Una ragazza con i piedi ben piantati per terra può vivere un amore da sogno con un bel principe? Beh, se il principe di chiama Viktor ed è svedese, come il protagonista dell’ultimo romanzo di Karina Halle edito Newton Compton, le probabilità che succeda, sono davvero ottime.

Autore: Karina Halle
Titolo: Il principe svedese
Editore: Newton Compton
Genere: Romance
Data uscita: 1 aprile 2019
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Trama:

Non ho mai creduto nelle favole. Non sono una di quelle che perdeva tempo ad aspettare il Principe Azzurro. Crescere in una piccola città della California, insieme con sei fratelli più piccoli, ti insegna che è davvero improbabile che l’amore si presenti alla tua porta invitandoti per una cavalcata romantica verso il tramonto. Quando i miei genitori sono morti e tutte le responsabilità sono ricadute su di me, ho imparato che è inutile sognare e che bisogna guardare la vita per quello che è. Ma poi il destino ha letteralmente trascinato un principe al mio campanello.

All’inizio pensavo che Viktor fosse un ricco uomo d’affari, incravattato, bello in modo assurdo. Ma dietro il suo fascino pacato si nascondeva un uomo in fuga dal proprio destino. Viktor di Casa Nordin, Sua Altezza Reale della Corona Svedese era quanto di più lontano potesse esistere dalla mia vita ordinaria. Eppure questo incontro ha cambiato tutto. Può esistere un lieto fine anche per chi non crede nelle favole?

Recensione

Quando un romanzo inizia citando uno dei miei film preferiti: Vacanze Romane. Diciamo che le mie aspettative su di esso raggiungono livelli davvero alti. Insomma, Gregory Peck e Audrey Hepburn! Avete presente la storia? Lei principessa in fuga e lui giornalista d’assalto, un amore complicato nato nel modo più semplice possibile ed è proprio un amore come il loro a sorprendere Viktor e Maggie.

Una camera da rifare, un uomo bellissimo e nudo, un incontro improvviso ed esilarante. Ed è in un modo bizzarro che la cameriera di Tehachapi, Maggie, conosce Viktor, il principe svedese, che in realtà sta fingendo di essere Johan Andersson. Perché? Perché in questa storia chi sta fuggendo dal suo mondo è lui, il principe. Maggie, all’inizio, non sa chi sia ma ne rimane affascinata e non solo perché lo becca completamente nudo a gironzolare per la sua camera d’albergo.

Una bestia gigante e nuda. Mi blocco immediatamente,
sussultando, e il tipo si allontana da me tornando
nella stanza. Pare non mi abbia notato. Anzi, si
muove con una certa spavalda noncuranza, giuro.
Nudo, fico e spavaldo. So che dovrei uscire di
corsa prima che si giri e mi veda.

Ed è così che i loro due mondi, che più diversi non potrebbero essere, arrivano a collidere. Da una parte abbiamo il “casino” che è Maggie, e lo dico in senso positivo. È una ragazza solare, divertente che sceglie la famiglia al posto di se stessa quando tutto sembra crollarle addosso. Diventa una madre, non più solo una sorella maggiore, ne acquisisce ogni aspetto dal più pratico (portare i soldi a casa) al più difficile (badare a tutti i fratelli, anche se il più delle volte vorrebbe scappare lontana da tutti loro).

Maggie vive, anzi, sopravvive facendo quello che reputa giusto, anche se non si sente all’altezza del ruolo che ricopre.

Dall’altra parte c’è Viktor. Che dire di lui? Sembra un libro aperto, ma in realtà sta fuggendo dalle responsabilità che ha come futuro re di Svezia, ma a sua discolpa devo dire che lui non era il primogenito, perciò quelle attenzioni, quelle continue richieste, lo stavano facendo impazzire. Si ritrova così a vivere un’avventura in cui, i suoi genitori, sperano ritrovi se stesso e accetti la sua nuova natura. Ma Viktor, anche se non lo sa, ha tutte le qualità per diventare re. Inoltre, è un bravo ragazzo, uno di quelli che aprono la porta per farti entrare in un locale o che ti spostano la sedia al ristorante.

Sarebbe quindi una bestia rara, anche senza il sangue blu.

Il principe svedese mette, perciò a confronto, due modi di reagire alle responsabilità, due modi di vivere un lutto, due modi di vivere. Viktor fugge, Maggie resta. Sarà per questo che lui ne è così affascinato?
Il grande tema del romanzo quindi, posso affermare con certezza, è il peso che tutti noi diamo alle nostre azioni e alle loro conseguenze. Ho amato che una ragazza così giovane abbia scelto di rinunciare alla vita di New York, alla sua libertà, per tornare a casa a fare qualcosa di così lontano da lei e dalla sua nuova vita. Ho apprezzato che per una volta, quella forte e determinata, fosse la donna protagonista e non la sua controparte. Non fraintendetemi, Viktor ha tante altre qualità e riuscirà anche a capire i suoi errori e a diventare un ottimo principe, ma all’inizio non è un grande esempio. Cosa che lui capisce non appena vede il modo in cui quella ragazza gestisce sia il dolore che la sua nuova vita.

E se la storia di questa coppia che sembrerebbe così male assortita, almeno sulla carta, non fosse abbastanza, a colpirmi sono state anche le ambientazioni innevate e sofisticate della Svezia e quelle calde e familiari di Tehachapi. Tutto è descritto al meglio, compreso il palazzo reale che sembra uscito da una vera e propria favola.

La bravura di Karina Halle però non sta solo nell’aver utilizzato uno stile davvero impeccabile (peccato per qualche refuso qua e là nella traduzione), sta anche e soprattutto nell’aver presentato tutti i personaggi al meglio. Non conosciamo solo Maggie e Viktor, noi conosciamo tutti i fratellini di lei, gli amici di lui (attendo con ansia di sapere di più del principe Magnus!), i domestici, le guardie del corpo e soprattutto i reali svedesi. Ogni personaggio viene portato davanti ai nostri occhi. Alla fine, anche se a parlare sono stati solo i due protagonisti, ho potuto avere nella testa un quadro generale su tutti loro, grazie alle minuziose descrizioni dei caratteri e delle peculiarità di ognuno di loro. Un delizioso quadretto, davvero.

Il principe svedese è un romanzo ottimo per chi ha bisogno di staccare la spina, ma anche per chi ha bisogno di riflettere sul suo posto nel mondo, perché non è mai tardi per cambiare idea, per decidere di prendere ciò che ci spetta senza badare a chi ci guarda o a come lo fa.

Credo che questo sia l’amore, aver sempre
bisogno di qualcuno. Il bisogno non deve per forza
essere una cosa brutta, o da deboli. È parte della vita.
Abbiamo bisogno di aria per respirare e di cibo
da mangiare. Abbiamo bisogno di certe persone
nella stessa maniera. In fin dei conti è
questo che ci tiene vivi. 

Gioia De Bonis

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