Care trattine, oggi vi parlerò de LA GRAN DAMA di Pitti Duchamp

SINOSSI

1851, Matilde, bellissima figlia di un ricco armatore, si innamora perdutamente del dissoluto conte Gherardo Ostriani. Il cuore del bel conte è impermeabile ai sentimenti ma Matilde con l’irruenza della giovinezza e la dolcezza dell’amore lo farà capitolare in un amore che sfiderà gli inganni politici e le guerre, la licenziosità della corte parigina e l’audacia della più bella spia che l’Italia abbia mai avuto: Virginia Verasis Contessa di Castiglione. La storia di un amore che si intreccia alle vicende politiche dell’Italia risorgimentale.

RECENSIONE

Vorrei partire, nel parlarvi di questo libro, proprio dalla sinossi. Devo ammettere che mi ha un tantino fuorviato, poiché sì, ho capito che si trattava di uno storico, tuttavia ero abituata agli storici in stile Lisa Kleypas, Kathleen E. Woodiwiss, Karen Robards e l’italianissima autrice di self Virginia Dellamore.
Si tratta di romanzi in cui la parte storica fa più che altro da sfondo alla storia d’amore tra i due protagonisti e, se siete amanti del genere, e avete letto queste autrici, capirete in pieno ciò che intendo dire.

Per questo motivo, il romanzo di Pitti Duchamp mi ha sorpresa sia in positivo che in negativo.

In positivo perché senza dubbio si tratta di un buon lavoro, con una trama molto articolata ed emerge chiaro come l’autrice si sia accuratamente documentata sul periodo storico in questione prima di scriverlo.

In negativo perché, ahimè, con questo libro non ho sognato. La sinossi lascia intendere che la storia d’amore tra Gherardo e Matilde sia il focus principale, a cui fa da sfondo il periodo storico in cui i Savoia cercano l’appoggio di Napoleone III per cacciare gli austriaci dal Nord Italia, concentrandosi sugli intrighi e le vicende politiche che l’hanno caratterizzato. Tuttavia a me è parso proprio il contrario, cioè che la parte storica e politica abbia prevalso sulla storia d’amore, facendola passare in secondo piano, quasi come se fosse quest’ultima un pretesto per parlare in realtà di quel periodo storico. Senza dubbio si tratta di una scelta diversa e originale da parte dell’autrice, ma io non ne sono rimasta entusiasta, probabilmente perché mi aspettavo altro.

In un inizio fin troppo frettoloso, il conte Gherardo Ostriani, noto libertino, incontra Matilde, una giovane fanciulla che si innamora perdutamente di lui. La loro unione non avverrà che anni dopo, e solo grazie alla nonna di Gherardo, la Contessa di ghiaccio, per me il personaggio migliore del romanzo, con le idee ben chiare sul futuro del nipote e senza peli sulla lingua.

I punti di vista con cui viene narrata la storia sono quelli dei due protagonisti, e grazie a questo si ha modo di conoscere entrambi attraverso i loro pensieri, sebbene siano scritti in terza persona. Matilde appare inizialmente come una fanciulla ingenua, troppo innocente e remissiva, che fortunatamente si riscatta nella seconda parte del libro, dimostrando di essere comunque fedele a se stessa e alle persone che ama. Gherardo, invece, non rientra tra i personaggi maschili che tanto amo, poiché il suo sviluppo è stato per me abbastanza incoerente.

Costretto a sposare Matilde da sua nonna, una ragazza che non ama e non vorrebbe sposare, dopo il matrimonio cambia completamente, diventando geloso e innamorato pazzo della sua contessa. Nonostante sia lui l’esperto di macchinazioni politiche, mi è sembrato quasi a un certo punto che Matilde lo scalzasse, divenendo a tutti gli effetti il personaggio con il percorso di crescita e di consapevolezza più notevole del libro. Resta comunque il fatto che Gherardo non avrebbe mai conosciuto e amato quella che si rivela essere una gran donna senza lo zampino della nonna (ho già detto di amare la nonna, vero? J). Chapeau per la Contessa di ghiaccio!

Veronica Palermo

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