Dallo scorso giugno Joël Dicker è tornato in libreria con “L’enigma della camera 622”, a prima vista la copertina cupa nei toni del blu crea un alone di mistero che attrae. Il resto lo fa la trama che mi ha ipnotizzata al punto che scoprire cosa sia accaduto in quella stanza è diventata un’esigenza!

Joël Dicker lo conoscono tutti soprattuto da quando un suo libro, La verità sul caso Harry Quebert , è diventato un film di successo. Ebbene, io non ho visto quel film né avevo mai letto nulla dello scrittore svizzero – conto di rimediare – fino a prima de “L’enigma della camera 622”. Come spesso dico, non ho un genere preferito, il romance è la mia comfort zone ma lascio che la curiosità mi guidi verso le mie nuove letture ed è questo il caso. Ho scelto questo libro fidandomi del mio istinto, e tra poco vi dirò perché ho fatto bene!

Titolo: L’enigma della camera 622.
Autore: Joël Dicker.
Genere: Mistery, Narrativa contemporanea. 
Editore: La nave di Teseo.
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Trama: 

Un fine settimana di dicembre, il Palace de Verbier, lussuoso hotel sulle Alpi svizzere, ospita l’annuale festa di una importante banca d’affari di Ginevra, che si appresta a nominare il nuovo presidente.  La notte della elezione, tuttavia, un omicidio nella stanza 622 scuote il Palace de Verbier, la banca e l’intero mondo finanziario svizzero.

L’inchiesta della polizia non riesce a individuare il colpevole, molti avrebbero avuto interesse a commettere l’omicidio ma ognuno sembra avere un alibi; e al Palace de Verbier ci si affretta a cancellare la memoria del delitto per riprendere il prima possibile la comoda normalità. 

Quindici anni dopo, un ignaro scrittore sceglie lo stesso hotel per trascorrere qualche giorno di pace, ma non può fare a meno di farsi catturare dal fascino di quel caso irrisolto, e da una donna avvenente e curiosa, anche lei sola nello stesso hotel, che lo spinge a indagare su cosa sia veramente successo, e perché, nella stanza 622 del Palace de Verbier.

Recensione: 

Al Palace de Verbier la camera 622 non esiste, al suo posto ora c’è la 621 bis, un tempo c’era e tra quelle mura è accaduto qualcosa. Qualcosa che deve essere dimenticato, cancellato, ma cosa? Chiunque, trovandosi a passare da quel corridoio, verrebbe colto da una divorante curiosità. Uno scrittore ospite dell’albergo però decide – grazie alla spinta di Scarlet anch’essa ospite – non solo di indagare sulla faccenda bensì di scriverci un romanzo. Lo scrittore è lo stesso Joël Dicker, che coglie così l’occasione di rendere omaggio al suo editore Bernard de Fallois recentemente scomparso e per il quale nutre un tenero e profondo affetto. 

I paragrafi che Joël Dicker ha dedicato al suo editore, colui che gli ha insegnato molto e a cui deve tutto (come lui stesso ha scritto sul libro), sono i più commoventi dell’intero romanzo. Anneddoti che fanno sorridere, riflettere, che raccontano un rapporto speciale di fiducia, ammirazione e affetto paragonabile a quello tra un padre e il figlio. Ho apprezzato la scelta dell’autore di amalgamare all’invenzione capitoli che narrano stralci importanti di una storia vera, personale. Così come ho molto apprezzato quei preziosi spunti di analisi per chi, come lui, coltiva la passione per la scrittura: 

Spesso la gente pensa che per scrivere un romanzo si parta da un’idea. Invece una storia prende le mosse innanzitutto da una voglia: quella di scrivere. Una voglia che si impadronisce di te e che niente può ostacolare, una voglia che ti allontana da tutto. Questo desiderio continuo di scrivere, io lo chiamo “la malattia degli scrittori”. Puoi avere la trama migliore del mondo, ma se non hai voglia di scrivere, non concluderai niente.

“L’enigma della camera 622” è un romanzo corale, non esiste un solo protagonista ma lo sono tutti. O meglio, il mistero nel quale è avvolto il Palace de Verbier è il centro della storia attorno al quale ruotano le vite dei tanti personaggi. Ognuno di loro ha un legame con quanto è accaduto nella camera 622, adesso 621 bis, tuttavia non sapremo davvero quale sia fino alla conclusione del romanzo che regala svariati colpi di scena.

Leggendo sul web alcune recensioni, mi trovo in disaccordo con chi ha definito la lettura poco evasiva.

A mio avviso Joël Dicker ha costruito una trama che somiglia a una corda annodata, a ogni pagina si verifica qualcosa che scioglie un minuscolo nodo. Il mistero è fitto e ricco di dettagli, di indizi da cogliere che certe volte generano dubbi e conducono a depistaggi, ma la narrazione fluida, incalzante, carica di suspense rende “L’enigma della camera 622” capace di assorbire il lettore che non si accorge di avere in mano un libro di oltre 600 pagine. E soprattutto che lo sta divorando in pochissimo tempo!

Sebbene qualche lettore li abbia definiti quasi inverosimili, al limite della fantascienza, io credo che i personaggi di Joël Dicker siano ben descritti e delineati: ognuno ha caratteristiche proprie,  sono ben diversificati, hanno pregi e difetti che li redono umani, reali e in grado di attirare la simpatia o l’antipatia del lettore che, tuttavia, non si sentirà mai sicuro di averli inquadrati nel modo corretto fino alla fine. Ciò nonostante si ritroverà a fare il tifo, a temere per l’uno o per l’altro provando una sensazione di continuo stupore.

“L’uomo che sa farti ridere, sa farti vivere, perché non c’è cosa più bella”, le aveva detto Sol.
“E perché?”, aveva chiesto lei, divertita. 
“Perché la risata è più forte di tutto, perfino più forte dell’amore e della passioni. La risata costituisce una forma di perfezione immutabile. Non la rimpiangi mai, la vivi sempre pienamente. Quando finisce, sei sempre soddisfatto: ne vorresti ancora, ma senza reclamarne di più. Perfino il ricordo delle risate è sempre piacevole”.

Ottima anche la descrizione dell’ambiente in cui i fatti si stanno svolgendo che rende vivida la scena, così come la gestione del tempo narrativo. Durante la lettura ci troviamo di fronte a più salti temporali, si passa spesso anche da un personaggio all’altro senza mai rischiare di perdere il filo. Un plauso alla traduzione e all’editing curato da “La nave di Teseo” per l’edizione italiana: non ho trovato nessun refuso, l’impaginazione e la dimensione del carattere scelto, malgrado la corposità del testo, rendono la lettura godibile.

Cosiglio “L’enigma della camera 622” a chi sta cercando una lettura che lo assorba, che stimoli la curiosità e metta alla prova il proprio lato investigativo. In quanto a me, credo proprio che recupererò tutti i romanzi di Joël Dicker!

 

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