Buon pomeriggio trattine! Oggi la nostra Veronica ci parlerà in anteprima di “Insieme siamo perfetti”, il nuovo romanzo stand-alone di Penelope Douglas.

SINOSSI

Non posso fare a meno di sorridere leggendo la sua lettera. Mi manca.

In quinta elementare a ciascuno di noi venne assegnato un amico di penna tra i ragazzini di un’altra scuola. Mi chiamo Misha, e pensando che fossi una femmina, l’altro insegnante mi mise in coppia con una sua allieva, Ryen; la mia maestra, credendo che Ryen fosse un maschio come me, non obiettò. Dal primo momento in cui io e Ryen abbiamo iniziato a scriverci, abbiamo litigato su tutto. E le cose non sono cambiate in questi sette anni. Le sue lettere sono sempre scritte in inchiostro argento su carta nera. A volte ne arriva una alla settimana, altre volte tre nello stesso giorno, ma sento che ormai sono diventate una necessità per me. Lei è l’unica che mi aiuta a tenere la rotta, l’unica che mi accetta per come sono. Abbiamo solo tre regole fra di noi. Niente social media, niente numeri di telefono, niente foto. Fino a quando, in rete, sono incappato nella foto di una ragazza di nome Ryen, che ama la pizza di Gallo, e adora il suo iPhone. Quante possibilità c’erano che fosse lei? Accidenti! Dovevo incontrarla. Certo non potevo immaginare che avrei detestato ciò che stavo per scoprire.

RECENSIONE

Attenzione, attenzione, attenzione! Il 21 settembre è una data che dovete assolutamente ricordare, perché è il giorno in cui, grazie a Newton Compton, verrà pubblicato in Italia il nuovo standalone di Penelope Douglas, Punk 57, col titolo Insieme siamo perfetti.

Credo che tutti ormai nel panorama romance conoscano questa talentuosa scrittrice.  Eppure io, nonostante abbia letto e apprezzato tutti i suoi libri pubblicati in Italia, sono una nostalgica: Mai per amore rimaneva sempre e comunque al primo posto nei miei romance preferiti di sempre e della Douglas in particolare. Tutto questo prima di Punk 57…Un libro che ho divorato, dilaniato, sviscerato, ritrovando la Douglas degli albori, con le sue storie intriganti, dalle quali proprio non riesci a staccarti.

I motivi? Cominciamo da qualche parola che credo riassuma benissimo l’intero libro:

SOLITUDINE

VUOTO

MENZOGNA

VERGOGNA

PAURA

Non sembrano esattamente gli ingredienti principali di un romance, vero? Eppure proprio questo mi ha conquistata: la crudezza, la spietatezza, un tono che la Douglas riesce a trattare fin troppo bene, ma stavolta si è davvero superata.

Misha e Ryen si conoscono sin da ragazzini in un modo un po’ anacronistico, soprattutto al giorno d’oggi: diventano amici di penna grazie ad un progetto scolastico. Per 7 anni si scrivono tutti i giorni o quasi, si raccontano tutto, svelano all’altro il proprio io più profondo, le proprie paure, le prime esperienze, i conflitti familiari, i propri sogni, fino a diventare indispensabili l’uno per l’altra. Uno solo è il limite che hanno imposto al loro rapporto: quello di non incontrarsi mai, né sentire le rispettive voci, né vedersi in fotografia. E per 7 anni ciò ha funzionato in maniera impeccabile, poiché nonostante i battibecchi Misha e Ryen sono cresciuti insieme e hanno instaurato un legame ancora più forte rispetto a quello tra due ragazzi che si conoscono personalmente .

Fino a quando…una sera, accade. Misha la vede, le parla per la prima volta. Da quella sera nulla sarà più come prima e Misha sparirà all’improvviso dalla vita di Ryen.

Eravamo perfetti l’uno per l’altra. Finchè non ci siamo incontrati.

L’aspetto di questo libro che più mi ha destabilizzata è il fatto che la sinossi sia completamente in antitesi con quello che le pagine celano realmente. Perché in Punk 57 l’unico stralcio di purezza sono le lettere di due ragazzini che si affacciano alla vita e nient’altro. Il resto della storia è crudeltà, disprezzo, errori, rimorso, rimpianti, vergogna, superficialità, apparenza.

La Douglas inoltre, a suo rischio e pericolo, ci presenta una protagonista molto diversa da quelle alle quali siamo abituate. Ryen non è quella che appare: timorosa del giudizio altrui e di restare un’emarginata, ha scisso il proprio sé in due parti, quella che emerge nelle lettere che scrive a Misha e che rispecchia la persona che vorrebbe essere, e quella che invece effettivamente è, superficiale, spietata, una vera e propria bulla, che per emergere e sentirsi circondata da una sensazione di inclusione, per quanto effimera, si tira fuori dalle situazioni imbarazzanti a spese dei più deboli e fa parte di un gruppo di persone che detesta e che la detestano, sebbene mantengano una facciata di finta cortesia.

Non è facile leggere i capitoli scritti dal suo pov, e la Douglas nella nota alla fine del libro ha sottolineato che la sua maggiore ansia è che i lettori mollino il romanzo proprio per via di questo personaggio difficile da digerire. Per me non è stato così, le imperfezioni di Ryen, il suo costante bisogno di essere accettata ho trovato che l’abbiano resa molto umana e credibile, al punto che è facile immedesimarsi in alcune situazioni, perché magari sono capitate anche a noi una volta o l’altra. Ciò non toglie che in alcuni punti avrei voluto darle una sonora scrollata, eppure il desiderio di andare avanti, di sviscerare questa trama orchestrata alla perfezione era più forte di tutto. Una trama che migliora in particolar modo quando Masen Laurent, un nuovo iscritto, subentra nel mondo artefatto della sua scuola e ridimensiona il concetto di giusto e sbagliato, smontando pezzo dopo pezzo la maschera che Ryen mostra continuamente a tutti.

Il mondo non è sempre quel che hai davanti, sai? È sopra e sotto di te, e spesso è là fuori. Ogni lume dentro ogni casa che vedo quando guardo giù dal tetto ha una sua storia. A volte dobbiamo solo cambiare prospettiva.

Nonostante io abbia scritto più del solito, vi assicuro che non ho svelato neppure un decimo di questo meraviglioso e oscuro libro, dove nulla è ciò che sembra. In alcuni momenti della lettura nella mia mente si è creata un’immagine: quella di tante mosche intrappolate in un barattolo, che per quanto sbattano contro il vetro, ferendosi e ammaccandosi, non riescono a impedirsi di continuare, perché l’unico modo per tentare di sopravvivere è farsi e fare del male, colpendosi le une con le altre, in un disperato tentativo di evaderne prima o poi. Ovviamente le mosche sono in realtà i bambini prima e gli adolescenti poi e il barattolo è la scuola, un ambiente che per molti può essere talmente ostico da risultare il peggiore incubo per chi viene preso di mira.

Vorrei fare un particolare ringraziamento all’autrice, perché ha messo in luce attraverso il suo romanzo una realtà che forse non tutti oggi prendono in considerazione: il fenomeno del bullismo, da sempre esistito ma che oggi più che mai è sotto le luci della ribalta, ha subito negli anni un’evoluzione, purtroppo in negativo.

Prima dell’era dei cellulari, degli smartphone e dei social network le vittime di bullismo trascorrevano in uno stato di ansia, angoscia e umiliazione solo le ore scolastiche, rendendo di fatto questo fenomeno un evento circoscritto a poche ore della giornata, per quanto fosse comunque fonte di stress non indifferente.

Oggi non è più così: gli scherzi, le calunnie, gli abusi continuano anche per tutto il resto del tempo extrascolastico, a casa, mentre si passeggia, mentre si cena o si legge un libro, con conseguenze anche catastrofiche per molti ragazzi.

Che dire…Quando un libro oltre ad una scrittura avvincente, una trama perfettamente delineata, un ritmo incalzante e dei personaggi ricchi dal punto di vista psicologico offre anche spunti di riflessione molto attuali e veicola messaggi importanti, ha proprio fatto centro.

Vi lascio con le parole della splendida Penelope Douglas:

Il bisogno di riconoscimento, di adorazione e di inclusione appartiene a tutti noi. Lo constatiamo in continuazione. Nessun bambino vuole essere diverso; tutti vogliono essere accettati, desiderano l’approvazione degli altri e, molto spesso, non sono abbastanza forti da riuscire a cavarsela da soli. Chiunque abbia vissuto un’esperienza simile a quella che i personaggi hanno affrontato tenga a mente queste parole: LA SITUAZIONE MIGLIORERA’, TU SEI IMPORTANTE, INSOSTITUIBILE. RESISTI. Troverai la tua tribù.

Veronica Palermo

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