Buon pomeriggio, Trattine. Oggi vi parlo di un romanzo che si legge tutto di un fiato.

Titolo: Scrivere è un mestiere pericoloso

Autrice: Alice Basso

Genere: Thriller (ma incasellarlo è riduttivo, credetemi)

Prezzo e-book: €8,99

Link per l’acquisto: Amazon

Trama

La sua nuova sfida è creare un ricettario dalle memorie di un’anziana cuoca. Un’impresa ardua, quasi impossibile. Perché Vani non ha mai preso una padella in mano, e non le è chiarissimo il significato di parole come scalogno o topinambur. Ma inaspettatamente, mentre esegue l’incarico con il conforto morale di un gourmet come il commissario Berganza, una rivelazione cattura il suo interesse: la cuoca confessa un delitto. Un delitto che riguarda una delle famiglie più in vista di Torino, e che per la cronaca ha un altro colpevole. Berganza abbandona i fornelli per indagare, e adesso è lui ad aver bisogno di Vani, del suo dono che le permette di osservare le persone e scoprirne i segreti più nascosti. Eppure la strada che porta alla verità è lunga e tortuosa. A volte la vita assomiglia a un giallo, piena di falsi indizi: solo l’intuito di Vani può smascherarli.

Recensione

Io ho vissuto più avventure

fatte e finite nei libri di quante ne abbia viste anche solo

cominciare nella vita vera. Semmai è proprio la vita vera

quella che rimane sempre lì appesa per aria, e solo una volta

ogni eone va a parare da qualche parte. È nella vita che

trama e intreccio il più delle volte lasciano a desiderare: nei

libri, perlomeno in quelli buoni, tutto ha un coronamento,

un senso. È un tale sollievo.

Considerazione iniziale: sono felice di aver letto questo romanzo.

Nota aggiuntiva: sono più che contenta di recensirlo per voi Trattine.

Silvana Sarca, detta Vani, veste punk, si nutre di birra scura, vive di libri, è intollerante verso il genere umano, risolve delitti e di mestiere fa la scrittrice. Il suo nome, però, non compare sulle copertine, perché Vani è una ghostwriter e scrive per conto di altri. Per lavoro entra nella testa di autori, blogger, personaggi dello spettacolo, medici e ne tira fuori il romanzo perfetto, il saggio perfetto, la biografia perfetta.

Sempre per lavoro, entra nella testa dei criminali e stana i colpevoli per conto della Polizia.

Stavolta la sfida consisterà in un ricettario dove ingredienti, tempi di cottura e aneddoti familiari dovranno coesistere in armonia, e per redigerlo a Vani toccherà intervistare un’anziana cuoca, Irma Envrin.

Vani accetta con riserva l’incarico, non che abbia molta scelta, comunque. Non sa nemmeno cuocersi un uovo, figurarsi descrivere al meglio delle sue capacità una ricetta, ovviando ai buchi di memoria dell’ultra ottantenne, ma le bollette non si pagano da sole.

Con somma sorpresa della protagonista, però, Irma si rivela una donna dalla mente piuttosto arguta e dalla conversazione brillante. Vani si ricrede, tutto sembra andare per il verso giusto… Fino a quando Irma non dichiara candidamente di avere ucciso lei Adriano Giay Marin, erede della famiglia più in vista di Torino, per cui ha prestato servizio tanto a lungo. Cinque anni prima, Aldo Giay Marin -fratello della vittima- aveva confessato il delitto ed era stato arrestato. Che abbia coperto Irma per tutto questo tempo?

Oggi è tanto simile a me, sarcastica e secca e isolata da tutto e tutti, tranne che dai suoi ricordi che, peraltro, chissà quanto reggeranno ancora. Ma una volta? Possibile che sia stata un’affasciante, spigliata, procace rubacuori? Fa pensare. Quindi si può partire bene e poi diventare Vani Sarca per progressiva degenerazione.”

L’inaspettata rivelazione della signora Envrin potrebbe portare alla luce dinamiche sepolte e Berganza, commissario di Polizia, nonché capo e amico di Vani ed esperto di cucina, si vede costretto a riaprire il caso Giay Marin. Le piste da seguire sono molte e la soluzione parrebbe essere la più scontata, o magari si rivelerà la più inattesa e sconcertante.

“Scrivere è un mestiere pericoloso”, dice bene il titolo. Tu pensi: Ma dai, che cosa può mai succedere a una scrittrice? E poi te la ritrovi che fa a botte con l’ex al party di Natale.

Ho trovato stupendo lo stile di Alice Basso. Colto senza mai scadere nell’erudizione, ricco di omaggi alla letteratura, fresco e divertente, non mi ha stancata neanche per un secondo. L’autrice, tramite l’unico POV della protagonista, fa un uso molto sagace di frasi spezzate.

Grazie, neuroni. Vedete che ogni tanto, quando serve, anche voi.”

La trovo simpaticissima. E adoro le metafore divertenti che crea e la maestria con cui le piazza. Vi faccio un esempio.

E, mentre ascolta Berganza, quello che ha luogo sul viso di Delia è una specie di tracollo. Ha un sussulto sgomento misto a dispiacere, come una bambina a cui venga ricordato che la festa di compleanno starà anche venendo benissimo ma domani c’è scuola e alle nove tutti a casa.”

Nella scheda in alto ho aggiunto che è riduttivo incasellare questo romanzo. Inutile, più che altro, dato che potremmo collocarlo invariabilmente nelle categorie Polizieschi, Rosa, Chick lit. Leggere per credere.

Io ho sempre pensato che il mio personaggio femminile preferito sarebbe stata un’eroina romantica e invece mi tocca dire che Vani Sarca è sicuramente la migliore protagonista degli ultimi tempi, dei miei ultimi tempi, almeno. Una donna che crede di vivere attraverso i libri e che invece sa molte cose sulla vita vera, ironica, empatica, che non ha paura di dire ciò che pensa, ma anzi durante una discussione riesce a comunicare per tempo tutto ciò che noi comuni mortali di solito rivanghiamo dopo (quando è completamente inutile) mangiandoci le mani. Vani non teme di essere impopolare, sa di esserlo. E fa, benissimo, quello che ho sempre sognato di poter fare anche io: capire le abitudini, le motivazioni e la realtà di qualcuno semplicemente guardandolo.

Si goda la vita, Sarca. Non è sempre pericoloso. A volte esistono gli imprevisti, e possono pure essere piacevoli. Se lo lasci dire da un vecchio sbirro a cui non par vero di avere ancora qualcosa per cui farsi stupire.”

Alessia Garbo

 

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