E’ in uscita il 5 novembre su Amazon, “Non voglio che te”, il nuovo romanzo di Tiziana Iaccarino.
Vi riporto di seguito l’intervista che abbiamo realizzato per conoscere meglio Tiziana che, gentilmente, ci ha dedicato un po’ del suo tempo rispondendo alle domande.

Tiziana Iaccarino

D: Quando hai scoperto la passione per la scrittura?

R: La passione per la scrittura è nata in adolescenza quando ho iniziato la stesura di poesie con cui, per anni, ho partecipato a concorsi letterari nazionali e internazionali in grado di farmi conoscere, a piccoli passi, nell’ambiente letterario moderno.

D: Qual è stato il tuo primo testo e che ricordo hai di quel periodo? (le emozioni provate, le sensazioni…)

R: Il mio primissimo testo si intitolava “La signora” e non l’ho mai pubblicato. Nessuno lo sa o ben pochi lo sanno. Io sono molto autocritica  e se il risultato finale non corrisponde alle mie aspettative, sono una che cestina subito ciò che crea. Infatti, attualmente, il testo non esiste più.

D: Qual’è Il romanzo da te scritto a cui sei più legata? Perché?

R: Il romanzo a cui sono più legata si intitola “Sulle orme della notte” ed è stato pubblicato nel 2012 dalla Ciesse Edizioni. Un’opera per la quale ho preso spunto da alcuni momenti importanti della mia vita e che è ambientato in tre luoghi che mi riguardano, in qualche modo.

D: Da lettrice, qual è stato il libro che ti ha colpita maggiormente?

R: Un libro che non dimenticherò mai si intitola “L’elastico viola”, pubblicato dalla Ciesse Edizioni e la cui autrice si chiama Patricia Daniels. Una storia profonda, toccante, rude e di grande spessore emotivo. Ricordo che non riuscii a staccarmi dalle sue pagine prima dell’epilogo e che piansi spesso nel corso della lettura.

D: Da lettrice qual è il genere letterario che ti è più affine e quale non riusciresti mai a leggere? E da scrittrice?

R: Amo leggere i romanzi rosa e le commedie romantiche, amo il chick lit, mi incuriosiscono i gialli e i thriller. A volte le biografie. Non mi piace il genere fantasy e fantascientifico. Men che meno l’horror. Da scrittrice prediligo le storie romantiche, le commedie e i thriller.

D: Tornando a te e al romanzo in uscita, com’è nata l’idea di “Non voglio che te”? Cosa ti ha ispirata?

R: Mi ha ispirato la Toscana, una delle regioni d’Italia che amo di più, che ultimamente frequento di più e nella quale mi piacerebbe poter trascorrere un periodo della mia vita. È una regione poetica e sublime, di grande bellezza naturale e artistica, direi incantevole. Difficile non rimanerne affascinati da essa e non lasciarsi ispirare una storia.

D: Come definiresti il tuo nuovo romanzo in tre parole?

R: Nostalgico, perché racconta un’Italia che non c’è più nella quale si viveva in modo totalmente diverso dai giorni d’oggi. La storia, infatti, è ambientata nella Toscana degli anni ’60.

Appassionante, perché racconta una storia forte che va oltre il qualunque triangolo. Si parla di legami umani troppo forti per essere spezzati e ai quali non si può rinunciare, perché fanno parte degli stessi protagonisti.

Riflessiva, perché invita il lettore a farsi delle domande e a rivalutare il ruolo dei sentimenti e dei valori irrinunciabili della vita, quelli fondamentali che fanno parte della vita di ciascuno.

D: Quanto c’è di te in questo romanzo e qual è il messaggio che vuoi comunicare a chi lo leggerà?

R: Chi leggerà quest’opera si troverà innanzi a una storia nella quale sono contenuti in modo preponderante i valori che, oggigiorno, sembrano andati persi nella società odierna. Si parte dal nucleo familiare e si passa alle amicizie, agli amori e a tutti quei legami che si instaurano nel tempo tra questi vincoli. Ma c’è di più: uno spunto di riflessione che riguarda gli errori commessi da giovani e l’impossibilità di tornare indietro per ripararli, l’importanza del perdono e il superamento dell’odio attraverso la comprensione e l’amore stesso.

D: Cosa rappresenta per te “Non voglio che te”?

R: Un passo importante nella mia carriera, poiché reputo sia un’opera di valore. Ci ho lavorato moltissimo. Avendo ambientato la storia negli anni ’60, mi sono molto documentata con video e informazioni che riguardavano, appunto, quel periodo storico, in modo da raccontare vicende credibili e apprezzabili. Erano anni d’oro, a mio avviso, e di grandi cambiamenti per l’Italia e gli italiani.

D: Hai mai affrontato il famoso blocco dello scrittore? Come lo hai superato?

R: È un blocco che può colpire chiunque. Ma credo bisogna, innanzitutto, lasciarsi andare all’idea che passi, prima o dopo, senza troppi problemi, se ci si riposa. Non si deve scrivere a tutti i costi. Il riposo è importante. Credo sia una buona soluzione quella di mettersi a leggere, nel frattempo, perché aiuta tanto anche la lettura.

D: Che opinione hai del self-publishing e di chi si autopubblica?

R: Un tempo il self-publishing veniva visto come “l’ultima spiaggia degli sfigati”. Quelli rifiutati dalle case editrici in modo costante e sembravano senza speranze, per cui erano costretti a fare da sé. Ma i tempi sono davvero cambiati. La rivoluzione del digitale ha dato occasioni importanti a chi non veniva considerato nel settore editoriale e si può dire che oggi, grazie a questo metodo di pubblicazione tanto autonomo, persino le grandi case editrici e gli agenti letterari che fanno scouting sono stati in grado di beccare dei talenti da far emergere. Credo sia ora una grossa opportunità per tutti coloro che amano scrivere e soprattutto per chi lo fa bene.

D: Com’è stato il tuo percorso verso la pubblicazione?

R: Io ho iniziato in adolescenza, affrontando una lunghissima gavetta che è partita dai concorsi letterari ai quali partecipavo con le mie poesie. Poi sono passata alla stesura della prosa. Ho combattuto in primis contro me stessa e ciò che avrei potuto offrire in lettura. Non è stato semplice perché sono molto autocritica, quindi non tutto ciò che ho scritto è stato pubblicato, perché spesso sono stata la prima a cestinarlo.

Il primo romanzo che si è salvato dalla mia autocritica si intitola “Un barlume di speranza”. Ero poco più che ventenne, lo feci valutare da molte case editrici, ma non ricevetti risposte e proposte editoriali interessanti, per cui lo lasciai riposare a lungo cercando  un’occasione migliore. Trascorsero circa dieci anni nei quali mi dedicai ad altro (in particolare alla recitazione, iscrivendomi ad un’Accademia d’Arte Drammatica), anche perché quando nessuno ti conosce e non ci sono i mezzi odierni che ti permettono maggiore interazione sociale, le occasioni di farsi valutare seriamente erano davvero scarse.

L’opera venne pubblicata nel 2008 dalla Giovane Holden Edizioni (casa editrice toscana) ed ebbe un riscontro che mi permise di entrare a larghe bracciate nell’ambiente. Riuscii a farmi notare e soprattutto a pubblicare ancora. Da lì ho proseguito in modo più semplice (perché alcuni editori cominciarono a fare caso a me, così come professionisti del settore) e sono seguite altre pubblicazioni “Le catene del potere” (Edizioni Eracle, 2011), “Sulle orme della notte” (Ciesse Edizioni, 2012), “Come promuovere un libro” (flower-ed, 2013), “L’agenda dello scrittore” (flower-ed, 2014), “Lanty&Cookies” (autoprodotto in I Edizione e pubblicato dalla Genesis Publishing in II Edizione nel 2014), “Lanty in love” (autoprodotto), “Karola&lustro” (autoprodotto), “Come miele sul cuore” (autoprodotto), il bestseller “Il rifugio del piacere” (autoprodotto), “La ragazza in mezzo al mare: un amore alle Canarie”  scritto a quattro mani con l’autrice Monica Portiero e il più recente “Non voglio che te” per il quale ho scelto appositamente il self-publishing come per alcuni precedenti.

D: Quando scrivi ti identifichi nei protagonisti o li vedi come spettatrice al di fuori dalla scena?

R: Quando scrivo mi identifico molto nella protagonista femminile e spesso mi rendo conto di riuscire a raccontare, attraverso di lei, pezzi di me e della mia vita. Sembra un processo inconscio e automatico che va da sé.

D: Quali sono, secondo te, i pro e i contro dell’essere una scrittrice, dell’avere questa passione?

R: Uno dei pro è la libertà di dare vita a molte storie e molti personaggi nei quali il pubblico può riconoscersi e identificarsi. Ma ci sono anche molti contro perché, dopotutto, mettersi sotto i riflettori e farsi criticare in modo spesso aspro, non è semplice e se non si ha l’umiltà necessaria ad accettare anche le opinioni più crude, non si va lontano.

D: C’è qualcosa che vuoi dire a chi leggerà questa intervista?

R: Che spero di essermi raccontata nel migliore dei modi a chi ancora conosceva ben poco di me.

D: Quali sono i tuoi progetti futuri?

R: Scrivere ancora e poi chissà, magari tornare a dedicarmi ad altre mie passioni quali sono state il disegno e la recitazione. Mi piacerebbe molto.

Grazie infinite per averci dedicato il tuo tempo e per averci parlato di te. In bocca al lupo per tutti i tuoi sogni e progetti!

Intervista a cura di Cinzia La Commare

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