“Nelle migliori famiglie” è l’ultimo romanzo di Angelo Mellone, edito Mondadori, che lui stesso definisce diverso da tutti i libri che ha finora scritto, incentrato più sui dialoghi e l’introspezione dei personaggi che sulla trama.

Spesso – in tv, come in letteratura – si racconta del disagio di essere figlio di due genitori divorziati. Delle liti violente a cui devi avere assistito se sei figlio di questi, del veleno, delle ritorsioni, del genitore che resta (perlopiù la madre), di quello che va (il padre), di come cambiano inevitabilmente i rapporti tra i componenti della famiglia. Più di rado la telecamera, o la penna, è puntata sulla coppia che scoppia. Angelo Mellone tenta di focalizzarsi su Piero ed Elisabetta, i due genitori che prima ancora di essere la mamma e il papà di Flavio, Valerio, Sara e Denis, sono un uomo e una donna e sono stati ragazzi pure loro.

Nelle migliori famiglie

Titolo: Nelle migliori famiglie
Autore: Angelo Mellone
Genere: Romanzo contemporaneo
Editore: Mondadori
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Trama

Una barella entra nel pronto soccorso dell’ospedale di Cortina d’Ampezzo. Sopra è steso un ragazzo appena caduto su una pista da sci, è un “codice rosso”. Dietro c’è il padre, Piero Cometti, un chirurgo plastico molto noto, persuaso che la sua disciplina sia la nuova frontiera della rivoluzione comunista. Si trova a Cortina perché i figli hanno convinto i genitori a passare le vacanze di Natale insieme, nonostante siano separati. La madre è Elisabetta Pignatelli, una famosissima conduttrice televisiva “di destra”.

Piero ed Elisabetta sono stati molto innamorati, la loro era una famiglia invidiata in tutta la Roma che conta. Ma un lutto terribile li ha colpiti due anni fa: il maggiore dei quattro figli è morto, investito da un’automobile pirata. Da quel momento tutto ha cominciato a crollare: l’unione, la famiglia, il rispetto. Piero ed Elisabetta hanno perso la testa, e ciascuno dei due ha perso di vista l’altro per inseguire le proprie vanità.

Adesso si ritrovano al capezzale del loro figlio più piccolo nel giorno della vigilia di Natale, poco prima di una cena che potrebbe essere decisiva per il futuro di Elisabetta, lanciata verso la carriera politica. L’incidente del ragazzo li tiene prigionieri, per una notte infinita, nel desolato corridoio di un ospedale, e li costringe a fare i conti con se stessi, con i propri errori e soprattutto con l’altra e l’altro che moltissimo hanno amato e troppo velocemente hanno dimenticato.

Nelle migliori famiglie è un libro sui legami, raccontati attraverso le vicende dei protagonisti e il modo in cui le loro esistenze si intrecciano con quelle di amici, parenti e figure più o meno oscure. È un libro che esplora il rapporto fra le aspirazioni personali e la relazione di coppia, lo scambio faticoso fra libertà e appartenenza, fra desiderio individuale e senso familiare, per mostrare che, a determinate condizioni, la famiglia può sopravvivere alla retorica della sua dissoluzione.

Recensione

 “La barca migliore. La casa migliore. I figli più belli. I figli più bravi. La villa più grande. I pazienti più soddisfatti. Il conto in banca più pingue. La famiglia più felice”.

Per venti anni Piero ed Elisabetta sono stati la coppia più bella, affiatata e invidiata dalla Roma che conta. Lui è uno stimato chirurgo estetico che si crede impegnato nel sociale, ma che in passato lo è stato davvero, lei è un’affermata giornalista televisiva. Donna, madre, cristiana, di destra… Aspetta, dove l’ho già sentita questa? Malgrado le loro divergenze politiche e le scaramucce familiari, Piero ed Elisabetta si amano da quando erano solo due ragazzi. La morte del figlio Flavio, però, spezza in due il loro legame. La disgrazia si abbatte su casa Cometti.

Subito si cercano i colpevoli. Magari il responsabile è proprio Piero, l’eterno Peter Pan troppo compagnone coi figli, oppure Elisabetta che, tra la messa mattutina e il suo lavoro come conduttrice, non è mai a casa, non sta mai con la prole, figurarsi con Piero. Subito, come succede sovente, le famiglie d’origine si schierano da una parte o dall’altra, senza favorire una riconciliazione tra i due, ma bisogna che i nostri protagonisti si vengano incontro per amore dei figli…

“Da quando lui ed Elisabetta si erano lasciati non lo aveva più visto. L’improvvisa scomparsa di alcuni personaggi familiari è una delle tante e singolari leggi della separazione”.

Nessuno dei rapporti che vediamo rappresentati in “Nelle migliori famiglie” è vero, autentico. Senz’altro non come il lettore se lo aspetta da un romanzo familiare. “L’amicizia tra donne è un rimedio cosmetico”, così scrive l’autore. Non che il sodalizio tra gli uomini qui narrato mi sembri più vero! Il rapporto coi figli non fa eccezione, Piero ammette di non sapere nulla del figlio Denis, “Nulla cioè di quello che conta davvero”. Tra Elisabetta e la madre Carla non corre poi tutto questo buon sangue, tra Piero e la sorella Ludo neanche… Ogni relazione è superficiale, di facciata, effimero. Sei un buon amico se guardandoci da fuori sembriamo buoni amici, sei un bravo fratello se mi pratichi la liposuzione e mi rendi eternamente giovane e piacente, sei una brava figlia se fai quello che dico io perché quello che importa a te io non lo so mica. Il gelo, insomma.

Il coraggio di Angelo Mellone sta tutto nell’ambientare l’intera narrazione all’interno dell’ospedale di Cortina D’ampezzo e con un sapiente gioco di flashback e flash forward ricostruisce la vicenda familiare dalla Clausura (sinonimo adottato dall’autore per “Quarantena”), alla morte di Flavio, alla paura per le sorti di Denis. Avrei voluto che “Nelle migliori famiglie” scendesse maggiormente nei dettagli dei legami familiari, preferendo questi, l’introspezione, le fotografie (quelle righe che  leggendole puoi vedere) ai discorsi politici e filosofici di cui è infarcito il testo, ma mi rendo perfettamente conto che si tratta dei miei gusti personali e che ho avuto la possibilità di leggere qualcosa di valido.

Alessia Garbo   

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