-francesi a ripiegare progressivamente verso le coste della Manica, intrappolando oltre 300.000 soldati nel campo trincerato di Dunkerque. L’unica speranza di salvarli è organizzare una massiccia evacuazione via mare utilizzando tutte le imbarcazioni disponibili, dalle enormi unità militari ai pescherecci alle piccole navi da diporto. Autorizzata da Winston Churchill e organizzata in tempi record dall’Ammiragliato britannico, l’Operazione Dynamo si svolse tra il 27 maggio e il 4 giugno, concludendosi con un successo inaspettato che fu salutato come “il miracolo di Dunkerque”.

Attraverso i racconti e le testimonianze dei veterani e dei sopravvissuti, Joshua Levine ricostruisce con straordinaria efficacia la storia dei soldati che rimasero per giorni sulla spiaggia, sotto i bombardamenti e il fuoco nemico, senza cibo né munizioni; dei civili che li portarono in salvo su imbarcazioni spesso piccolissime e sovraccariche; degli avieri che rischiarono la vita per far guadagnare del tempo prezioso ai compagni bloccati a terra; di coloro che su quelle spiagge morirono.

Comprende un’intervista esclusiva al regista Christopher Nolan.

Recensione

È lo stesso Joshua Levine a dirlo: pochissimi conoscono l’Operazione Dynamo. Ancora meno persone immaginano le conseguenze di una simile azione militare sull’Occidente, di quella che alcuni interpreterebbero come una sconfitta, quella che molti invece chiamano “Il miracolo di Dunkerque”.

Ecco il messaggio al cuore di questo libro. Quello della ritirata e dell’evacuazione non è un episodio di colore interessante solo per la Gran Bretagna, ma un pezzo di storia avvenuto prima dell’intervento degli Stati Uniti e dell’Unione Sovietica. È la storia di come fu difesa la libertà del mondo, di come furono evitati nuovi secoli bui. Merita di essere ricordata. È possibile affermarlo ancor prima di parlare del ritorno della BEF (Il corpo di spedizione britannico, ndr.) in patriaUna volta salpate quelle navi, il mondo aveva ancora una possibilità.”

Dunkirk ci conduce con precisione millimetrica attraverso l’antefatto e lo svolgimento dell’operazione che ha riportato a casa quasi 340.000 soldati, tra britannici e francesi.

Lo devo ammettere, il mio immaginario su questa ritirata era abbastanza ingenuo e romanzato. Mi figuravo un clima di solidarietà unito a un massiccio ricorso al suicidio -sarebbe stato più che umano- non sapevo però che in uno scenario di sopravvivenza e di sincera partecipazione (soldato adulto sorpreso a cullare e consolarne un altro poco più che adolescente, per fare un esempio) avrei letto di episodi di crudeltà premeditata. Non mi ero minimamente posta il problema sugli animali con cui i soldati avevano finito per familiarizzare. Non ne fu risparmiato nemmeno uno. Né supponevo che le imbarcazioni sarebbero affondate e gli uomini morti o fatti prigionieri. Chi si sarebbe soffermato sui patimenti arrecati dall’abbigliamento e dalle calzature?

Levine ci offre un punto di vista inedito, anzi, più punti di vista. Questo racconto crudo di certo apre gli occhi, ci mostra i superstiti accolti in patria come eroi miracolati e dopo ci svela i dolorosi retroscena del prodigio.

Dunkirk scandaglia il periodo antecedente lo scoppio del secondo conflitto mondiale e pone l’accento sulla disoccupazione sempre più dilagante, motivo per cui la guerra fu vista dai britannici come un diversivo, una proficua occupazione e una vacanza durante la quale fare bagordi tra alcool e prostitute. È chiaro quindi come lo stesso Churchill e l’intero esercito  avessero sottovalutato la portata del conflitto e l’equipaggiamento e l’organizzazione del nemico tedesco.

A prescindere da tutti i problemi che avrebbero dovuto affrontare in futuro, c’è un tema ricorrente nei racconti dei soldati sulla Strana guerra: fu una specie di vacanza. «Non pensavamo al fatto che fosse in corso un conflitto» dice Williams.”

Presto le truppe di Hitler riuscirono ad accerchiare gli inglesi e a tagliare le linee di rifornimento. L’operazione, orchestrata da Winston Churchill si rese necessaria.

Il contrattacco fece sicuramente prendere al comando tedesco il primo autentico spavento. Se fosse stato organizzato meglio, con l’impiego di più divisioni e più carri, avrebbe potuto spezzare le linee tedesche. Anche così, la divisione di Rommel subì oltre quattrocento perdite, e centinaia di SS della divisione Totenkopf furono fatte prigioniere. Ma il successo non era di entità neanche lontanamente paragonabile a quella che gli attribuivano i comandanti tedeschi. Allora perché le loro reazioni furono così estreme?”

 

Alessia Garbo

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