Una ragazza che non sa chi è, un luogo magico e un nuovo amore, “La famiglia di Tiffany” è l’ultimo romanzo di M. J. Rose e ci porta nel lontano 1924 all’interno di Laurelton Hall, la villa del mastro gioielliere Luis Confort Tiffany e ci dimostra che un’epoca può continuare a vivere anche e soprattutto fra le pagine di un libro.

Titolo: La famiglia Tiffany
Autore: M. J. Rose
Genere: Romanzo Rosa/ Narrativa contemporanea
Editore: Newton Compton
Data di pubblicazione: 8 maggio 2019
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Trama:

1924, New York. Jenny Bell ha solo ventiquattro anni, ma è in fuga dal suo passato, che nasconde incubi ancora in grado di tormentarla. Ma adesso è stata selezionata tra i dodici talenti invitati nella prestigiosa colonia di artisti di Louis Comfort Tiffany, il celebre creatore di gioielli. È un’occasione irripetibile, Jenny sa di avere talento e non è disposta a lasciarsi distrarre proprio adesso che è così vicina al suo obiettivo: farsi notare dal grande artista. Le cose si complicano quando si accorge di essere irrimediabilmente attratta da Oliver, l’affascinante nipote di Tiffany. Tra coppe di champagne, lustrini e il ritmo frenetico del jazz, la competizione tra gli artisti della colonia si fa sempre più spietata, mentre una serie di eventi inquietanti turbano Jenny facendole capire che qualcuno conosce i segreti del suo passato e vuole smascherarla. La giovane donna dovrà affrontare una notte senza luna in cui passato e presente si scontreranno, mettendo a repentaglio il futuro, l’amore, e persino la sua stessa vita.

Recensione

Jenny Bell è una pittrice di talento, bel tratto e buone mani, l’unica cosa che manca ai suoi disegni è il colore, perché la sua vita è incolore, piatta, come erano i dipinti prima della scoperta della prospettiva. Ma tutto cambia quando le si presenta l’opportunità di partecipare ad uno stage presso la villa di uno dei migliori gioiellieri di sempre, Luis Comfort Tiffany.
Ed è proprio fra quelle mura e in quei giardini che scopriremo i segreti che si nascondono nel cuore di Jenny, anche grazie al rapporto che quest’ultima stringe quasi subito col nipote del grande gioielliere, Oliver, e con Tiffany stesso.

«Non ho bisogno di sapere cosa le è successo,
figliola, ma deve metterlo sulla tela.
Altrimenti non lo supererà mai, né
raggiungerà il suo potenziale. Siamo tutti
rotti, in un modo o nell’altro, ma è attraverso
le crepe della nostra anima che entra la luce.
E la luce Jenny, è la nostra arte. Ora, dipinga.
Dipinga come se la sua vita dipendesse
da quello.»

Ed mentre Jenny riprende a dipingere col suo cuore mal ridotto che noi scopriamo l’arte di quel periodo storico e viviamo negli ambienti ricreati alla perfezione dalla penna di M. J. Rose. E il mondo che l’autrice crea all’inizio è nero, quasi fumoso, come sono anche i colori sulle tele di Jenny, e poi, man mano che la storia procede in un continuo sali e scendi di emozioni, l’ambientazione si rischiara, si colora, portando Laurelton Hall davanti ai nostri occhi in tutta la sua magnificenza.

La cosa che si apprezza di più in questo romanzo, che ha anche una bellissima storia d’amore nel filone principale, è l’arte. L’autrice, si percepisce in ogni descrizione che sia di un quadro o di un gioiello, sa di cosa sta parlando, si capisce subito il suo aver fatto ricerche sull’epoca e sull’arte di quel magnifico periodo.
Cosa importantissima per capire al meglio il romanzo, sono i colori, teneteli a mente e capirete ancora meglio le sensazioni. Un po’ come accade in HERO il magnifico film di Zhang Yimou, dove ogni storia narrata ha un colore differente e sta a noi che guardiamo, o nel caso de “La famiglia Tiffany” leggiamo, scoprire dove stia la verità.

«Decisamente no. “Bellezza è verità, verità
è bellezza, questo solo sulla Terra sapete,
ed è quanto basta”. Condivide questa
poesia, signorina Bell?»

«No, non sono d’accordo con Keats.
Credo che la bellezza possa essere anche
una grande menzogna. A volte è
la più grande delle bugie».

Gioia De Bonis,

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