TEMPO DI LIBRI A RHO FIERA MILANO: UN GIORNO NELLA MAGIA DEI LIBRI

Al via quest’anno, dal 19 al 23 aprile, la prima edizione di Tempo di Libri, la fiera dell’editoria italiana organizzata da La Fabbrica del Libro, joint venture costituita da Fiera Milano e da Ediser, società di servizi dell’Associazione Italiana Editori.

Io ci sono stata domenica 23 aprile, e devo dire che l’intera giornata è volata via senza che me ne sia accorta.
Due erano i padiglioni dedicati alla Fiera, ricchi di espositori e sale conference.
Sarà che amo la lettura da sempre, sarà che leggo di tutto, ma questi eventi per me hanno un profumo particolare, che richiama le pagine dei cari vecchi cartacei, la possibilità di ascoltare la voce degli autori di cui abbiamo solo letto e che amiamo, la sorpresa di scovare un nuovo scrittore che ci appassionerà o una piccola casa editrice in grado di riservarsi un posto d’onore tra le nostre preferite.

Guardarsi poi attorno e vedere che non siamo i soli a passare ore con il naso sepolto fra le pagine ci fa quasi sentire parte di una grande famiglia, quella dei lettori, nella certezza che, se si dovesse conoscere qualcuno di nuovo, di certo non mancherebbe un terreno comune da cui partire.
Ho gironzolato per quasi tutti gli stand, prestando però particolare attenzione ai miei preferiti e a quelli collaborano con Tratto Rosa, of course.

Molte sono le uscite future previste per questo 2017 in casa Newton Compton, tra le quali: Insieme siamo perfetti di Penelope Douglas, uno stand alone pubblicato lo scorso anno negli Stati Uniti, che ha riscosso molto successo, Lover Boy di Samantha Towle, terzo volume della The storm series, e ancora Infinite volte della meravigliosa Brittainy C. Cherry, secondo volume della Element series. Insomma, la cara vecchia Newton Compton è sempre molto vicina a noi divoratrici di romance.

Ma l’appuntamento che più aspettavo in questa giornata è stata la presentazione del nuovo libro dell’inimitabile Sophie Kinsella, la regina inglese del rosa. Tra l’altro, ho avuto la fortuna di incontrarla assolutamente per caso allo stand Mondadori poco prima della presentazione. È una persona deliziosa, molto umile e disponibile che, sebbene fosse di corsa, si è fermata comunque ad ascoltare i miei complimenti e ringraziamenti per i suoi romanzi, che ormai ci accompagnano da un bel po’ di anni, e anzi ha ringraziato lei me perché siamo noi lettrici che la sosteniamo e le diamo la spinta motivazionale per continuare a scrivere (piccola parentesi, ha trovato anche adorabile il nome Tratto Rosa, ho cercato di tradurglielo al meglio!).

Il suo nuovo romanzo è La mia vita non proprio perfetta, edito da Mondadori, in cui la Katie, la protagonista, si destreggia tra l’esigenza dell’apparire sempre al meglio, di cui i social network si fanno in qualche modo promotori, e la presa di coscienza dell’importanza dell’essere ciò che si è, senza la necessità di artifizi non veritieri.

Nel corso della presentazione, condotta da Sara Scarafia, la Kinsella si è dimostrata autoironica e piacevole. Laureata ad Oxford in Filosofia ed Economia, e madre di 5 figli, ha ammesso che non ha minimamente idea di come sia diventata un’autrice di bestseller da milioni di copie vendute. Prima di scrivere un nuovo libro, va a rintanarsi nei caffè londinesi e ascolta i dialoghi delle persone che siedono ai tavoli vicini al suo. Prendendo stralci di conversazioni qui e là, si diverte ad immaginare come quelle storie possano continuare, e la sua vena creativa inizia a figurarsi un’eventuale storia da sviluppare.

Ci ha rivelato che il suo amore per il romanzo rosa è nato grazie a Jane Austen, che trova molto attuale e che di tanto in tanto va a rileggersi, perché ogni volta trova nei suoi romanzi nuove sfaccettature (ebbene sì, anche per lei Mr. Darcy è stato uno dei suoi primi amori!). Ed è estremamente contraria a chi demonizza i social network, perché secondo lei soddisfano il bisogno umano di autopresentarsi al meglio ai fini della desiderabilità sociale; d’altronde, anche quando non c’erano i social esisteva comunque il desiderio tipicamente umano di presentare se stessi al meglio possibile.

Tra le altre cose, pare che la saga dedicata alla ormai famosa Becky Bloomwood non sia ancora finita, sebbene non se ne stia occupando per l’immediato futuro: le fan della fortunata saga I love shopping possono tirare un sospiro di sollievo!

Un’altra attesissima uscita, e precisamente il 30 maggio 2017, ci verrà proposta in Italia da Sperling & Kupfer, e si tratta del romance Paper Princess di Erin Watt (pseudonimo sotto il quale si celano Elle Kennedy e Jen Frederick), primo volume della serie The Royals, che in America ha riscosso moltissimo successo (c’entreranno per caso i 5 pericolosi e affascinanti fratelli Royals?).

Dopo aver saccheggiato molti altri stand, non a caso le mie finanze quel giorno non hanno fatto i salti di gioia, sono andata al secondo e ultimo incontro che mi ero segnata in agenda: L’architettura della casa nei thriller, nei noir e in Simenon (autore del ciclo di romanzi dedicati al commissario Maigret, per chi non lo sapesse), dove si sono confrontati grandi autori di thriller e noir come Alessia Gazzola, Alessandro Perissinotto e Paolo Roversi e la traduttrice di Simenon Ena Marchi, moderati da Luca Molinari. Il dibattito era incentrato sull’importanza dei luoghi nei thriller e nei noir, che diventano quasi protagonisti essi stessi: basti pensare all’Istituto nel ciclo di romanzi della Gazzola dedicati alla ormai famosa Alice Allevi. In effetti le case, se ci pensate, parlano di noi, sono una sorta di lettera di presentazione dei loro proprietari, e noi, consapevoli di ciò, non a caso le rendiamo in un certo modo quando c’è la prospettiva di ricevere visite. In modo particolare, i luoghi nei thriller possono incastrare il colpevole, salvare un innocente, o anche dare l’ispirazione all’autore per un macabro intreccio.

Per me, che sono una divoratrice di thriller, l’incontro è stato molto coinvolgente, al punto che si è quasi sforata l’ora di tempo e i presenti della sala sono stati tra gli ultimi ad uscire quella sera, con il sottofondo di una voce perentoria che dichiarava che alle 19.30 la fiera chiudeva i battenti.

È stato quasi malinconico uscire osservando, nel frattempo, coloro che impacchettavano i libri per portarli via. Però poi mi sono consolata col pensiero che fra meno di un mese aprirà i battenti il 30° Salone Internazionale del Libro di Torino, al quale non mancherò per nessuna ragione al mondo!

In definitiva, credo che questa prima edizione di Tempo di Libri sia stata un successo, e l’afflusso di persone che vi hanno partecipato lo dimostra (72.929 presenze tra Fiera e Fuori Fiera), così come la certezza che nella primavera del 2018 avremo una seconda edizione in cui scoprire e riscoprire il piacere della lettura.

Veronica Palermo

  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *