“Nonnasballo” è un romanzo familiare, edito Cairo, che vi scucirà qualche sorriso e riuscirà ad emozionarvi.

 

Titolo: Nonnasballo
Autore: Mirko Zullo
Genere: Narrativa contemporanea
Costo copertina flessibile: €12,75
Link per l’acquisto: Amazon

Trama

Michelle ha poco più di vent’anni, non riesce a guardarsi nuda allo specchio e non ha mai avuto una storia d’amore. Vive in un piccolo paese di provincia e ha rinunciato all’università per aiutare la madre nella trattoria di famiglia. Ha una nonna, “la Milvia” – come la chiamano in paese -, che è sempre stata “una di quelle che difficilmente tenevi ferme” e che più di ogni altra cosa ama ballare. Per questo Michelle l’ha soprannominata Nonnasballo. Una nonna chiassosa, irruente, a volte scurrile, sempre straordinaria. Impossibile non volerle bene.

È lei, la nonna, ad averla cresciuta quando il padre se n’è andato da un giorno all’altro senza un’apparente spiegazione. Una fuga che nasconde un doloroso segreto che Michelle, per la vergogna, non è mai riuscita a confidare a nessuno. Poi un giorno, Nonnasballo inizia a non essere più la stessa. E la diagnosi del neurologo è una sentenza: Alzheimer. Per Michelle è il dramma, si sente sola e abbandonata. Nonnasballo non potrà più essere il suo punto di riferimento, forte e coraggiosa, fonte inesauribile di consigli. I ruoli si sono invertiti: ora è nonna la sua bambina, tocca a lei starle vicino come una mamma. Una storia che, con delicatezza e ironia, affronta il tema della malattia e dei rapporti famigliari.

Recensione

“Io, mamma, ho deciso di restare perché tu
e nonna eravate tutto ciò che mi rimaneva.”

Michelle ha ventisei anni, nessun amico, nessun amore a parte la nonna Milvia. Vive in un paesino dell’Emilia Romagna e dopo il diploma è rimasta a gestire la locanda di famiglia con la madre. Conduce una vita piuttosto solitaria, Michelle, ma a riempirla ci pensa Nonnasballo, così soprannominata per via della sua passione smodata per il ballo, e per una serie di altre cose… Un giorno, però, la Milvia inizia a perdere colpi ed è piuttosto severa la diagnosi del neurologo: Alzheimer. Michelle non può fare altro che votare la sua vita alla cura della nonna.

“Mia nonna, “la Milvia” –così la chiamavano
in paese-, è sempre stata una di quelle che
difficilmente tenevi ferme, come si suol dire.”

“Nonnasballo” è un romanzo completamente diverso da come lo immaginavo. Credevo che avrei letto un racconto fresco e giovane, magari qualche gaffe, e non avrei mai pensato ai retroscena che invece ci ho trovato. È anche breve, centosettanta pagine all’incirca, e si legge in due pomeriggi.

Tutti sanno quanto possano essere disfunzionali certe famiglie, chiunque sa quanti scheletri nell’armadio possa nascondere persino la persona che si crede di conoscere meglio. Michelle è nata in una di queste famiglie “sbagliate”. Il padre ha abbandonato lei e la madre all’improvviso, e Michelle ha abitato più dai nonni che a casa propria. Pure i rapporti tra nonna, madre e figlia non sono sempre stati idilliaci, ma la malattia della più anziana le costringerà a stare fianco a fianco, malgrado tutto, a ingoiare qualche rospo.

“Lei tossiva, di tanto in tanto. Nemmeno lei voleva
o poteva più parlarmi. Però rimarcava la sua presenza.
Era un gioco estenuante, dove a far molto più rumore
della brace erano tutti i nostri pensieri.”

La narrazione spetta interamente a Michelle, anche se la vera protagonista è la Milvia. Mi duole dire che ho trovato arduo giungere al 50% del testo, in quanto l’autore ha deciso di scrivere un lunghissimo preambolo, una chilometrica introduzione attraverso cui racconta chi è la nonna, che cosa ha fatto, che cosa ama fare, come parla, che cosa dice, chi sono le sue amiche, chi sono (stati) i suoi amori. Il tutto senza un dialogo, senza una scena, senza un minimo di costruzione, niente di niente. Ce n’era davvero bisogno? Oppure questo genere di informazioni si potevano disporre diversamente, magari all’interno della trama? Io propendo per la seconda “soluzione”.

“La sera, prima della doccia, guardo il mio
corpo allo specchio e capisco che ciò di cui
sento la mancanza non è la presenza di un uomo
nella mia vita, ma di tutto ciò che la mia vita
sarebbe stata se quella prima notte non fosse
mai esistita.”

Ciò detto, è un libro dolce e ironico e piacevole da leggere e ha un lessico particolare, che ho apprezzato. Ve ne consiglio la lettura.

Alessia Garbo.

 

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