10564915_10208856775843044_2042752476_nCara amica ti scrivo, perché spesso parlare sembra impossibile. Perché spesso si complicano persino le cose più semplici, persino la parola, persino lo scambio di due sguardi nati per essere complici. Perdono la loro bellezza, la loro luce, appesantiti da una insensata e limitante competizione. Rese da noi stesse rivali dei nostri simili, nemiche delle nostre sorelle, distanti da chi sa bene cosa significa essere donna, da chi sa cosa significa essere noi. E forse è di questo che abbiamo paura. D’essere capite, d’essere scoperte, d’essere violate della nostra intima natura. Gelose del nostro essere speciali. Del nostro essere incomprensibilmente diverse.

Cara amica ti scrivo, perché troppe volte le parole non arrivano, neppure quando sono urlate alla folla, perché nemmeno la TV riesce a farci capire cosa accade nel mondo e cosa accade accanto a noi. Perché ci sembra sempre tutto lontano, chiuse dentro alle mura della nostra casa e alle mura delle nostre paure. Perché chiudiamo troppo spesso la bocca, gli occhi e le orecchie, bloccate da un’anima resa disabile, paralizzata da un’indifferenza forzata.

Cara amica ti scrivo, perché no, non siamo speciali ma siamo importanti. E finché non lo capiremo noi non lo capiranno gli altri. Finché quel noi rimarrà protetto da un plurale indefinito, nascosto dalla massa degli slogan, non vi saranno vite, non vi saranno nomi. Questo “noi” invece ha nomi, contiene scelte, passioni, talenti, personalità, forze, debolezze. Dentro a quel noi c’è ciascuno di noi. Riguarda tutte, una per una. Perché ci sentiamo deboli per categoria, quando invece siamo semplicemente persone, costrette dentro allo spazio stretto di una definizione.

Cara amica ti scrivo, perché è vero, non valiamo di meno e non valiamo di più, ma siamo diversi, lo siamo l’un l’altro. E questa diversità non è una debolezza. Dev’essere uno stimolo, per scoprire le nostre individualità, le nostre particolarità, i nostri talenti. Perché ciascuno di noi ha il diritto di scoprirli, perché tutti hanno il diritto di sognare, di sognarsi e di costruirsi. Anche noi. Amiche, sorelle, mamme, figlie. Ebbene sì, anche noi.

Cara amica ti scrivo, perché siamo sempre troppe cose, ma va bene anche così. Va bene persino esser troppo, purché quel troppo sia per noi ciò che davvero vogliamo che sia la nostra vita. Perché siamo belle quando siamo tutto, quando siamo forti, ma siamo brutte, bruttissime, quando incassiamo troppi colpi.

Cara amica ti scrivo perché c’è chi ti colpisce in volto, chi ti sbatte al muro, chi ti distrugge la vita, chi ti costringe nella sottomissione, chi ti spara con una pistola, chi ti toglie la libertà, la felicità, la vita. E invece di incassare dovresti colpire anche tu. Ma invece di trovarti svuotata interioriemente dalla bassezza della violenza dovresti imparare a colpire un cuore, a sbattere fuori dalla tua vita chi non la merita, a costringere gli altri a capire l’importanza della tua persona, a sparare le tue parole, a togliere il potere che hanno gli altri nella tua vita. Perché la vita possa essere finalmente tua.

Cari amici vi scrivo, perché chiunque voi siate, chiunque voi vogliate essere, siatelo con coraggio, siatelo con rispetto, siatelo con amore.

Alessia Di Maria

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