Buon pomeriggio, Trattine. Oggi vi parlo di un romanzo che mi ha commossa, “La bambina che guardava i treni partire”.

 

Titolo: La bambina che guardava i treni partire

Autore: Ruperto Long

Genere: Storico

Prezzo e-book: €0,99

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Trama

Francia, 1940. La guerra è ormai alle porte e i Wins, famiglia ebrea di origine polacca, rischiano di essere deportati. Alter, lo zio, è partito per la Polonia nel tentativo di salvare i suoi familiari, ma è stato preso e rinchiuso nel ghetto di Konskie. Il padre della piccola Charlotte vuole evitare che la sua famiglia subisca lo stesso destino, così si procura dei documenti falsi per raggiungere Parigi. Ma dopo soli quarantanove giorni si rende conto che la capitale non è più sicura e trasferisce tutti a Lione, sotto il governo collaborazionista di Vichy. Charlotte a volte esce di casa, e davanti ai binari guarda passare i treni carichi di ebrei deportati. Ben presto suo padre realizza che nemmeno Lione è il posto giusto per sfuggire alle persecuzioni e paga degli uomini affinché li aiutino a raggiungere la Svizzera. Un viaggio molto pericoloso, perché durante un incidente la famiglia Wins si troverà molto vicina alla linea nazista… Una fuga senza sosta, di città in città, per scampare al pericolo, sostenuta dalla volontà ferrea di un padre di salvare a tutti costi i propri cari. Ai vertici delle classifiche di vendita, vincitore del premio Libro de Oro, La bambina che guardava i treni partire ha commosso il mondo.

Recensione

Quando i tedeschi occuparono il Belgio, cominciarono a comparire le leggi razziali… Così le chiamavano! All’inizio non ci importava, cercavamo soltanto di continuare a vivere come un tempo. Gli amici sono gli amici, questo era il nostro motto. Non avremmo accettato che i crucchi ci schiacciassero con i loro stivali, come volevano. Però non avevamo ancora capito che cosa stava succedendo. Non si trattava più soltanto di crucchi, bensì di nazisti… ed era tutta un’altra storia.”

Voi Trattine non potete vedermi, ma sono in un angolo con la testa tra le ginocchia.

Ho letto un romanzo splendido, del tipo che mi farà sembrare insignificanti i libri a seguire, lo so. Perché “La bambina che guardava i treni partire” è molto, molto più di semplice narrativa: è la vita vera, è il lato oscuro della storia contemporanea, quello che ci auguriamo di non ripetere, quello di cui ci vergogniamo ancora oggi. Sono le vicende di una famiglia, con nomi, cognomi e volti, le vicende di soldati valorosi, di persone che hanno combattuto, amato e perso.

I Wins, papà Léon, mamma Blima, Raymond e Charlotte sono ebrei di origine polacca. Léon è un commerciante di Liegi (la città belga che li ha adottati) e il capofamiglia: a lui spettano le decisioni.

Quel mercoledì tornò presto. Gli era capitato qualcosa. Quando entrò, Raymond e io stavamo facendo i compiti.

«Che hai, Léon?», gli chiese mia madre.

Lui la fissò negli occhi, pensieroso; poi abbassò lo sguardo e rispose: «Oggi ho visto il volto di Satana».

Disse solo questo. E non fu più lo stesso.

Quando scoppia la seconda guerra mondiale, i Wins rischiano la deportazione per mano nazista e Léon si procura dei documenti falsi per fuggire insieme a moglie e figli a Parigi.

Furono decisioni che cambiarono il corso delle nostre vite. Non avremmo mai dovuto prenderle.”

L’impatto con la Ville Lumiere, la città che Charlotte da sempre sognava di visitare, è brusco e la bambina si rende immediatamente conto che non esiste un posto in tutta la Francia che possa ospitarli, o nasconderli, e che deve crescere, così come sta facendo Raymond. L’unico svago che le è concesso è guardare i treni partire, anche se lei, e solo lei, in cuor suo sa che quei vagoni trasportano persone destinate ai campi di sterminio.

Soltanto il nostro amore per la libertà rimandò di qualche giorno l’inevitabile fine.

Le vicissitudini dei Wins si intersecheranno con quelle di Domingo Lopez Delgado, un soldato uruguaiano, Giusto Pacella, un cameriere italiano in un caffè a Lione, e Michelle Lafourcade, una cantante parigina che diventerà amica di Charlotte.

È chiaro che sarebbe del tutto inutile focalizzare la mia review sulla trama, lo stile narrativo o i personaggi. Semplicemente perché l’intreccio non è frutto della fantasia dell’autore e i protagonisti non sono fittizi, ma persone in carne ed ossa.

In questa sede voglio lodare il grande lavoro che Ruperto Long (un saggista che per la prima volta si è cimentato con un’opera di narrativa, ndr.) ha svolto ricostruendo i fatti tramite archivi, interviste e corrispondenza, e riuscendo a intrattenere, malgrado i temi trattati, riuscendo perfettamente a creare una connessione profonda tra il lettore e i “personaggi”.

Sono entrata in empatia con Charlotte e Léon, con Michelle, con Swit, una ragazza polacca, ho pianto con loro, ho sofferto con loro, ho sperato con loro.

La bambina che guardava i treni partire” a parer mio è un romanzo che i ragazzi dovrebbero leggere nelle scuole, a sostegno delle nozioni che imparano sui libri di storia.

Se potessi, darei più di cinque stelle.

Alessia Garbo

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4 Comments on “Recensione: La bambina che guardava i treni partire”

  1. Mi sono venuti i brividi! Ti sento davvero tanto emozionata.. hai emozionato me solo con la recensione figuriamoci poi il libro!

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