Buondì, Trattine. Sono lieta di parlarvi di “Non ditelo allo scrittore”, l’ultimo (ma spero vivamente di no!) capitolo della trilogia della dottoressa Vani Sarca.

Titolo: Non ditelo allo scrittore

Autrice: Alice Basso

Genere: Giallo/Thriller

Prezzo e-book: €9,99

Link per l’acquisto: Amazon

Trama

A Vani basta notare un tic, una lieve flessione della voce, uno strano modo di camminare per sapere cosa c’è nella testa delle persone. Una empatia innata che Vani mal sopporta, visto il suo odio per qualunque essere vivente le stia intorno. Una capacità speciale che però è fondamentale nel suo mestiere. Perché Vani è una ghostwriter. Presta le sue parole ad autori che in realtà non hanno scritto i loro libri. Si mette nei loro panni. Un lavoro complicato di cui non può parlare con nessuno.
Solo il suo capo sa bene qual è ruolo di Vani nella casa editrice. E sa bene che il compito che le ha affidato è più di una sfida: deve scovare un suo simile, un altro ghostwriter che si cela dietro uno dei più importanti romanzi della letteratura italiana. Solo Vani può trovarlo, seguendo il suo intuito che non l’abbandona mai. Solo lei può farlo uscire dall’ombra. Ma per renderlo un comunicatore perfetto, lei che ama solo la compagnia dei suoi libri e veste sempre di nero, ha bisogno del fascino ammaliatore di Riccardo. Lo stesso scrittore che le ha spezzato il cuore, che ora è pronto a tutto per riconquistarla. Vani deve stare attenta a non lasciarsi incantare dai suoi gesti. Eppure ha ben altro a cui pensare. Il commissario Berganza, con cui collabora, è sicuro che lei sia l’unica a poter scoprire come un boss della malavita agli arresti domiciliari riesca comunque a guidare i suoi traffici. Come è sicuro che sia arrivato il momento di mettere tutte le carte in tavola con Vani. Con nessun’altra donna riuscirà mai a parlare di Chandler, Agatha Christie e Simenon come con lei. E quando la vita del commissario è in pericolo, Vani rischia tutto per salvarlo. Senza sapere come mai l’abbia fatto. Forse perché, come ha imparato leggendo La lettera scarlatta e Cyrano de Bergerac, ogni uomo aspira a qualcosa di più grande, che rompa ogni schema della razionalità e della logica.
Vani è ormai uno dei personaggi più amati dai lettori italiani. Dopo il successo dell’Imprevedibile piano della scrittrice senza nome e di Scrivere è un mestiere pericoloso, Alice Basso torna con la perfezione e l’originalità di uno stile che le ha portato l’ammirazione della stampa più autorevole. Un nuovo romanzo, stesse caratteristiche imperdibili: libri, indagini, amore e una protagonista che diventerà come un’amica un po’ strana che non riuscirete più ad abbandonare.

Recensione

Se ci facciamo caso, dietro ogni grande rivoluzione della storia c’è stata della carta.

Non lo so, Trattine, c’è puzza di addio, qui. Non ditelo allo scrittore sembra proprio il romanzo conclusivo di una trilogia: mi auguro con tutto il cuore di sbagliarmi. Quel che è certo è che qualsiasi protagonista, dopo Vani Sarca, mi sembrerà troppo basic. Sicuramente mi imbatterò in personaggi femminili stucchevoli, inflazionati e stereotipati. Di quelle che non sono come tutte le altre e invece sono esattamente uguali a mille altre. Già lo so. Ma lasciamo stare il mio pessimismo cosmico che Leopardi levati proprio e parliamo di questo libro.

Vani è un’osservatrice nata, cresciuta a pane, romanzi e intuizioni geniali. Le basta poco per capire le persone e grazie a questa sua straordinaria dote di mestiere fa la ghostwriter e risolve delitti per conto della Polizia. Stavolta Enrico, direttore editoriale presso Le Edizioni L’Erica, incarica Vani di scovare un altro ghostwriter. È certo, infatti, che a scrivere “Verrò a trovarvi sul lago”, il romanzo osannato da pubblico e critica, a opera del defunto Ruggero Solimano, sia stato in realtà uno scrittore fantasma. Esattamente come Vani, che agisce nell’ombra e sforna -silenziosa e anonima- un successo editoriale dopo l’altro, ci deve pur essere qualcuno dallo spiccato acume che ha rinunciato alla fama a favore di Solimano, deve essere un genio, qualcuno che…

Con somma delusione risponde al nome di Edoardo Marotta, spocchioso professore di storia, una persona dall’aspetto dimesso e non certo il mattatore di cui la casa editrice ha bisogno.

Marotta deglutisce, poi si impettisce. Gesù. Anche nei momenti emotivamente intensi ha sempre quest’aria da zitella vittoriana scandalizzata dalle insolenze di un facchino.”

Vani riesce a scucire a Enrico la promessa di un ulteriore aumento e in cambio proverà a rendere Marotta presentabile, meno simile a lei, meno indisponente, diciamo così.

Sospiro. È veramente seccante essere sempre quella che deve dire ad alta voce ciò che un minimo di attenzione in più basterebbe a svelare. Ambasciator non porta pena. Sì, un cazzo.”

Non ditelo allo scrittore è meno avvincente di “Scrivere è un mestiere pericoloso”, mi tocca dirlo, questo perché qui non c’è un vero e proprio delitto da risolvere, così credo. La cosa veramente buona è che potete pure leggere i romanzi della trilogia come se si trattasse di autoconclusivi. Io ho iniziato dal secondo e non ho avuto grandi problemi: Alice Basso fa sempre un veloce riepilogo delle puntate precedenti. Nessuno spiegone iniziale come se il lettore fosse un idiota, non temete. Piuttosto le sue sono semplici frasi di recap sparse qua e là.

Lo stile è quello che adoro di questa autrice: frizzante, ma acuto e sempre onesto. Alice Basso non si propone di scrivere il classico romanzo melenso che con ogni probabilità finisce nel cuore di molte, con metafore finto ardite di lacrime che sembrano gocce di pioggia, abusatissime tra l’altro, o foglie che svolazzano al vento prive di volontà propria, no. L’autrice crea immagini divertenti servendosi di un lessico sobrio, con l’intento di intrattenere chiunque leggerà. Ecco un esempio.

 Conseguenze:

Berganza va da sua sorella e si lascia sfuggire un ignaro e sereno: «Allora sabato ti sei trovata bene con Vani, vero?». Sua sorella: «Be’, visto che me lo chiedi», e gli dice quello che ha detto a me, cioè che mi vede come un chirurgo vede il moccio nasale dell’infermiere che ha appena starnutito fuori dalla mascherina dritto sulla sua incisione addominale.

Non mancano Irma Envrin, l’anziana cuoca di casa Giay Marin, ormai anziana migliore amica di Vani; Morgana, la quindicenne del piano di sopra, giovane migliore amica di Vani; Riccardo, l’ex che crede di poter riconquistare Vani e che le fa una corte serrata; e il commissario Berganza, affascinante poliziotto, che dimostra di aver bisogno di Vani, e non soltanto per le indagini.

Mi guarda. Lo guardo. Il calore che la mia guancia e la sua mano stanno sviluppando fonderà la macchina tra meno di un minuto, è inevitabile.

A parte che Vani Sarca, come giustamente la trama sottolinea, finisce per diventare l’amica un po’ strana da cui non vorresti separarti mai per quanto è caratterizzata bene, pure i personaggi secondari sono approfonditi benissimo, grazie ai dettagli psicologici che te li fanno vedere come se ce li avessi davanti. E poi non smetteresti nemmeno per un secondo di leggere i romanzi di questa serie che, come ho già detto la volta scorsa, sono eterogenei e potrebbero corrispondere a più generi letterari. Inoltre, e qui da lettrice ingorda quale penso di essere sono felicissima, Alice Basso innesta sapientemente nel racconto stralci del passato di Vani Sarca. E sapete quanto io sarei più che disposta a leggere anche del battesimo del protagonista, se fosse descritto bene e in questo caso lo è.

Sono gente strana, che ci si vuol fare. Gli scrittori, dico. Scrivono bramando disperatamente che la gente li legga e poi, quando la gente lo fa, pretendono di metterle paletti e steccati perché non si prenda troppe libertà. Non bisogna mai dire a uno scrittore che nel suo libro si è visto quello che ci si voleva vedere e non quello che voleva farci vedere lui. Si sentono fraintesi, traditi e offesi.”

 Alessia Garbo

  • 15
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
    15
    Shares

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *