L’uomo che salvò la musica dall’inferno, di Makana Eyre, è una storia vera di dolore e arte. 

È Alek  Kulisiewicz L’uomo che salvò la musica dall’inferno . Ambientato in un campo di concentramento, il romanzo riesce a trasportarci in quei luoghi, in quegli anni. Dove solo la musica può aiutare un uomo a non impazzire.

L'uomo che salvò la musica dall'inferno


Titolo:
L’uomo che salvò la musica dall’inferno
Autore: Makana Eyre
Editore: Newton Compton Editori
Genere: Romanzo storico
Link d’acquisto: Amazon.

Trama 

In una fredda notte di ottobre del 1942, le guardie del campo di concentramento di Sachsenhausen sorprendono un gruppo di prigionieri ebrei radunati in segreto. Sono i membri di un coro clandestino, che stanno provando il repertorio guidati dal direttore d’orchestra Rosebery d’Arguto.

Molti di loro vengono giustiziati sul momento, e quelli che sopravvivono alla rappresaglia sono deportati ad Auschwitz-Birkenau di lì a poche settimane. L’unico che riesce a salvarsi è Aleksander Kulisiewicz, un musicista polacco dotato di una singolare e incredibile memoria. È a lui che Rosebery, prima di morire, affida una missione importantissima: usare il suo dono per salvare il patrimonio musicale delle vittime dei campi nazisti. Aleks sopravvive in effetti all’Olocausto, e tiene fede alla promessa fatta all’amico: dopo la guerra torna in Polonia e inizia a raccogliere un impressionante archivio musicale che porta in giro per tutto il mondo.

Solo attraverso la preziosa testimonianza di quest’uomo oggi sappiamo che i prigionieri dei campi di concentramento composero sinfonie, organizzarono cori clandestini, arrangiarono le musiche di illustri compositori riunendosi regolarmente e spesso a rischio della vita. La musica permise loro di resistere e restare umani, pur costretti a vivere nelle condizioni più brutali che si possano immaginare.

 Recensione

 

È importante, soprattutto in un mese come Gennaio, ricordare. Ricordare, conoscere. Non dimenticare le atrocità di cui l’essere umano è capace, nella speranza di non commettere mai più lo stesso mostruoso errore. È per questo che, nel mio piccolo, mi piace rispettare questo momento di memoria con la lettura di un libro a tema, in questo caso il nuovo di Makana Eyre: L’uomo che salvò la musica dall’inferno.

Anzi, la musica era diventata per lui un rifugio,
un porto sicuro dove mettersi al riparo dal sadismo
e dalla crudeltà delle guardie.

L’uomo che salvò la musica dall’inferno è la storia vera di un uomo, di due nel dettaglio ma, se vogliamo essere precisi, di centinaia, Aleksander Kulisiewicz, giovane polacco dapprima arrestato dalla Gestapo e poi successivamente deportato al campo di concentramento di Sachsenhausen. Non forse “famoso” come quello di morte di Auschwitz, ma certamente non meno crudele. È li che Alek, già consapevole di quanto il potere dell’arte e della musica possa essere fondamentale nel mantenere la salute mentale di uomini a un passo dalla morte, troverà il suo scopo anche grazie all’amico Rosebery.  Salvare le decine di testi dei prigionieri. Salvare la musica dei campi. Rendere impossibile dimenticarli. Portare al mondo il loro dolore ed il loro bisogno di vendetta.

È grazie alla sua straordinaria memoria che Alek riuscirà a incamerare nella propria mente centinaia di testi, milioni di parole. Canti, poesie. Esistenze di uomini spazzati via da un odio insensato. È Makana Eyer che ci accompagna in questo viaggio perfettamente documentato. Anni di ricerche che hanno portato l’autore a offrirci una perfetta testimonianza dell’orrore di una delle più pesanti tragedie degli ultimi decenni.

Solo la musica dei campi nazisti contava per lui.

Lo stile del romanzo è lineare, sebbene non particolarmente scorrevole a causa dei dettagli storico-politico di cui è pieno. Fondamentali, a mio parere, per comprendere a pieno il periodo e la situazione che egli va a trattare ma, purtroppo, decisamente complicati da ricordare.  

La storia di Alek è affascinante e dolorosa, e il fatto che sia tratto da una storia vera, perfettamente raccontata, fa soffrire. 

Non è una lettura semplice. È difficile. È dolorosa. Mi sono ritrovata spesso a dovermi interrompere per prendere una pausa da quell’orrore. Makana Eyer nel suo L’uomo che salvò la musica dall’inferno riesce davvero a portarti lì, tra quelle baracche, tra quei combattimenti. Sembra di vedere davanti ai tuoi occhi l’avanzata dell’impero tedesco. Di sentire la tensione e la paura di uomini a cui strappano la libertà e l’esistenza, pezzo dopo pezzo.
Soffri con loro. Piangi con loro.
E riesce, soprattutto, a creare delle domande. A portarti a cercare delle risposte. A informarti, a conoscere. È un libro difficile e doloroso, eppure ne consiglio ogni singola pagina.

Ambra Ferrero.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *