Buon pomeriggio, Trattine. Oggi vi parlo dell’ultimo romanzo che ho letto, Non camminerai più sola, di Lisa Wingate.

Titolo: Non camminerai più sola

Autrice: Lisa Wingate

Genere: Narrativa contemporanea

Costo e-book: €9,99

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Trama

La levigata esistenza di Avery Stafford, procuratore federale nella Carolina del Sud, si circonda da sempre dei privilegi che appartengono alla ricchezza economica, alle eccellenti relazioni, alla soddisfazione che dà una professione prestigiosa. Il suo fidanzato presto le chiederà, per come sono messe le cose, di sposarla. Niente male. Ma l’incontro inatteso con una donna ricoverata, come la nonna, in un istituto, un incontro che una persona più superficiale di lei avrebbe relegato nel quaderno delle situazioni spiacevoli (da dimenticare prima possibile), le punge il cuore. Un piccolo dettaglio, un perturbamento che le rimane incollato addosso. Chi era quella donna? Cosa voleva dirle? Perché ora Avery non riesce a togliersi quella sensazione di un mondo parallelo che lei non ha, o forse non ha voluto mai intuire. E qui è necessario fare un passo indietro.

Memphis, 1939. La dodicenne Rill Foss e i suoi quattro fratelli più piccoli vengono strappati alla loro vita magica a bordo di un battello sul Mississippi. È bastato che i genitori si allontanassero per una notte. Rapiti e condotti in un orfanotrofio del Tennessee, i bambini Foss sperano che i genitori vengano a salvarli ma la realtà è ben più cruda. La prospettiva è quella di essere venduti a ricche famiglie che non hanno figli e, tramite la crudele direttrice, così accadrà.

Come potrà succedere che questa drammatica vicenda trovi dolorosamente la sua strada verso la coscienza di Avery e, dopo più di mezzo secolo, le apra gli occhi su un segreto che la sua famiglia ha nascosto da lungo tempo? Il cuore non dimentica mai il luogo a cui apparteniamo e per trovare il coraggio di amare occorre intraprendere quel viaggio.

Recensione

La gente non entra nella nostra vita per caso.”

La vita di Avery Stafford è perfetta. È la figlia preferita del padre senatore, è parte di una numerosa famiglia di alto lignaggio, è giovane, ha una carriera soddisfacente, e presto fisserà la data del suo matrimonio. Una sola cosa oscura la serenità di Avery: la salute di suo padre. La protagonista torna quindi nella città natale per stare vicina ai suoi, pronta a ricoprire la carica del senatore, se le condizioni di Stafford senior dovessero peggiorare.

Avery accompagna il padre ai comizi e alle manifestazioni, ed è proprio in occasione di un evento presso una casa di riposo che incontra May Crandall. L’anziana signora mostra uno strano interesse nei confronti di un cimelio di famiglia che Avery indossa e, a un’analisi più attenta, sembra esserci una somiglianza tra May e nonna Stafford. La protagonista non riesce a lasciare andare il pensiero che sotto ci sia qualcosa e indaga.

Rabbia e biasimo sono armi potenti. L’opposizione lo sa bene.”

Negli anni ˈ40, a Memphis, era piuttosto frequente che minori appartenenti a famiglie indigenti oppure orfani fossero dati in adozione. Non era però chiaro come Georgia Tann, considerata da molti una santa, si appropriasse dei bambini, perlopiù biondi, da rivendere poi a coppie facoltose. (Io non sapevo niente di questa storia, voi fate pure un giro qui, le ulcere sono garantite.)

Nel 1939 Rill Foss, dodici anni, viene rapita insieme ai fratellini più piccoli dalla polizia e condotta presso un orfanotrofio privato. Lì, tra abusi e privazioni di ogni genere, Rill assiste impotente allo smembramento della sua famiglia. La piccola sa che non sarà più la principessa di Quenie e Briny, sua madre e suo padre, nel Regno di Arcadia, la loro casa galleggiante. Ma sa pure che deve sopravvivere, in un modo o nell’altro e stare vicino all’unica sorella che le è rimasta.

Che collegamento c’è tra i danarosi Stafford e gli zingari del fiume come Rill Foss? E se la persona che crede di conoscere meglio, nascondesse in realtà qualche scheletro? Vale la pena scoprire la verità o è meglio, per la reputazione del senatore, lasciare sepolto il passato? Avery se lo chiede incessantemente.

I punti di vista sono due, narrati entrambi in prima persona. A parlare sono Avery e Rill, la prima nel presente e la seconda nel passato. L’incipit zoppica, monotono come pochi, e incespica più volte su uno scandalo che potrebbe costare agli Stafford la carriera politica. A quanto pare, non tutti possono permettersi una vecchiaia dignitosa e ci sono anziani che marciscono in case di riposo di terzo ordine e altri che invece riescono a concedersi cure di lusso. Ma questo è risaputo, no? Il punto è che i detrattori di Stafford vorrebbero usare, non ho ben capito come, questa cosa contro di lui. Avery e i suoi vivono nel terrore che lo stato di salute del senatore peggiori e che i nemici politici possano trascinarlo nel fango e per questo sono molto attenti alle direttive di una certa Leslie, dell’ufficio stampa. Altra cosa che non ho capito: perché lasciarsi gestire l’esistenza dai propri sottoposti? Il compito di un addetto stampa non dovrebbe essere quello di arginare uno scandalo, semmai dovesse scoppiare? No, questa Leslie arriva quasi a imporre una cerimonia nuziale alla protagonista perché l’opinione pubblica ha bisogno di una distrazione. L’atteggiamento degli Stafford mi ha lasciata abbastanza interdetta dall’inizio alla fine.

Avery è buona nel midollo, dedita alla famiglia, una timorata potremmo dire, dove il suo dio è il buon nome degli Stafford. Ingenua, a trent’anni compiuti, tanto da non riuscire a distinguere un matrimonio politico da uno d’amore, è una Mary Sue fatta e finita.

Guidando, mi raccontò di quando proprio al Magnolia aveva partecipato a un cocktail importante in onore di un cugino in lizza per la carica di governatore della Carolina del Sud. (…) Non era al Magnolia Manor da più di mezz’ora quando notò mio padre dall’altra parte della stanza. Si mise in testa di scoprire chi fosse. Quando seppe che era uno Stafford, cercò di accalappiarlo. Il resto è storia. Un matrimonio di dinastie politiche. (…) Sorrido al ricordo.”

Proprio un tuffo nei buoni sentimenti, nei bei vecchi valori di una volta, non è vero? Che tenerezza. Ah!

Dopo l’inizio in sordina, piuttosto ripetitivo e stucchevole, il racconto fortunatamente si riprende. Il lettore si ritrova immerso nelle vicende di Rill, spera insieme a lei, piange insieme a lei. Questa parte, ispirata sì a vicende realmente accadute ma a detta dell’autrice meramente fittizie, è narrata in maniera egregia, così vivida da scatenare più di un attacco di nausea, frutto di ricerche accurate.

Vorrei un dolore che posso capire (…).

Vorrei un dolore che ha un inizio e una fine, non che va avanti all’infinito e mi taglia fin dentro le ossa. Il dolore mi sta trasformando in una bambina che nemmeno conosco.”

È solo grazie al punto di vista di Rill che il tono di Non camminerai più sola si mantiene alto e io non posso fare a meno di consigliarlo a voi Trattine.

Alessia Garbo

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