Rogoredo, la ragazza del bosco è molto più che un romanzo sulla droga. È una testimonianza, un racconto veritiero da persone che la vivono sulla loro pelle.

 Il mondo underground, il “sottosopra” per intenderci, intriga. Non possiamo negarlo. Ciò che avviene sotto la superficie, a quelle persone che il più cercano di non guardare, ai fantasmi della società. Seguiamo Michele, e la sua guida Martina, alla scoperta di quel mondo. A conoscere coloro che non usano più la droga solo per sballarsi, ma per andare avanti ogni giorno. Leggiamo “Rogorego, la ragazza del bosco” per vedere con i nostri occhi ciò che è nascosto ai più.

Titolo: Rogoredo, la ragazza del bosco
Autore: Michele Agosteo
Editore: 
Self
Genere: Narrativa
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Trama:

In questo breve romanzo, l’autore accompagna il lettore nel mondo della tossicodipendenza riuscendo a descrivere non solo i luoghi, le figure e le problematiche, ma anche le fragilità più nascoste di chi, vivendo nella tossicodipendenza, teme il giudizio, si vergogna del suo stato e cerca di mostrarsi anche per quello che non riesce ad essere.

In particolare, la protagonista della vicenda, non è solo la giovane che frequenta il bosco della droga mischiandosi a loschi figuri, ma anche la ventenne che desidera avere un aspetto curato e delicato che ogni giovane donna vorrebbe avere. Una storia ambientata nei pressi del Bosco della droga di Rogoredo a Milano. Una delle più grandi aree di spaccio d’Italia.

Recensione:

Il mio stile preferito è sempre stata la prosa, sin da quando ero piccola ed ho iniziato a leggere. Ricordo ancora la contrapposizione delle letture – non so voi, ma nella mia scuola elementare avevo proprio il “libro di lettura”, questo volume pieno di piccoli estratti di altri libri che puntualmente divoravo, leggendo anche ciò che non avrei dovuto – alle poesie. Come mi immergevo, e mi immergo tutt’ora, nei romanzi. Come viaggiavo con la mente, le emozioni che erano in grado di stimolarmi.

Crescendo la situazione non è cambiata, anzi è forse “peggiorata”. La mia curiosità mi ha portato a variare, a leggere vari generi. Vari stili, come ad esempio il romanzo epistolare sebbene questo non sia tra i miei favoriti. E, continuando a vagando alla ricerca di nuovi romanzi, di nuove avventure, sono incappata anche in “ Rogoredo, la ragazza del bosco”, romanzo di Michele Agosteo.

“La cosa che però colpiva di più
erano le numerose siringhe. A mio
avviso, in terra, ce n’era una
ogni due metri”

Più che un romanzo, l’autore di “Rogoredo, la ragazza del bosco” si è dedicato in queste pagine ad una testimonianza. Un reportage scritto come se fossero appunti del suo diario personale. Pagine ove racconta ciò che vede, le persone legate a quel mondo che conosce e con cui si trova ad interagire, appunti di quel mondo nascosto sotto gli occhi di tutti.
Il racconto inizia quando l’autore, dopo aver ascoltato le notizie riguardo al boschetto di Rogoredo e allo spaccio di droga che si svolge all’interno, decide di recarvisi, di vederlo con i propri occhi.

Il mondo della droga, specie se romanzato, ha sempre attirato la mia attenzione, inutile negarlo.  Per questo quando mi sono trovata dinanzi la trama di “Rogoredo, la ragazza del bosco” non ho potuto dire di no! Il romanzo è trattato in prima persona, dagli occhi di Michele, il narratore che, però, non ha nulla di oggettivo. Anzi è coinvolto sin troppo dalla storia di Martina, dal loro rapporto.
Martina è una ragazza dipendente da queste sostanze, che frequenta il boschetto per procurarsi della droga. La sua vita non è null’altro che una continua ricerca di soldi, una costante richiesta di soldi che possano permetterle di acquistare ciò di cui abusa.

Non ha problemi, Martina, a fermare la gente in strada per avere qualche euro. Non si vergogna a chiedere costantemente soldi a Michele, sebbene sappia che lui sia sempre in bolletta.  Ingenuo, lui, che continua a darle soldi trovandola “carina e dolce” sebbene l’impressione che ho avuto di Martina sia anche qualcos’altro.

“ Quello non era vivere, ma un continuo
cercare di sopravvivere.”

Lo stile del romanzo è abbastanza semplicistico, come se si trattasse davvero di pagine di diario. Un genere che non mi fa impazzire, che sopporto soltanto in determinate opere ma che, non posso negare, in questo caso abbia svolto il suo scopo immediato. Le sensazioni provocate sono state principalmente di irritazione per il comportamento di Martina e l’ingenuità di Michele. E le domande che da questo sono state provocate. Come mi sarei comportata io nella sua situazione? Avrei cercato di aiutare Martina, o me ne sarei lavata le mani consapevole della difficoltà d’aiutare un tossicodipendente? Sto ancora cercando una risposta, seppur sia propenso per la seconda opzione. Ho letto davvero parecchi libri al riguardo, sentito anche delle conferenze e sono più che sicura che dare soldi a qualcuno che li usa per comprare della droga non sia il mondo giusto.

Anche qui sembra quasi impossibile trovare qualcuno che non abbia mai usato sostanze. Tutti coloro che l’autore incontra hanno avuto almeno un’esperienza. Hanno usato, o continuano a farne uso. E fa riflettere come sia così facile procurarsi della droga. Come sia così facile trovare gente che riesce a procurarsi qualcosa di illegale ad un prezzo quasi accessibile. Come non sia così raro trovare anche chi te la regala, una dose gratis che ti aiuta a varcare la soglia di una dipendenza senza fine.

È un romanzo, “ Rogoredo, la ragazza del bosco”, che fa pensare. Che fa provare quella strana sensazione alla bocca dello stomaco, quell’angoscia.  Non di certo uno di quelli da immettere nella mia cerchia dei libri preferiti, ma crudo e diretto quel tanto che basta per farsi domande, per sbatterti in faccia la verità, per convincerti a stare lontano da un mondo che potrebbe risucchiare come un buco nero.


Ambra Ferraro. 

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