Tre giorni fa, 1 settembre, c’è stata una comunicazione inerente alla stagione della caccia: verrà aperta la terza domenica di settembre. Badate, però, che non ci riferiamo ad un famoso romanzo scritto dall’altrettanto noto Andrea Camilleri, ma della stagione della caccia quella vera, quella che vive tra i nostri boschi e che si presenta con uno sparo lontano.

Foto di www.dolcevitaonline.it
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Sembrano già ben chiare le prime direttive: sono circa 12 le specie animali che è consentito cacciare, tutte volatili. Andando al di fuori di questa lista si va incontro ad importanzi sanzioni. Questo però sarà possibile in tutte le regioni eccetto Lombardia, Trentino Alto Adige e Liguria. Nel resto dell’Italia però si tenta di far cambiare rotta a questa abitudine considerata becera e inutilmente violenta da animalisti e soci di associazioni ambientaliste. Una mattanza, la definiscono gli attivisti, soprattutto per quanto riguarda alcune specie molto particolari che rischiano la strage vera e propria.
Le associazioni unite ai cacciatori però li difendono, spiegando che la loro figura e la loro presenza sono necessarie nel controllo della fauna selvatica.
L’argomento ha da sempre diviso l’opinione pubblica, tra chi vede negli animali un probabile sacrificio, privo di importanza, chi persino una ragione di vita o di buon umore. E chi ha riposto in quella scelta il suo impegno perr difendere i diritti e la dignità degli animali non si arrende. Continua a stare in piedi davanti ai grandi palazzi delle grandi promesse a tentare di spiegare che un animale non sia “solo un animale”, anche se è complicato, più di quanto si possa anche solamente provare a spiegare.
La caccia ha da sempre costituito una importante fonte di sostentamento per i nuclei familiari ma quando diventa sport, svago, quanto ha a che vedere con quel concetto di caccia di essenzialità e sopravvivenza? Probabilmente nulla.
E voi diteci… che ne pensate di questo argomento così delicato e pericoloso?

Alla prossima,

Alessia Di Maria

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