Le due metà del mondo è un romanzo profondamente toccante sulla estrema delicatezza dell’equilibrio interiore.

SINOSSI

Maria ha diciannove anni, vive a Torino e ha appena finito gli esami di maturità. Vorrebbe fare la psicologa ma è destinata invece, alla fine dell’estate, ad entrare in fabbrica, come suo padre. Maria si è costruita un mondo tutto suo, curato in ogni minimo particolare, un mondo che le garantisce un’apparente sicurezza, che di fatto non possiede. Una parte della sua vita è come chiusa in una scatola e ciò che le serve veramente è una chiave che le permetta di aprire quella scatola e di far uscire ciò che la sua mente e il suo cuore rifiutano di accettare. Arriva un momento infatti, in cui, costretta a lasciare l’ambiente protetto in cui è cresciuta, comincia a sentirsi attratta da un’esistenza fatta di cose normali, concrete, che le offre la possibilità di sciogliere le catene alle quali ormai è abituata da troppo tempo. Ma come lasciarsi andare a una nuova vita e smettere di combattere? L’ombra di un fratello ingombrante e di un padre assente continuano a trattenerla in una prigione in apparenza dorata, fino a quando, inaspettatamente Maria dovrà fare i conti con sentimenti nuovi che cambieranno la sua vita per sempre.

RECENSIONE

Amare è soffrire. Se non si vuol soffrire, non si deve amare. Però allora si soffre di non amare. Pertanto amare è soffrire, non amare è soffrire. Essere felice è amare: allora essere felice è soffrire. Ma soffrire ci rende infelici. Pertanto per essere infelici si deve amare. O amare e soffrire. O soffrire per troppa felicità. Io spero che tu prenda appunti“. (cit. Woody Allen)

Quando ho finito di leggere questo romanzo mi è balzato alla mente questo concitato pensiero, che continuava a ripetersi come un mantra… inesorabile! La vita complessa di Maria è un circolo vizioso da cui non riesce ad uscire per il troppo amore e per la stessa e dolorosa quantità di sofferenza. Queste due facce della stessa medaglia Maria ce le ha cucite addosso, come una cicatrice che non vuole rimarginarsi, ma che continua, imperterrita e volontaria a sanguinare.

E’ talmente grande il suo amore, e talmente profonda la sua sofferenza, che Maria vive due metà del mondo, come fossero un tutt’uno, senza ormai più discernere le due realtà, come distinte e parallele. E’ come se la sua mente viaggiasse attraverso uno specchio, entrando ed uscendo dal quel pezzo di vetro misterioso, senza accorgersi di chi sta al di qua e chi dall’altra parte. Per lei sono tutti nella medesima parte del mondo.

E’ come se tenesse tutti intrappolati nelle segrete vie della sua mente senza accettare che qualcuno possa aver lasciato i suoi occhi per rintanarsi nel suo cuore, ovvero il posto dove l’amore non si schioda.

La vita, tuttavia, è sorprendente. E riesce a trovare la chiave di volta, pure per Maria, che sembrava ormai perduta ed invece si è ritrovata ad amare e soffrire ancora, si, ma con consapevolezza.

Questo romanzo, mi ha lasciato completamente senza fiato, e con una stretta morsa allo stomaco. E’ riuscito a toccare ed arpeggiare, in modo melanconico, ogni corda del mio cuore. In modo meravigliosamente sorprendente, è arrivato laddove altri non hanno saputo raccontare la precarietà e la fragilità dell’equilibrio umano.

Con una prima parte assolutamente scorrevole e fluida, in cui si percepisce tutta la tristezza e l’amarezza della vita quotidiana di Maria, scandita da rituali che si ripetono come le lancette di un orologio, ed una seconda parte assolutamente toccante, in cui si dispiega la sofferenza e la forza d’animo quasi titanica di una madre, Marta Morotti mi ha letteralmente rapita, con la sua narrazione. Una trama ben congegnata, delineata in modo magistrale; così come la descrizione di luoghi, eventi e personaggi. Non c’è nulla che non abbia una sua inquadratura perfetta.

Di sicuro, scriverò “Le due metà del mondo” negli annales dei romanzi memorabili.

xoxo Marylla

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