Dall’autrice del bestseller Mi manchi, ti voglio, ti perdono un nuovo romanzo di Elisa Gentile, “Voglio noi”, una storia densa ed intricata.

SINOSSI

Celeste ha poco più di vent’anni ed è la madre di Axel. Ma Celeste è anche Cleo, ovvero la ragazza che lavora part-time in un supermercato e vive una storia d’amore molto passionale con un ammiraglio della Marina inglese. E infine, Celeste è Blue, una spogliarellista in un locale che si chiama Sublime… Matteo ha quasi trent’anni, ha lasciato Bologna per sfuggire al suo passato e si è trasferito a Vignola, dove vive insieme alla sua compagna, Lea. A loro Celeste lascia Axel quando la notte lavora al Sublime. Matteo la disprezza per questo. Durante l’addio al nubilato di un suo amico, il ragazzo scopre che Celeste e Blue sono la stessa persona. A questo punto, l’astio nei suoi confronti si trasforma in vero odio, prima di lasciare spazio a un sentimento travolgente che mai avrebbe pensato di poter provare…

RECENSIONE

La storia di Celeste, è una di quelle che potrebbe essere pane per i giornalisti, che si sa, hanno sempre denti affilati. È infatti figlia di una delle famiglie più in vista del modenese; i suoi genitori sono proprietari di una multinazionale e riempiono le pagine di cronaca mondana con i loro successi finanziari e la loro vita secondo etichetta di gente ricca. Ma si sono dimenticati di lei, volutamente, da quando hanno saputo che era rimasta incinta di Axel. Non hanno mai accettato il disonore e per questo si tengono alla larga. Celeste è però una donna forte, che si barcamena tra il lavoro di cassiera al supermercato e quello di spogliarellista in un locale notturno, pur di non fare mancare nulla al suo bambino. Lei è sola al mondo, se non fosse per quei due santi dei vicini e sua zia, che ogni tanto la aiutano con Axel.

È difficile contemperare e soprattutto fondere le personalità differenti di Celeste, Cleo e Blue in un unica persona; non è affatto semplice convivere con tre spiriti per niente affini che vogliono abitare la medesima anima; e non è un impresa da niente essere una madre che ha grossi scheletri nell’armadio ed un uomo che per lei ha sempre i minuti contati.

Ogni giorno Celeste si alza e ha un pesante fardello da portare addosso, oltre gli sguardi di disprezzo puntati addosso da Matteo, il suo vicino, che non perde occasione per rinfacciarle le sue mancanze come madre, e la sua ingenuità come donna. Matteo è duro, è aspro, ha degli occhi di metallo che la trafiggono molto di più delle parole offensive che le rivolge. Un atteggiamento, che infastidisce pure la sua compagna Lea, la quale inizia a nutrire dei sospetti nei confronti di Matteo e Celeste…
Si sa che l’odio e l’amore sono due facce della stessa medaglia, e la passione travolgente non tarda ad arrivare, investendo Celeste e Matteo come un fiume in piena…

Una storia d’amore, questa, sentita e sofferta, ma che purtroppo arriva prima del previsto e che nasce secondo il cliché della tresca, anche se dura poco, prima di trasformarsi in relazione. Devo ammettere che dalle premesse del romanzo, e dal carattere sempre dignitoso di Celeste, nonostante i suoi trascorsi di ragazza madre e di spogliarellista, mi aspettavo che la loro storia nascesse da un sentimento più puro, basato sul rispetto e la conoscenza reciproca, di due anime ferite, quali essi stessi sono. In altre parole, mi aspettavo più coerenza con la caratterizzazione dei personaggi che la stessa autrice ha delineato in precedenza.

L’episodio clou, che ha scatenato, per così dire, il sentimento fra i due, ha schiacciato la dignità di Celeste, che fino a due secondi prima lei stessa aveva difeso a spada tratta. Se a ciò si aggiunge la velocità quasi frettolosa dello sviluppo narrativo del loro amore, ed un epilogo che già si preannuncia molti capitoli prima, devo dire che questo romanzo mi ha lasciato delle perplessità. Perplessità anche alimentate dall’accostamento linguistico di descrizioni di sofferenza d’amore atroci, a quelle che raccontano con una minuzia di particolari lo spogliarsi per andare in doccia, dei panni da lavare, e di ogni azione del vomitare abbracciata ad un wc.

Questi accostamenti, mi hanno scombussolata: un attimo prima ero tra le pagine a percepire la sofferenza di Cleo un attimo dopo a sentir parlare del caldo spugnoso dei tappetini del bagno. Questo stile narrativo, secondo il mio gusto personale, spezza in modo drastico la continuità della lettura, e la compartecipazione con gli accadimenti del romanzo. Inoltre devo aggiungere che anche se ho amato la confessione di Matteo sul suo passato doloroso, descritta egregiamente, come pure il cuore di mamma che fa da fil rouge a tutta la trama, ho però non apprezzato molto, in alcuni punti, il linguaggio narrativo, che sembrava più una telecronaca in diretta che la cronaca cartacea di una vicenda romanzata.

Le mie titubanze, restano le mie. Magari la vostra lettura potrebbe essere totalmente diversa, anche perché la storia di Celeste è densa e contrita di significato.

xoxo Mary.lla

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