Stavo pensando da settimane al primo articolo da scrivere per questa rubrica poi l’illuminazione è arrivata guardando la mia impastatrice planetaria. Lei, inconsapevolmente se ne stava bel bella adagiata sul piano della cucina, come sempre, ma anche questa volta ha risolto ogni mio problema suggerendomi addirittura l’articolo da scrivere. Chissà dove arriveranno queste planetarie, un giorno!  Proprio come quella prima volta in cui, dopo averla liberata dall’imballaggio, la sua lucina rossa si illuminò sul pulsante power! Da quel momento è stato Amore, e non importa se un bel giorno, dopo mille impasti fatti insieme, ha deciso di farsi saltare via una molla chiudendosi sulla mia mano – per fortuna era spenta, e c’era mio padre pronto a salvarmi dalla morsa del coperchio chiuso sulle mie dita, ma non preoccupatevi… nulla di grave- io l’ho perdonata. E’ stato amore perché da quando c’è lei nulla può fermarmi: ho detto addio agli svariati minuti passati con le maniche della maglietta arrotolate fino ai gomiti a impastare, e impastare… e impastare, cercando di far amalgamare per bene tutti gli ingredienti. Soprattutto la pasta fresca: addio alle fontane di farina dove tuffare le uova che, puntualmente, non appena inizi ad impastare, seppure delicatamente, scappano fuori da tutte le parti inumidendo il tagliere di legno. Per non parlare delle mani piene di impasto, fastidiosissime. No, da quando c’è lei io devo solo tuffarci dentro gli ingredienti e premere su quella meravigliosa lucina rossa, un clic su Power e dopo cinque minuti lei mi restituisce un panetto liscio e omogeneo. Non è meraviglioso? Ogni donna dovrebbe avere una planetaria! 

E questo lo pensavo spesso, mi dicevo “Ma come facevano anni fa senza la planetaria?” e invece ho scoperto che lei esiste da moltissimo tempo, non è un’invenzione moderna.

Quante volte ho pensato, e forse lo avrete pensato anche voi, “La planetaria, che bell’invenzione.” Eh sì, e oggi so anche chi devo ringraziare: lo svizzero Daniel Peter. E’ stato lui ad inventare la prima impastatrice planetaria nel 1862, e di invenzioni lodevoli se ne intendeva, non a caso è l’inventore del cioccolato a latte!

E’ vero siamo tutte casalinghe, anche quelle donne che durante il giorno lavorano fuori casa ma alla sera si ritrovano con tutte le faccende da fare, e lavoriamo tanto per fare in modo che tutto proceda nel modo migliore, ma non siamo disperate! Con qualche accorgimento possiamo rendere i nostri compiti più veloci, possiamo ottimizzare i tempi. Questo è solo il primo articolo, consideratela una presentazione per questa nuova rubrica, ma con i prossimi articoli vi svelerò di volta in volta tanti “segreti” per non essere delle casalinghe disperate! 

Cinzia La Commare

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