Da giorni non si parla d’altro. Che sia per compiangere i morti o per stare ad aspettare che vengano ritrovate persone vive e non morte, per discutere sulle possibili cause e le possibili colpe, distrarsi da ciò che è accaduto nel centro Italia è un’impresa del tutto eccezionale.

Foto di www.greenstyle.it
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Lo è per noi che siamo impotenti dietro alle tv, lo è per chi ha il dovere di cronaca  e sta lì, con tutti i rischi del caso, a dare all’Italia e al mondo novità e informazioni, lo è per chi dal primo giorno si trova con le mani tra i massi, tra i mattoni, che fino a pochi giorni fa componevano delle apparentemente solide case robuste, a scavare e a tentare di dimenticare che lì stanno rischiando la loro vita per salvarne tante. Ma a tutti questi soggetti, innumerabili e che spesso si confono nel caos degli avvenimenti, si aggiungono loro, i nostri amici a quattro zampe. I cani che prestano servizio al soccorso in caso di catastrofe naturale sono tanti. Forse non sono abbastanza considerando che la preparazione per raggiungere le competenze adeguate è estremamente dispendiosa. Ad ogni modo, chi l’ha ottenuta, chi ha alle spalle un padrone eccezionale tanto quanto lui, i binomi coraggiosi, folli e caparbi, sono lì ad offrire il proprio servizio allo Stato, all’umanità, alla vita. Gira un articolo poco recente su un cane morto dopo aver salvato 7 persone, ma il suddetto articolo fa riferimento ad un terremoto avvenuto in Ecuador non poco tempo fa. Le notizie vere che ci hanno raggiunti sono di cani pieni di amore che rischiano, come tutti, forse un po’ più degli altri, ma che proprio per questo motivo devono ricevere attenzioni adeguate e maggiori, perché loro ignorano i limiti, non si fermano mai, neppure se sta per scoppiargli il cuore, neppure se il caldo li sta buttando a terra; se il compagno non li ferma, loro non si fermano. E non si fermano nemmeno davanti alla morte, perché certi rapporti non possono essere dissolti da un giorno all’altro così inspiegabilmente. Ai funerali non c’erano solo tantissime persone in lacrime, ma c’erano anche i fedelissimi amici dell’uomo, a dare un ultimo saluto ai propri compagni. Cani vicini agli sfollati, cani accanto alle bare e cani sulle macerie. Sono la nostra medicina e noi la loro.
Grazie ai lavoratori, grazie ai volontari, grazie a chi si improvvisa ricercatore e a chi tenta di dare un contributo. Grazie agli uomini, qualunque colore di pelle possano avere e grazie agli animali, qualunque razza possa distinguerli. Siamo forza, siamo unione, siamo insieme, non divisi.

Alessia Di Maria

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2 Comments on “A quattro zampe sulle macerie”

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