“Il nodo Windsor” di S.J. Bennett, edito da Mondadori, è un giallo che mi ha incuriosito molto per la trama che vede Sua Maestà la regina Elisabetta II nei panni dell’investigatrice. 

La trama di “Il nodo Windsor” cattura subito l’attenzione – a dire il vero già dalla copertina – perché chi vorrebbe mai perdersi un giallo per cui è la stessa regina Elisabetta II a indagare per arrivare all’autore dell’asassinio? Ammetto la mia curiosità nello scoprire come l’autrice S.J. Bennett, inglese e con ampia conoscenza della famiglia Reale, avesse coinvolto la regnante più longeva e ammirata nel suo romanzo, addirittura affidandole il ruolo dell’investigatrice.

Il nodo Windsor

Titolo: Il nodo Windsor
Autore: S.J. Bennett
Editore: Mondadori
Genere: Thriller
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Trama:

È un mite inizio di primavera al castello di Windsor e la regina Elisabetta si sta preparando per le celebrazioni del suo novantesimo compleanno. Le attività tuttavia sono bruscamente interrotte non appena il giovane pianista russo che ha deliziato gli ospiti la sera precedente viene ritrovato cadavere, completamente nudo, appeso in camera sua con la cintura della vestaglia. Quando le indagini si concentrano sulla servitù, la regina capisce che la polizia sta seguendo la pista sbagliata. Con l’aiuto dell’inesperta ma solerte assistente Rozie Oshodi, appena assunta dopo una breve carriera come bancaria e tre anni trascorsi nella reale artiglieria, Sua Maestà decide di vederci chiaro, dando finalmente spazio alla grande passione che coltiva segretamente fin da ragazzina, quella dell’investigazione.

 

Recensione:

Al castello di Windsor, durante un ricevimento organizzato per il compleanno della regina, viene assissinato un giovane pianista russo: la vittima viene ritrovata impiccata. All’inizio si pensa al suicidio, ma poi quel nodo fatto male fa propendere per l’omicidio. Da qui si parte con le indagini che, stando alla trama, avrebbero dovuto mostrarci la regina Elisabetta II dare sfogo alla sua passione per l’investigazione.

Accade invece che il ruolo della regina nelle indagini è marginale, a occuparsene concretamente è Rozie, l’assistente. Un po’ deludente, da questo punto di vista.  S.J. Bennett ha, tuttavia, una grande capacità descrittiva che trasporta il lettore nei luoghi del romanzo, è facile immaginare le situazioni, le facce, è come essere presenti sulla scena di un film e questo l’ho molto apprezzato, peccato solo che il ritmo inizialmente incalzante rallenti quasi fino a una battuta d’arresto.

Il nodo Windsor è un giallo, il lettore vuole sapere chi è l’assassino, come sono andate le cose quella notte. S. J. Bennett invece, dopo una prima parte concitata (quella del ritrovamento del cadavere), si arena nella narrazione troppo dettagliata e lenta della vita di Palazzo: la routine dei reali che come parentesi poteva incuriosire, tra l’altro si vede che l’autrice conosce bene tutte le dinamiche di corte, i protocolli, gli ordini, le gerarchie e i pettegolezzi. In questo caso, portata allo stremo, allontana il lettore dal tema portante: chi ha ucciso il pianista? Chi ha eseguito quel nodo? A che punto siamo con l’indagine?

La moltitudine di personaggi secondari, terziari, di sfondo non agevola l’attenzione che, inesorabilmente, cala e va a impantanarsi nella confusione di nomi e cognomi. Inoltre, ho avuto la sensazione che l’autrice abbia voluto indurmi a sospettare di chiunque, mentre, a mio avviso, il sospetto quando si sta leggendo un giallo dovrebbe nascere in maniera naturale; quello che intendo è che S.J. Bennett ha forzato un po’ troppo la mano sugli atteggiamenti dei presunti colpevoli, i presenti alla festa, gli indagati, redendoli quasi delle caricature. Un più capace scrittore di gialli manipola i suoi lettori depistandoli come e quando vuole, senza che questi se ne accorga; pensate a Joël Dicker, per esempio.

Un plauso alla traduttrice Monica Pavani e a chi ha curato il testo per l’edizione italiana, non ho trovato refusi. Purtroppo la storia, così com’è stata strutturata, non è riuscita a coinvolgermi e mi dispiace perche secondo me questa trama, l’idea di base, avrebbe potuto essere molto più avvincente. In ogni caso, come sempre, se siete incuriositi vi invito a leggere “Il nodo Windsor” e farvi una opinione personale.

 

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