Buon pomeriggio, Trattine. Ho letto un thriller per voi, Il ponte dei delitti. Titolo piuttosto suggestivo, vero? Vediamo insieme di che cosa parla.

Titolo: Il ponte dei delitti

Autore: Philip Gwynne Jones

Genere: Thriller

Costo e-book: €2,99

Link per l’acquisto: Amazon

Trama

Nathan Sutherland, console inglese a Venezia, ha il compito di risolvere i problemi dei connazionali in visita nella città lagunare. Un lavoro di solito noioso, ripetitivo, almeno fino a quando a Nathan non capita un’occasione singolare: in cambio di una grossa somma di denaro, dovrà custodire un piccolo pacchetto, al cui interno è contenuto un libro di preghiere illustrato dal maestro veneziano Giovanni Bellini. La proposta è allettante, per il console può voler dire cambiare vita e dedicarsi ai suoi passatempi preferiti. Ma suo malgrado si ritroverà al centro di una pericolosa disputa, un business mortale, iniziato vent’anni prima dai gemelli Domenico e Angelo Moro, che ruota intorno a un misterioso furto.

Tra i canali di Venezia si nasconde un mistero

Un thriller pieno di segreti, senza un attimo di pausa

  

Recensione

Puoi fare agli altri qualunque cosa se riesci a spaventarli abbastanza.

Un grande thriller

Un antico libro di preghiere

Un patto misterioso

Una città piena di ombre, così lo vende la casa editrice. Io invece vi dico che “Il ponte dei delitti” è un thriller che metterà a dura prova la vostra pazienza di lettrici. Si sviluppa intorno al 70%, prima è lento e molto descrittivo, ma non demordete. C’è da dire che la trama svela già tutto quello che c’è da sapere su questo romanzo.

Ecco, anche se non potete vedermi, sto osservando un minuto di silenzio per esprimere il mio disappunto verso le sinossi che rivelano il colpo di scena e il nome dell’antagonista.

Ok, andiamo avanti.

Nathan, console onorario a Venezia, ha il compito di risolvere i problemi dei suoi connazionali. È a lui che si rivolgono se hanno smarrito il passaporto, se hanno subito un furto o se semplicemente cercano un ristorante tipico. Un giorno un losco figuro si presenta alla sua porta per offrirgli una cospicua somma di denaro in cambio di un favore: tenere al sicuro dentro la sua cassaforte un pacchetto. Nathan, temendo che si tratti di un oggetto rubato o di materiale stupefacente, rifiuta, com’è ovvio; ma scopriremo che il tizio misterioso ha spiccate doti di persuasione. Il protagonista finirà per custodire il prezioso plico, che scopre contenere un libro di preghiere illustrato da Giovanni Bellini. Che fare a questo punto?

Mi rendo conto che una buona parte dei thriller si potrebbe risolvere a pagina cinque con una semplice telefonata alla polizia, e Il ponte dei delitti fa parte di questi. Mi dai un pacchetto da tenere, io non lo voglio, riconosco che contiene roba probabilmente rubata, una chiamata al 112 e mezz’ora dopo sono in un ristorantino in piazza a mangiare spaghetti alle vongole, libera e in pace col mondo intero. Dico bene o dico giusto, Trattine?

Ho trovato molto deboli le ragioni per cui Nathan non ha allertato le forze dell’ordine, sinceramente. Per fortuna l’intero romanzo si svolge nell’arco di tre giorni o poco meno e alla fine ci sta temporeggiare un po’ -com’è nel carattere del protagonista- in attesa di capirci qualcosa di più.

Adoravo il rituale mattiniero del caffè con la moka. Ripulirla dai residui del giorno prima. Riempire la base della caffettiera con l’acqua e il filtro col caffè. Metterla sul fuoco. Certo, ogni volta che stavo in cucina per più di trenta secondi Gramsci pensava che gli stessi preparando da mangiare, così mi allontanavo e facevo altro finché il caffè non traboccava. A quel punto tornavo indietro, mi versavo il poco che restava e con lo strofinaccio toglievo quello caduto sui fornelli. Era un rito imperfetto, forse, ma negli anni l’avevo affinato sempre più.

Se c’è una cosa che mi piace de Il ponte dei delitti è appunto la caratterizzazione di Nathan Sutherland, tanto precisa che sembra di conoscerlo di persona. Le descrizioni di Venezia sono pure pregevoli, e danno l’impressione molto vivida di camminare lungo le calle con il protagonista, mentre insieme scopriamo che non tutte le ombre della città sono inanimate e che alcune di queste lo stanno aspettando, acquattate.

“«Tutto svanisce, Mr. Sutherland, persino in una città come questa. Quando ero bambino guardavo sempre fuori pensando di vivere a Disneyland. Ormai non la sento più come la città mia e dei miei. L’hanno rivendicata i turisti. Li guardi». Indicò il ponte. «Brulicano come formiche.»”

Nathan cercherà a modo suo di risolvere il mistero che “The Venetian Game” (il titolo originale dell’opera) rappresenta. Furti, falsi d’autore, truffe, giochi pericolosi, giro di soldi e di vite… E imparerà a sue spese che esistono persone che si auto destinano all’infelicità, gente talmente crudele da esserlo persino con se stessa e i propri familiari, che vive la propria vita per distruggere gli altri, autodistruggendosi nel frattempo.

Il racconto spetta tutto al protagonista, la narrazione è in prima persona e introduce diverse comparse. I personaggi secondari, infatti, non sono che pennellate in un quadro di coinvolgimento più o meno diretto. Ci sono gli amici di Nathan, Federica e Dario; non mancano gli incartapecoriti antagonisti, che avrei voluto conoscere e approfondire un pelino di più, i quali intenti criminosi -per quanto mi sforzi- mi sfuggono.

Arrancai in cerca di un appiglio, e poi corsi lungo il viottolo passando sotto l’arco che separava la mia Venezia da quest’altra sconosciuta e spaventosa e, infine, raggiunsi il corridoio di ingresso al condominio.”

Nathan di colpo riconosce che Venezia, la città che lo ha amorevolmente adottato, potrebbe condurlo dritto alla morte, e che deve trovare una soluzione per proteggere se stesso e le persone che ama.

Allora mi colpì, la semplicità di tutta la faccenda. Se le complessità minacciavano di oscurare ogni cosa, bastava ignorarle e avrei trovato la strada per risalire al tema elementare. Ecco cosa mi ero perso. Cosa ci eravamo persi tutti. La semplicità, la chiarezza dell’insieme.”

 

Alessia Garbo

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One Comment on “Recensione: Il Ponte dei delitti di P.G.Jones”

  1. uhhhh! La trama sembrava molto promettente. Ma quand’ho letto che si sviluppa attorno al 70%………… non ce la posso fare!

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