Buon pomeriggio, Trattine. Oggi vi parlo di un romanzo perfetto per il periodo invernale, in grado di scaldarvi il cuore, una storia di amicizia e amore, “La ragazza della neve”, di Pam Jenoff.

Titolo: La ragazza della neve

Autrice: Pam Jenoff

Genere letterario: Narrativa storica

Prezzo e-book: €3,99

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Trama

Noa ha sedici anni ed è stata cacciata di casa quando i genitori hanno scoperto che è rimasta incinta dopo una notte passata con un soldato nazista. Rifugiatasi in una struttura per ragazze madri, viene però costretta a rinunciare al figlio appena nato. Sola e senza mezzi trova ospitalità in una piccola stazione ferroviaria, dove lavora come inserviente per guadagnarsi da vivere. Un giorno Noa scopre un carro merci dove sono stipate decine di bambini ebrei destinati a un campo di concentramento e non può fare a meno di ricordare suo figlio. È un attimo che cambierà il corso della sua vita: senza pensare alle conseguenze di quel gesto, prende uno dei neonati e fugge nella notte fredda. Dopo ore di cammino in mezzo ai boschi Noa e il piccolo, stremati, vengono accolti in un circo tedesco, ma potranno rimanere a una condizione: Noa dovrà imparare a volteggiare sul trapezio, sotto la guida della misteriosa Astrid. In alto, sopra la folla, Noa e Astrid dovranno imparare a fidarsi l’una dell’altra, a costo della loro stessa vita.

Recensione

Il circo. È difficile credere che un mondo del genere continui a esistere anche durante la guerra.

Se un po’ avete imparato a conoscermi, Trattine, sapete quanto io ami questo genere di romanzi.

Gli anni ’40 rappresentano lo sfondo perfetto per me, il periodo storico che di sicuro – grazie al Cavaliere che ha fatto da apripista – farà breccia nel mio cuore. Sono estremamente sensibile alle tante tematiche della seconda guerra mondiale e quando un autore le racconta con delicatezza e precisione storica, non posso che apprezzare il suo libro. È senz’altro il caso di La ragazza della neve, un romanzo tanto realistico quanto magico, che ho amato sin dalle prime pagine. Ma vediamo insieme di che cosa parla e che cosa mi ha lasciato. Spoiler: tutto.

Noa ha sedici anni, non è che una ragazzina di belle speranze quando, abbacinata dal fascino di un militare nazista, rimane incinta. I genitori la cacciano immediatamente di casa, così Noa cerca rifugio presso una struttura per ragazze madri. Purtroppo, però, il figlio che darà alla luce le verrà strappato. Noa ora è sola al mondo, sta lavorando per pochi spicci e un tozzo di pane raffermo, quando avvista un treno merci fermo alla stazione. Non sa nemmeno lei per quale motivo è attirata da uno dei vagoni, tuttavia rischiando la sua stessa vita ci si avvicina e scopre che trasporta neonati ebrei, morti o moribondi, destinati a un campo di sterminio. Quello è l’attimo che cambierà la sua vita, una seconda possibilità per lei: afferra uno dei bambini, quello che più le ricorda il figlioletto, e fugge per i boschi. È notte, nevica, Noa e il neonato non mangiano da ore, sono stremati. Lasciarsi andare, sdraiarsi sulla neve stringendo il piccolo Theo tra le braccia e addormentarsi per sempre adesso le sembra l’unica cosa da fare, ma la provvidenza interviene mettendo sulla loro strada il circo. Qui, Noa e Theo si fingeranno fratello e sorella orfani di madre, e incontreranno i loro benefattori. Herr Neuhoff, l’anziano e compassionevole proprietario; Peter, il malinconico clown; e Astrid, la misteriosa e bellissima acrobata aerea.

A sorpresa, Noa e il piccolo potranno restare, ma a una condizione: la giovane dovrà imparare l’arte e la disciplina delle acrobazie aeree ed esibirsi, sotto la guida della contrariata Astrid.

Per quest’ultima, l’inesperienza di Noa e la presenza di un neonato ebreo non sono altro che uno dei suoi tanti problemi, il rischio è che i fantasmi del suo passato tornino a perseguitarla, che lo spettacolo venga smantellato, che il proprietario e la gente del circo siano penalmente perseguiti; affezionarsi alla giovane, aprirle il suo cuore è pericoloso. Piano piano, Astrid e Noa si renderanno conto di necessitare l’una dell’altra perché i loro segreti rimangano sepolti, per nascondersi dalle SS.

Ma mentre giriamo e le mie vertigini aumentano, mi ritrovo ad aggrapparmi più stretta a lei: ho bisogno di Noa quanto lei ne ha di me per mantenere il mondo nella sua orbita.

Nella parte iniziale del libro, leggiamo alcuni flashback che raccontano in maniera efficace la vita delle due protagoniste prima del circo Neuhoff, prima di unirsi a questa grande famiglia. Sono ben scritti e si inseriscono perfettamente all’interno della narrazione al presente.

Il punto di vista è doppio, ma quello con cui sono entrata di più in empatia appartiene ad Astrid. Per certi versi, credo che la sua storia sia simile alla mia e forse è per questo che mi sono affezionata così a lei.

Il circo è descritto nel modo più realistico possibile, è un luogo di sacrificio però rimane un posto incantato e luminoso, malgrado gli orrori che si consumano appena fuori dal tendone e a volte anche all’interno.

L’amicizia, e più nello specifico il senso di appartenenza e l’amore tra Noa e Astrid, queste due donne straordinarie, si sviluppa in maniera graduale e credibile: prima leggiamo la diffidenza, com’è naturale che sia, solo dopo arrivano la fiducia, la comprensione e l’affetto. Questo ci fa capire senza la minima difficoltà i loro stati d’animo e ci fa sentire amiche di Noa e Astrid, parte del loro cerchio.

Gli avvenimenti sono legati magistralmente tra loro, non facciamo in tempo a finire una scena che subito ne segue un’altra, l’interesse non cala mai perché dopo ogni evento avviene un colpo di scena, piccolo o grande che sia, e desideriamo saperne di più.

Non so se lo sapete, ma il girl-power è un tema molto caro al mio cuore e La ragazza della neve ci racconta di due donne forti che si supportano a vicenda: l’autrice mi ha praticamente invitata a nozze. Nel mondo narrato da Pam Jenoff ogni amore è vero a suo modo, e la trama che ha ideato per noi mi ha restituito un po’ di fiducia nei sentimenti.

“«Ce l’hai fatta», dice Astrid attraverso le lacrime. «Sei diventata un’acrobata aerea».

E in quel momento, io ho tutto.

Alessia Garbo

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