La grazia, l’eleganza e la raffinatezza di Coco Chanel sono tutt’ora di ispirazione per milioni di donne. Ma com’è nato il grande mito di questa stilista? Nel suo romanzo “La stagione del vento – La saga di Coco Chanel tra libertà e destino”, Laure Duval ripercorre i primi anni della Maison, ma soprattutto della sua proprietaria.

“Per essere insostituibili bisogna essere unici” diceva Coco Chanel e proprio questa sua unicità ha reso questa donna una stilista famosa, una delle icone di moda e di vita apprezzate ancora oggi. La donna che ha ispirato il concetto di moda dell’ultimo secolo con il suo modo visionario di vedere i vestiti, viene raccontata da Laure Duval nel suo romanzo “La stagione del vento – La saga di Coco Chanel tra libertà e destino” edito Mondadori.

Laure Duval. Coco Chanel

Titolo: La stagione del vento – La saga di Coco Chanel tra libertà e destino
Autore: Laure Duval
Genere: Narrativa Contemporanea
Editore: Mondadori
Link d’acquisto: Amazon

 Trama

Quali sfide si nascondono lungo la strada per la libertà?

È la primavera del 1913 e per le vie di Deauville fanno la loro apparizione abiti e cappelli insoliti, coraggiosi, dalle linee morbide e lineari. Sono le creazioni di Gabrielle Chanel – ma gli amici la chiamano Coco -, una ragazza sensibile e ribelle, che qui ha appena aperto la sua seconda boutique. La vita e la moda di Gabrielle sono improntate alla ricerca della libertà: libertà dalle convenzioni sociali, dai lunghi strascichi con cui non si può camminare, dagli orpelli esotici e dai corsetti che opprimono il corpo femminile in quegli anni. Ma proprio la sua originalità rischia di precluderle il successo, nella moda e nell’amore, ed è una sfida che lei non può permettersi di perdere, malgrado tanti momenti di umanissima fragilità.

Sono gli anni della guerra, un nuovo mondo è alle porte e il vento del cambiamento soffia forte per tutti, portando ciascuno ad affrontare scelte senza via di ritorno: per Gabrielle, che dovrà lottare per affermare la Maison Chanel e crearsi il proprio spazio; per Arthur, il suo grande amore, che cerca l’equilibrio tra il passato e il futuro, tra la filosofia e l’azione; e per Aurore, la loro cameriera appena uscita dal convento, che si sente intimidita e a disagio per la spregiudicatezza della padrona di casa. Anche a lei però la guerra riserverà trasformazioni inimmaginabili.

Un avvincente romanzo di formazione al femminile che riunisce i personaggi storici con altri di invenzione, ma nati da uno spunto di realtà (la cameriera che tagliò i capelli a Coco, il sarto inglese che confezionò i primi abiti della Maison…), per farci entrare nel mondo di una donna visionaria con un punto di vista finora inesplorato.

 Recensione

C’era un tempo in cui le donne non uscivano di casa se non con stretti corsetti, con abiti lunghi e ingombranti, ombrellini per non scurire la pelle di porcellana e cappelli ricchi di decori, troppo ricchi di decori. Era un tempo neanche troppo lontano dal nostro, parliamo degli anni antecedenti alla prima guerra mondiale, quelli in cui la Belle Epoque era ancora di tendenza.

E poi c’era lei, Coco Chanel, o meglio Gabrielle. Lei che aveva un modo di vedere il mondo completamente diverso dal suo tempo, decisamente troppo avanti per una Francia a cui piaceva adagiarsi in quello che riteneva buon gusto. La storia di Gabrielle Chanel parte da molto lontano, ma quella di Coco viene dopo. È proprio di lei, della stilista, che Laure Duval ci parla nel suo libro “La stagione del vento – La saga di Coco Chanel tra libertà e destino”.

Mai titolo fu più idoneo riferendosi ad una donna che ha fatto della libertà il suo cavallo di battaglia e che non poteva essere trattenuta, proprio come il vento. E Laure Duval riprende perfettamente il concetto nel suo romanzo partendo dal 1913, anno in cui Gabrielle apre la sua seconda boutique a Deauville, una città ancora più restia di Parigi a fare il salto in una nuova epoca.

In “La stagione del vento” conosciamo la determinazione della stilista che ha modificato un secolo di moda, l’estro creativo che rivive dalle parole di Laure Duval. Con l’eleganza propria di Chanel e un pizzico di fantasia, l’autrice riesce a riportare in vita il pensiero, prima ancora della persona. Lo fa raccontando la sua vita, certo, affiancandola ai personaggi che hanno reso Coco quella che conosciamo, come l’immancabile Arthur “Boy” Capel, suo amante e primo finanziatore, Adrienne e tanti altri volti storici che hanno condizionato la visione di Chanel. Ma la vera particolarità dello stile e della narrazione di Laure Duval consiste nel creare e amalgamare alla realtà personaggi di pura fantasia. È così che nascono Aurore, colei che ha creato il famoso taglio, o Mattiew, le mani dei primi abiti firmati Chanel. Tutti questi volti diventano veri e propri protagonisti di “La stagione del vento” che, narrato in terza persona, ci porta a rivivere il personaggio di Chanel sotto diversi punti di vista che ci consentono di comprenderla meglio (per quanto sia possibile comprendere un genio) e ad apprezzare la sua idea di libertà nonostante la fragilità del tutto umana.

Personalmente ho sempre ritenuto la storia di Coco Chanel molto affascinante e ho sempre visto il suo estro come qualcosa di inarrivabile, quindi sono molto critica sull’argomento. Laure Duval però è riuscita a ripercorrere i momenti essenziali della vita di questo personaggio creando una biografia che sia prima di tutto romanzo. È riuscita con uno stile genuino a rendere giustizia, aggiungendo il giusto tocco di fantasia, ad una donna che nonostante la guerra ha creato una Maison ancora oggi rinomata.

Ritengo che il romanzo non sia davvero molto scorrevole. Mi è piaciuta l’idea di aggiungere personaggi di immaginazione, il modo in cui le loro storie si leghino a quelle dei veri protagonisti, ma in alcuni momenti li ho sentiti davvero troppo presenti, quasi distogliessero l’attenzione dal personaggio principale e dal suo “destino”. È solo un piccolo, quasi impercettibile neo, all’interno di una narrazione di classe che ci mostra come Chanel sia riuscita a creare del bello anche quando il mondo creava orrore.

Fabiola Criscuolo.

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