Buon pomeriggio trattine! Che dire?!? Ho iniziato l’anno leggendo un romanzo fantastico, che mi ha lasciato basita, nel senso più positivo del termine. Si tratta del nuovo thriller di casa Longanesi, ovvero “Fiori sopra l’inferno” di Ilaria Tuti.

Titolo: Fiori sopra l’inferno

Autore: Ilaria Tuti

Genere: Thriller psicologico

Editore: Longanesi

Data d’uscita: 4 gennaio 2018

Link d’acquisto: Amazon

TRAMA

«Tra i boschi e le pareti rocciose a strapiombo, giù nell’orrido che conduce al torrente, tra le pozze d’acqua smeraldo che profuma di ghiaccio, qualcosa si nasconde. Me lo dicono le tracce di sangue, me lo dice l’esperienza: è successo, ma potrebbe risuccedere. Questo è solo l’inizio. Qualcosa di sconvolgente è accaduto, tra queste montagne. Qualcosa che richiede tutta la mia abilità investigativa.
Sono un commissario di polizia specializzato in profiling e ogni giorno cammino sopra l’inferno. Non è la pistola, non è la divisa: è la mia mente la vera arma. Ma proprio lei mi sta tradendo. Non il corpo acciaccato dall’età che avanza, non il mio cuore tormentato. La mia lucidità è a rischio, e questo significa che lo è anche l’indagine.
Mi chiamo Teresa Battaglia, ho un segreto che non oso confessare nemmeno a me stessa, e per la prima volta nella vita ho paura.»

RECENSIONE

S’i fosse fuoco, arderei ‘l mondo;
s’i fosse vento, lo tempestarei;
s’i fosse acqua, i’ l’annegherei.
Si fosse…” (C.A.)

L’autore dei delitti efferati di Travenì, piccolo borgo del Friuli-Venezia Giulia dal nome assolutamente immaginario, non sa esattamente chi è e soprattutto cos’è. Nessuno gliel’ha mai detto. E questo rende difficile la sua ricerca e rintracciare un profilo seriale logico. Il killer, o presunto tale, si muove fuori da ogni schema criminologico, completamente estraneo ad ogni ragionevolezza umana. Un misterioso caso che si infittisce ogni qualvolta un nuovo indizio si rivela.

A nascondere i suoi misfatti e le sue tracce ci pensa la montagna e il suo folto e nevoso bosco, luoghi ameni e allo stesso tempo foschi che circondano un paesino dove tutto sembra scorrere tranquillo e senza sorprese. Invece, come ogni buona comunità che si rispetti, Travenì nasconde i suoi segreti e le sue colpe, auto proteggendosi e trattando con diffidenza tutti coloro che non sono suoi abitanti.

Tra l’illogico killer seriale e una collettività chiusa ed implosiva, per Teresa Battaglia, non è facile districarsi, osteggiata com’è sia da indizi investigativi che la sballottolano qua e là su piste differenti, sia da una cittadinanza tesa a fare ostruzionismo omertoso. Se a ciò si aggiunge che la sua mente gioca brutti scherzi al suo acume inquisitivo, e un ispettore giovane ed inesperto che pare uscito da una pubblicità la metta in difficoltà poiché tanto ingenuo non è, per il commissario Battaglia diviene una vera e propria battaglia scoprire la verità. Tan’tè, nomen omen.

Vedono l’inferno che abbiamo sotto i piedi, mentre noi contempliamo i fiori che crescono sul terreno. Il loro passato li ha privati di un filtro che a noi invece è stato concesso.”

Scritto in terza persona con una prosa eccellente, chiara e pertinente, “Fiori sopra l’inferno” è un thriller mozzafiato, che mescola in modo poetico l’incanto dei luoghi ai torbidi segreti che in ivi si nascondono. Una storia toccante che accosta il bianco e la purezza della neve al nero ed efferato comportamento umano. Una dicromia letteraria impeccabile. Una intreccio narrativo sublime, uno stile impeccabile, una protagonista umana e titana, un coprotagonista maschile fascinoso e schietto, un corredo di personaggi ben strutturati e posizionati nel loro ruolo.

Una storia ben congegnata che tiene il lettore in suspance per tutta la durata del romanzo, giacché corredata di intrighi, colpi di scena e digressioni sceniche, paesaggistiche e di studi sperimentali. Una scrittura che mi ha fatto innamorare per la poetica descrizione dei luoghi, per l’analisi accurata ed intelligente di Teresa Battaglia, e tutto il supporter di dati tecnici, scientifici, background familiari e tradizionali. E soprattutto un movente emotivo che fa accapponare la pelle, sbalorditivo, al di fuori di ogni immaginazione, che fa quasi che si instauri un legame empatico fra il lettore e l’autore di questi efferati delitti.

Ilaria Tuti, è stata molto perspicace nel creare questo vortice di parole su carta e centrifugare il suo romanzo ai pensieri più nascosti ed inconsci dei lettori. E l’ha fatto incastrando una terminologia puntuale ad uno scenario apocalittico e spaventoso, ma paradossalmente molto umano.

Spero vivamente che questo romanzo venga apprezzato in toto in ogni dove e da qualunque lettore, anche dai più scettici, e che io possa leggere ancora altre avventure del Commissario Teresa Battaglia e del bel ispettore Marini, e perché no vedere questa storia sul grande schermo.

xoxo Marylla

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