I lettori, gli scrittori, gli amanti della eau de libri nuovi e vecchi e gli sfogliatori di professione fino all’anno scorso avevano poche certezze nella vita.

torino-fiera_libro_2006-dscf6977Tra queste:  i segnalibri, come accendini e forcine, si perdono puntualmente e pur avendone comprati (o… presi in prestito!) a valanga, il segno va preso con la punta della pagina piegata verso il suo interno; alle fiere del libro vengono sempre gli scrittori che piacciono agli altri (ma questi “altri” non finiscono mai? E il nostro turno, quando?); come la donna media ha l’armadio pieno ma nulla da mettersi, il lettore compulsivo ha le librerie piene ma niente da leggere… poi compra cinque libri nuovi e sommati a quelli che aveva già a casa non sa da quale cominciare; le ultime parole famose “Entriamo in quella libreria! Solo per dare un’occhiata…”; il Salone del libro è a Torino.
Tutte queste erano più o meno come leggi della natura. Comandamenti iscritti su una roccia dal primo lettore della storia. Eppure l’ultima traballa tra le certezze. I lettori si sentono mancare la terra sotto i piedi e si chiedono spaventati “che ne sarà di noi?“. Il Salone del libro di Torino è un po’ il sogno di tutti. Lettori che vivono dall’altra parte dell’Italia e non ci sono mai stati, autori che ci sono stati mille volte e che sognano un giorno di esser lì in qualità di scrittori; autori che, poveretti, fanno parte di entrambe le categorie quindi non ci sono mai stati neppure per annusare in giro la eau de libri nuovi e che sognano da lontano, attraverso le foto delle amiche e delle altre autrici, il banchetto con i libri accanto che portano il loro nome. E adesso? Cosa dobbiamo sognare adesso che il Salone del libro si sta praticamente sdoppiando? Abbiamo costruito un sogno da sempre e ora ci costringono ad una scelta, oppure, nella confusione, non sceglieremo niente. Almeno avremo qualcuno da accusare per il nostro ennesimo “e anche quest’anno, l’anno prossimo si va al Salone del libro“.
Qui, però, la faccenda si fa seria. Pare che per questioni economiche e di gestione che non hanno soddisfatto l’AIE (Associazione Italiana Editori), si sia arrivati alla decisione drastica: spostare il Salone a Milano. Ma, ci si chiede, perché? Non potevano intervenire a Torino? Non potevano gestire meglio la cosa? Perché a Torino non va più bene dopo tutti questi anni di grandi successi? Perché, d’improvviso, si sposta a Milano? E sembra abbiamo già deciso le date, dal 18 al 23 aprile (giornata mondiale del libro e del diritto d’autore). Scelta presa ancor prima dell’incontro ufficiale che avverrà lunedì 12 a Roma con il Ministro Franceschini. Loro hanno già deciso e nel frattempo Torino non sta ferma! Numerosi editori si sono riuniti contro questa presa di posizione dell’AIE che ha sconvolto un po’ tutti. Nasce così l’associazione “Amici del Salone del Libro”, che organizzerà a maggio la fiera del libro a Torino. Due “Saloni”, dunque, che non fanno capir bene quale sia quello ufficiale. Uno con l’AIE uno anti AIE. E noi? Noi piccoli lettori, autori, appassionati, faremo una scelta? La nostra posizione inciderà sul risultato delle due fiere che dirà tanto di questa nuova scelta. La nostra piccola decisione contribuirà a costituire la prova di un successo o di un fallimento. Cosa faremo? Milano? Torino? O divano?

Dove mi metto, dove mi metto non si sa!

Alessia Di Maria

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