« Qui la moglie e là il marito
Ognuno va dove gli par
Ognun corre a qualche invito,
chi a giocar chi a ballar »

12659616_227027650965329_1733103002_nÈ così che Goldoni parlava del Carnevale di Venezia, che sin dal 1094 ravviva le strade del capoluogo veneto. Occasione di festa e divertimento aveva anche un profondo valore sociale, quello di livellare le divisioni economiche, di ceto e di razza, attraverso l’anonimato garantito da maschere e costumi. Valore che nel tempo è andato inevitabilmente scemando,  anche se fino ad oggi qualcuno poteva sperare di passeggiare per le vie della città senza esser riconosciuto o disturbato. Ricordiamo Alessandro Del Piero che tentò di mimetizzarsi tra i colori del carnevale con una maschera dell’uomo tigre, per poi essere fermato da tutti i turisti giapponesi che volevano una foto con il loro eroe televisivo.

Oggi che succede? Succede che la minaccia internazionale del terrorismo, non a caso, terrorizza, dunque è necessario prendere delle precauzioni, fare più controlli, e quest’anno al carnevale di Venezia sarà necessario smascherarsi per poter accedere a piazza San Marco. Il tempo di un controllo veloce, poi la maschera potrà essere indossata nuovamente. Rompere le abitudini spaventa più delle minacce, perché ci fanno sentire il problema vicino, ci fanno sentire limitati e costretti; le conseguenze si vivono inevitabilmente. Ma il cambio della routine, le limitazioni e i controlli per un evento come il Carnevale di Venezia non sono una novità. Là dove c’è anonimato chiaramente c’è terreno fertile per il crimine, e non solo adesso nel 2016.
Il 22 febbraio del 1339 fu decretato il divieto notturno di circolare in maschera per la città, perché travestiti, con maschere e costumi, era più semplice commettere crimini e farla franca; il 24 gennaio del 1458 fu proibito l’ingresso in maschera in luoghi sacri per evitare che uomini travestiti con vesti sacre, compissero atti impuri o si approfittassero delle religiose; Nel 1703 fu totalmente proibito di recarsi in maschera presso le case da gioco, per evitare che i giocatori d’azzardo  sfuggissero ai creditori; infine nel 1797 furono proibiti definitivamente i mascheramenti. Soltanto nel 1979 la festa tornò a prendere vita, così siamo arrivati ad oggi. Dunque  non è una novità, non c’è nulla di assurdo se non l’esistenza di tanta violenza nel mondo. Ci si difende come si può. Se non per curare, almeno per tentare di prevenire. Buon Carnevale a tutti!

Alessia Di Maria

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