“Un infinito istante di noi”, di Brittany C. Cherry, è un nuovo, nuovissimo, young adult edito da Newton Compton che ho potuto leggere in anteprima.  

Titolo: Un infinito istante di noi
Autore: Brittany C. Cherry
Editore: Newton Compton Editori
Genere: Young adult
Data di pubblicazione: 10 giugno 2020
Link d’acquisto: Amazon

 

Trama

Shay Gable mi odiava a morte, e io non la sopportavo. Facevamo di tutto per evitarci in ogni momento. Ma un giorno le cose sono cambiate. È iniziato tutto come una stupida scommessa: far innamorare Shay di me prima che io mi innamorassi di lei. Vincere è stato un gioco da ragazzi. Non provavo nulla per lei, la tolleravo a malapena. Eppure, lentamente, il gioco ha cominciato a cambiare. Shay mi ha fatto desiderare cose che non sapevo di volere. L’amore. La felicità. Più ci avvicinavamo, più lei sfidava la mia oscurità e le parti che tenevo nascoste dietro una maschera. Il gioco tra noi è diventato troppo reale, i nostri sentimenti si sono mescolati, e adesso è impossibile tornare indietro.

Recensione

Eccomi qui con uno young adult nuovo di zecca, è il caso di dirlo. “Un infinito istante di noi” è uscito appena il 10 giugno per Newton Compton e io sono già qui a parlarne con voi.
A colpirmi è stata la trama, unita alla nomea di Brittany C. Cherry, apprezzata autrice in cui non mi ero mai imbattuta prima d’ora. Quanto al titolo e alla copertina, devo dire che noi italiani ci siamo impegnati un pelino di più: in lingua originale il romanzo si intitola banalmente “Landon and Shay part 1”. Da questo possiamo intuire che ci sarà un seguito per Landon e Shay, i nostri due protagonisti.
Spesso nei libri, come nella vita, gli opposti si attraggono: è quello che succede pure ai due adolescenti di cui ho letto. Non potrebbero essere più diversi, arrogante lui, brava a capire le persone lei, eppure…

“Piccola Miss Perfezione. Direi piuttosto piccola Miss Falsità. Non credevo alla sua commedia da brava ragazza. Nessuno poteva essere così impeccabile.”

Sì, come avrete potuto capire Shay dà sui nervi a Landon. La ritiene falsa, fin troppo perfetta, edulcorata. E il suo disprezzo viene ricambiato: nemmeno Shay riesce a sopportare Landon per più di trenta secondi consecutivi. Il loro rapporto si riduce a qualche botta e risposta sagace finché una scommessa non ci mette lo zampino. Riusciranno a vincerla? Il lettore si chiede chi dei due ci rimetterà più dell’altro.

Vedremo che hanno entrambi da perdere, e da guadagnare. Ritengo che la loro storia sia da considerarsi abbastanza comune, soprattutto se si bazzica nel mondo degli young adult da un po’. I protagonisti vengono entrambi da famiglie problematiche e i conflitti irrisolti con i loro genitori potrebbero minare la loro felicità in futuro. Di certo l’assenza del padre e della madre di Landon lo rendono apatico e profondamente sofferente. Per lui, come per Shay, vale il detto che l’apparenza inganna.

“Ci pensavo sempre, era come una sigaretta costantemente accesa. Sentivo la sua presenza e vedevo le fiamme della tragedia ogni volta che chiudevo gli occhi”.

 

Ma andiamo un po’ più nel dettaglio. “Un infinito istante di noi” è narrato da entrambi i punti di vista. Sia il pov di Landon sia quello di Shay sono trattati in maniera abbastanza credibile. I due ragazzi raccontano, in una maniera piuttosto ossessiva ciò che li tormenta, ci rendono partecipi del loro presunto odio, ci parlano dei loro fantasmi e dei loro scheletri nell’armadio.

All’inizio, in particolar modo, Landon ha qualche pregiudizio stereotipato, come questo: “Sembrava Girls gone wild in versione scuola superiore. Se fossi un padre, chiuderei a chiave mia figlia nello scantinato fino al suo trentesimo compleanno”. Pian piano, man mano cresce il suo apprezzamento per Shay, questi commenti interiori un tantino aspri si placano. Di contro, la protagonista se ne esce con “Anche se fossi completamente nuda, questo non darebbe a un ragazzo il diritto di toccarti” e, credetemi, ha riequilibrato la mia opinione.

Non ho niente da ridire sulla trama di “Un infinito istante di noi”, tanto più che finalmente in un romanzo vediamo riconosciuta la figura professionale dello psicologo nel trattamento dei traumi (io non dimentico “Raccontami di un giorno perfetto” di Jennifer Niven, se lo avete letto di certo sapete di cosa sto parlando e di quali traumi possa invece lasciare al lettore). E questa presenza professionale, la necessità di chiedere aiuto e gli annessi e connessi sono una cose che apprezzo molto.

“Le persone premurose mi mettevano a disagio”.

Ciò che mi preme sottolineare qui è la quasi totale assenza di una tecnica narrativa chiamata “Show don’t tell”. La storia mi viene raccontata e non mostrata, e questo si traduce in frasi ripetitive, spiegazioni come se il lettore non fosse in grado di assimilare i concetti base, interi paragrafi dove ora lui, ora lei descrive a parole il rapporto che ha con un comprimario a caso (il padre, la madre, la nonna, l’amica, l’amico) senza però lasciarcelo vedere attraverso i dialoghi. E questo ha reso la mia lettura lentissima, tanto che ho arrancato per finire “Un infinito istante di noi”.

“Nella realtà, la bestia distrugge la bella. Non avrei lasciato che accadesse. Non intendevo innamorarmi e ritrovarmi con l’anima a pezzi”.

Alessia Garbo

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