Un viaggio attraverso le ferite che la vita a volte infligge, nella terra d’origine della protagonista, l’India, dove oltre alle storie appartenute alla sua famiglia ritroverà anche quella se stessa che Jaya aveva smarrito.

“La cacciatrice di storie perdute” è un romanzo che va alla scoperta dei segreti che hanno cambiato il destino di una generazione, tra il profumo di spezie che è quasi percettibile attraverso le parole scritte e quel sapore agrodolce delle tradizioni e degli avvenimenti della storia dell’India. 

Titolo: La cacciatrice di storie perdute
Autore: Sejal Badani 
Editore: Newton Compton 
Data di pubblicazione: 06 giugno 2019
Link d’acquisto: Amazon 

Trama: 

Jaya ha il cuore spezzato. Ha tentato a lungo di avere un bambino, ma dopo la terza gravidanza interrotta sta cominciando a perdere le speranze. Anche il suo matrimonio inizia a sfaldarsi e così, nel disperato tentativo di ritrovare sé stessa, decide di allontanarsi da New York per riavvicinarsi alle sue origini indiane. Non appena Jaya arriva in India viene immediatamente sopraffatta dai colori, dai profumi e dai suoni.

Ogni cosa ha un fascino esotico, per lei, e ben presto il desiderio di riscoprire la cultura della sua famiglia prende il sopravvento. Ma ci sono segreti del passato a lungo taciuti che hanno il potere di influire sulle generazioni a venire. E così Jaya viene a conoscenza della storia di sua nonna e di un amore clandestino che è destinato a cambiare per sempre la sua vita.

Solo dopo aver scoperto il coraggio e l’inarrestabile spirito di resilienza che hanno caratterizzato le donne della sua famiglia, infatti, Jaya si accorgerà di avere dentro di sé una forza che non avrebbe mai potuto immaginare di possedere.

Recensione: 

La protagonista di “La cercatrice di storie perdute” in realtà non è solo Jaya, ma tutta la storia della sua famiglia che trova antiche radici nell’ India dell’Impero Inglese. Quando le donne avevano meno diritti di adesso, la scolarizzazione era per pochi, e il loro compito – unici requisiti che dovessero avere per trovare un buon marito, la cui madre avrebbero chiamato appunto “mamma” perdendo i contatti con la famiglia natia – era la capacità di procreare e occuparsi della casa. 

Le donne da cui discende Jaya sono donne forti, coraggiose e con una mente elastica, soprattutto se pensiamo alla nonna che visse proprio nel periodo dell’Impero Inglese in India. Lei, nata in America, un rapporto fragile con la propria madre, ha dovuto affrontare la perdita più dolorosa per ogni donna: non una, ma tre gravidanze interrotte. Ogni volta che le cose non sono andate come lei e suo marito avevano sperato, la distanza tra Jaya e Patrick si ingigantiva finché non si scoprono estranei l’uno per l’altra. 

“Vorrei chiedergli di restare, ma non mi escono le parole. Mi si secca la bocca, e diventa impossibile pronunciare qualsiasi frase. Le lacrime mi fanno bruciare gli occhi, ma non cadono. Resto a osservarlo mentre si allontana, finché non scompare dalla mia vita.”

Il viaggio in India arriva come l’occasione che Jaya stava aspettando per scappare dalle sue paure, dagli eventi della sua vita che lei vede come fallimenti e per causa sua. Nella città dove è vissuta sua nonna, e dov’è nata sua madre, si scoprirà curiosa di conoscere un mondo da cui in fondo proviene ma che non ha mai conosciuto.

A guidarla tra il profumo di spezie e di antiche tradizioni, non del tutto superate, sarà una figura importante che lega il presente al passato da cui proviene Jaya. Le storie di cui apprenderà in India scaveranno nella sua anima squarciata dalla sofferenza e si scoprirà più forte di quanto avesse mai creduto. I racconti di Ravi la porteranno a rivalutare cos’è davvero importante, cosa le manca per essere felice, se ci sono altre strade per raggiungere la serenità a cui ha sempre aspirato e se forse non ha già tutto ciò che le serve per sentirsi completa. 

“La cacciatrice di storie perdute” ci conduce nell’India romantica e magica, quella delle tradizioni, delle feste, dei colori, delle spezie, delle antiche credenze e della fede. Ma anche negli anni difficili del colonialismo inglese in India, l’India degli Intoccabili, dei mariti padroni, delle donne che non potevano decidere che tipo di istruzione volessero abituate a obbedire al marito e ancor prima alla madre dello stesso.

Sejal Badani ci porta attraverso un flusso narrativo descrittivo e suggestivo, romantico e malinconico, – magari in alcuni punti un po’ troppo lento, e troppo descrittivo – nella vita di una donna che aveva aspirazioni e sogni troppo “audaci” per quei tempi, e che si riscopre fragile di fronte all’amore e al desiderio carnale però al tempo stesso forte e determinata. Un’anima impigliata nell’epoca sbagliata, che con le sue azioni, le fantasie delle sua mente, avrà il potere di cambiare il destino di più generazioni… 

 Vi assicuro che, dopo aver letto “La cacciatrice di storie perdute”, avrete come la sensazione di essere appena stati in ognuno di quei posti di cui l’autrice scrive. Persino nell’epoca vissuta dalla nonna di Jaya. Di sentire ancora impigliati fra i capelli e sulla punta delle dita il buon profumo di spezie e di quel bel giardino fiorito… 

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