Cari lettori, proprio lo scorso anno vi ho parlato di questo libro: Tutto il tempo del mondo, di Sara Purpura allora edito in self-publishing, oggi in libreria grazie a Mondadori. 

All’epoca avevo appena finito di leggere l’intera trilogia, ed ero assolutamente su di giri per la storia tormentata di Des e Anais. Oggi, nonostante non sia una mia abitudine rileggere i libri seppure molto apprezzati, sono di nuovo qui a parlarvi di questi due ragazzi e del loro amore. Un sentimento folle, pericoloso, impossibile da reprimere nonostante tutto e tutti. O quasi… 

Ho impiegato un po’ di tempo nel rileggere questa storia, ma solo a causa dei mille impegni lavorativi e personali delle ultime settimane, però adesso sono assolutamente pronta a riparlarvene con dovizia di particolari. No. Niente spoiler, solo emozioni e sensazioni. 

Prima, però, qualche dettaglio su cover e trama: 

Titolo: Tutto il tempo del mondo 
Autrice: Sara Purpura 
Editore: Mondadori 
Link d’acquisto: Amazon 

Trama: 

Anais Kerper è la ragazza che tutte vorrebbero essere. Bella, intelligente, di famiglia benestante. Ha al suo fianco il ragazzo ideale e davanti a sé un futuro radioso. Eppure, dietro questa patina di perfezione, lei sta andando in pezzi, incapace di ribellarsi a una vita che non le corrisponde affatto. Una vita di cui ha il pieno controllo solo quando, chiusa fra le quattro mura del suo bagno, cerca il dolore per sfuggire alla realtà. Desmond Ward è un ragazzo difficile. Orfano da quando aveva sette anni, ha alle spalle un passato di continui abbandoni e un’anima rattoppata. Nera. Sporca. Marcia. Ma il destino sembra finalmente tornare a sorridergli il giorno in cui una facoltosa famiglia decide di prenderlo in affido, regalandogli così la possibilità di una vita diversa, e forse perfino il sogno di diventare un giocatore professionista di football. Una volta giunto nella loro villa, però, conosce Anais, la sua futura sorellastra, stupenda e fragile. E, subito, quello che è stato il loro mondo fino a quel momento si sgretola. L’uno coglie negli occhi dell’altra il suo stesso tormento e l’attrazione si fa largo dirompente. Incontrollabile. E proibita. Ciononostante Des e Ana non possono smettere di cercarsi, desiderarsi, e amarsi, perché solo l’uno tra le braccia dell’altra, per la prima volta, capiscono cosa significhi vibrare e sentirsi vivi. Ma il mondo “fuori” non si lascia mettere in un angolo, al contrario si fa avanti minaccioso e li costringe a chiedersi fino a dove sono disposti a spingersi per difendere il loro amore. Quella di Anais e Des è una scelta difficile. Un sì o un no che richiederebbero un istante per essere pronunciati. Ma «la vita è fatta di istanti. E di respiri impigliati in gola, e del cuore in fondo allo stomaco che li precede. E poi c’è il “mentre”: quell’attimo in cui decidi se essere felice o soffrire». 

Recensione: 

Prima di lanciarmi nella recensione di Tutto il tempo del mondo, premetto di non aver riletto ciò che ho scritto l’anno scorso dopo la prima lettura. Perché? Be’, voglio darvi come sempre il mio parere sincero e non condizionato. 

La storia di Des e Anais, trascina. La narrazione è fin da subito calzante, Sara Purpura ti catapulta nella vita tutt’altro che facile di questi due ragazzi – Anais per prima, Desmod subito dopo – e tu non puoi fare altro che prenderne atto. Le pagine, le parole, frase dopo frase ti inchiodano e non vuoi altro che un po’ di pace per poter arrivare alla fine. Per scoprire come andrà a finire, se qualcosa di buono può esserci anche per due vite apparentemente distanti ma mai più simili di cosi. 

Anais ha tutto dalla vita, o così può sembrare. Una casa lussuosa, la possibilità di studiare, un fidanzato popolare. E invece le manca tutto… proprio come Desmod. 

A partire dall’amore dei suoi genitori. Per loro è solo un progetto, come lo è sua sorella Eva, e questa consapevolezza le provoca dolore. Un dolore lancinante che cerca di sopire con altro dolore, arrecandosi del male fisico con il cibo ingurgitato in sovrabbondanza e poi rigettato, oppure tagliandosi. Sì, Anais soffre di quei disturbi che spesso ti fanno sentire impotente… non sai cosa fare, come aiutare, e infatti la sua migliore amica rimane inerme. 

Lei lo sa, sa che Anais si taglia o rimette tutto ciò che mangia. Eppure, cosa a cui non avevo dato peso nella prima lettura, non le presta soccorso. Non allerta i familiari, o qualche professore a scuola, semplicemente non fa niente. Si limita a consolarla, pensando che forse prima o poi Anais riuscirà a farcela da sola. 

A non rimanere inerme, per quanto la cosa lo faccia sentire spesso impotente, è Desmod. 

Lui si accorge subito delle ferite che Anais si infligge da sola. Desmond, il ragazzo che suo padre ha preso in affido e che adesso vive a casa dei Kerper, non si limita a guardarla. Lui la vede! 

“Io lo so cosa vedono gli altri quando mi guardano. Se io guardassi una tipa come me, saprei benissimo cosa pensare. Una ragazzina viziata, cresciuta nella bambagia. Ma io non sono quella che gli altri vedono, Des”. 
“Io ti vedo”. 
Io. 
Ti. 
Vedo. 
E il mio mondo implode; inchiodo i miei occhi ai suoi, ma stento a mantenere il contatto. 
Il suo sguardo è talmente profondo che mi fa quasi paura. Vorrei annegarci dentro, perché so che in qualsiasi luogo Des sia in grado di portarmi, sarebbe comunque meglio di questo. 

Sono due ragazzi feriti dentro, laddove è difficile guardare. Ma si riconoscono, loro lo fanno da subito.  Sanno di essere simili, in qualche maniera, e forse è per questo che si sentono attratti l’uno dall’altra fin dal primo sguardo. 
Lo negheranno, Anais più che Desmond. Cercheranno di resistersi, di mantenere le distanze per non aggiungere problemi alle loro vite già complesse. Ma sembra non esserci niente, neppure la ragionevolezza difficile da mantenere quando non hai ancora diciotto anni, che possa mettersi davvero tra loro due.

Nemmeno l’eventualità che Desmond possa accettare di farsi adottare dai Kerper dopo il periodo d’affido, sembra farlo. O le promesse che lui ha fatto a Braden, il ragazzo con il quale ha vissuto per tanti anni e con il quale condivide il ricordo di troppi soprusi subiti. Gli ha promesso che avrebbe usato questa occasione per prendere in mano la sua vita e farne qualcosa di buono, e quando ci fosse riuscito sarebbe tornato indietro a prenderlo per portarlo fuori da quell’istituto.
Eppure, a un certo punto per Des non c’è altro che Anais. Il pensiero costante dei suoi capelli che profumano di miele, dei suoi occhi grandi e quei brutti segni sulle braccia. 

Lui vuole aiutarla e la desidera, a discapito dei suoi sogni e della possibilità di diventare una stella del football. A discapito di molto altro, qualcosa alla quale non era preparati. Alla quale nessuno può essere preparato, e che arriva come un pugno nello stomaco anche per il lettore. 

L’intero romanzo è narrato con una forte carica emozionale, i sentimenti sono spesso crudi ed espressi con una forza tale da entrarti sottopelle. Nella nuova versione, quella edita da Mondadori, ho notato alcuni paragrafi aggiuntivi che hanno dato alla storia un valore aggiunto. L’editing è curato alla perfezione, nessuna sbavatura o errore di battitura… una lettura scorrevole, piacevole e carica di pathos. 

Consigliato. 

 

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