Stato e Chiesa hanno sempre avuto un rapporto ambiguo ma c’è stato un tempo in cui, più che mai, quest’ultima non ha saputo scindere i suoi doveri. Era un tempo in cui Roma era guidata da grandi casate come quella degli Orsini, “I lupi di Roma” come li definisce Andrea Frediani.

Che la Chiesa Cattolica si sia arrogata diritti che non le spettavano, enfatizzando l’editto di Tessalonica del 380, è storia ormai risaputa. Da religione di stato, volta alla cura delle anime, con il tempo i papi che si sono susseguiti sono diventati, più che pastori, veri e propri strateghi politici. E con lo scisma d’Oriente la situazione è degenerata arrivando a far eleggere “pastori” che vedevano il loro come un ruolo di potere e di guida di forze armate più che di anime smarrite. Papi che, una volta eletti, pensavano al tornaconto personale e all’ascesa della loro famiglia e, se state pensando ad Alessandro VI sappiate che ancora prima, nel 1277, ci pensò Niccolò III, alias a Giovanni Gaetano Orsini, a favorire l’ascesa della sua famiglia, come ci racconta Andrea Frediani.

Recensione i Lupi di Roma

Titolo: I lupi di Roma.
Autore: Andrea Frediani.
Genere: Romanzo storico.
Editore: Newton Compton Editori.
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Trama

Un grande romanzo storico.
La saga della famiglia Orsini.
Una feroce lotta per il potere tra le più potenti famiglie di Roma.

Nel 1277, una feroce lotta per il po­tere si scatena in occasione del con­clave. Dopo sei mesi di sede vacante, la famiglia Orsini riesce a far eleg­gere un proprio esponente. Il nuovo pontefice, Niccolò III, si propone di arginare lo strapotere di Carlo D’An­giò, re francese di Napoli e senatore di Roma, ma mira anche a consoli­dare le fortune della famiglia. In bre­ve gli Orsini assumono il controllo di Roma, di Viterbo e del collegio cardinalizio. Tuttavia le ambizioni del papa e di suo cugino, il cardina­le Matteo Rubeo, obbligano alcuni membri della famiglia, come Orso, podestà di Viterbo, e Perna, spinta da un amore proibito, a sacrificare i loro stessi sentimenti.

Ma l’ascesa della dinastia viene interrotta da un evento imprevedibile, che esporrà gli Orsini alla vendetta dei loro tanti nemici. In cerca di riscatto, gli Orsini scopriran­no che farsi campioni degli ideali di libertà può essere un obiettivo più gratificante del dominio. Da Bolo­gna a Palermo, passando per Firenze, Viterbo e Roma, si faranno quindi protagonisti delle lotte tra guelfi e ghibellini, per le autonomie comunali e dei Vespri siciliani, imprimendo la loro mano sul ricco affresco dell’Italia tardomedievale. Questa è una storia di potere, di fede, di amore e di san­gue. Questa è la storia della famiglia Orsini, i Lupi di Roma.

Andrea Frediani

Recensione

Premesso che sono un amante del genere storico, ammetto di non aver mai letto un romanzo di Andrea Frediani. Il mio interesse è volto per lo più alla storia contemporanea rispetto a quella medievale, per me troppo turbolenta e ciclica. Per anni infatti l’Italia è stata guidata sempre dalle stesse famiglie che, ciclicamente, si alternavano il potere, come nel caso della famiglia Orsini, una delle più grandi casate della storia e che l’autore definisce “I lupi di Roma”.

Non è difficile comprendere il perché di questa definizione se si pensa agli eventi del 1277. In quell’anno infatti sale al trono papale (perché parliamo di un periodo in cui il Papa era un vero e proprio sovrano) Niccolò III esponente degli Orsini. In breve tempo dalla sua elezione il papa si dichiara uno dei primi nepotisti cattolici e difatti la sua famiglia, formata dalla coalizione Orsini, Colonna e Malabranca, si aggiudica il controllo non solo del collegio cardinalizio con l’elezione di cardinali molto giovani, ma anche dei territori di Roma e Viterbo.

In breve le lotte tra Guelfi e Ghibellini si intensificano sul territorio italiano, il re di Napoli Carlo d’Angiò, senatore di Roma, da migliore alleato passa a peggior nemico della Chiesa e la famiglia Orsini non può che rispettare tacitamente il volere del papa e del cugino, il cardinale Matteo Rubeo Orsini, che giocano a fare il bello e il cattivo tempo sulla penisola.

Ciò che mi ha colpito in maniera particolare di Andrea Freudiani è lo stile calzante, difficile da riscontrare in romanzi storici di questa epoca. Riesce infatti a narrare in modo egregio la storia originale, permettendo al lettore di comprendere gli intrighi e i giochi di potere che guidavano lo Stato e la Chiesa dell’epoca. Ma più di ogni altra cosa mi ha sorpreso la perfezione con cui vengono narrate, sedute, riti e cerimonie, partendo da quella di incoronazione del papa a dimostrazione di quanto quella che doveva essere una guida spirituale, perdesse ogni suo interesse dinnanzi al potere materiale.

“Magari non tutti riconoscevano la superiorità dei papi su re e imperatori, ma Dio sì, ed era quello che contava”.

Niccolò III non vede la sua elezione come un’opportunità per guidare le anime alla salvezza, ma come uno strumento per portare in auge la sua famiglia con la grazia del Signore. A fomentare le sue idee la presenza del cugino Matteo Rubeo che obbliga i membri della famiglia ad accettare con devozione le scelte del papa. Ma tra loro vi è chi ha dei dubbi e vede le macchinazioni del papa e del cardinale per quelle che sono: un modo per avere tutto il potere ad ogni costo, per diventare “I lupi di Roma”.

È il caso di Orso e Perna Orsini, personaggi che si vedono costretti a sacrificare i loro sentimenti per il bene della famiglia. Il primo podestà di Viterbo ricopre un ruolo che non gli permette di ribellarsi al suo sovrano, la seconda una donna, non ha voce in capitolo in quel periodo. Eppure sanno che non è giusto.

“Non è l’adesione alla famiglia che rende felice un essere umano, ma l’amore per chi ha scelto di condividere la propria vita”.

La sete di potere del papa non si limita a Roma e in breve tempo la famiglia si rende protagonista di guerre volte all’eliminazione della potenza francese sul territorio italiano arrivando anche Palermo. Ma forse Dio aveva altri piani per gli Orsini, che da capi del mondo si ritrovano a fare i conti con i propri rivali, stanchi ormai della loro supremazia.

Ne “I lupi di Roma” Andrea Freudiani accosta personaggi realmente esistiti a trame che rendono la storia ancora più avvincente e che permettono a chiunque di appassionarsi, di comprendere i giochi dietro la lotta per il potere temporale dei papi, ma soprattutto per scoprire la lotta tra spirito e potere nella Chiesa Cattolica. Infatti, se da una parte abbiamo “I lupi di Roma”, pronti a prendersi tutto con la forza, Andrea Freudiani non dimentica di sottolineare chi, con passione e devozione, abbraccia pienamente l’insegnamento di Cristo, come nel caso di Margherita Colonna, realmente esistita e beatificata da papa Pio IX, e che qui ricopre il ruolo della coscienza per l’intera famiglia, seppur non giustamente considerata a tempo debito.

Io per prima mi sono sorpresa della passione che mi ha spinta a leggere questo romanzo e dell’interesse che ha fatto crescere in me verso questo periodo storico. “I lupi di Roma” non si limita a dettare la storia, ma ci porta ad interiorizzarla, capirla e anche apprezzarla, merito della grande capacità di ricerca e narrazione di Andrea Frediani.

Fabiola Criscuolo

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