La storia, nei film, si ferma spesso con la morte dell’eroe. Gli amici piangono, i cortei affollano le strade e i corpi vengono seppelliti, con la speranza che muoia solo la carne e mai lo spirito. Un monito aleggia tra gli sguardi atterriti, e i titoli di coda scorrono: la storia si è compiuta. Cosa accade dopo, però? Si spegne la tv e anche la vita? Sanno scriverla solo gli eroi la storia? Esiste una vita infinita dopo quel buio; esistono le lotte, le reazioni; si trasmettono delle idee e dei pensieri che non sanno morire, nemmeno con la dinamite, sui binari della ferrovia.

Era un ragazzo, Peppino Impastato, con passioni, idee, lotte, amici e una famiglia. Esisteva nel suo corpo, ma un uomo non può vivere solo dentro alla sua pelle; un uomo non potrà mai esser costretto dentro al suo metro quadro, soprattutto uno come lui. Lascia qualcosa di sé nelle sue abitudini, nei suoi luoghi, nelle sue persone. E perciò, quando muore, non è mai finito tutto per davvero. Resta qualcosa, qualcosa da raccontare, da vivere, e da continuare. L’hanno fatto in tanti, che hanno preso il testimone da lui lasciato, raccogliendo le sue lotte e le sue parole, che risuonano ancora dopo 38 anni nel vento di Cinisi. L’ha fatto sua madre, Felicia Impastato, che non poteva tacere davanti al distruggersi di tutto quel che suo figlio aveva costruito.

lunetta-savino-in-felicia-impastato-1280x720_1462447974206_-1024x576I film, qualche volta, raccontano anche la vita che continua. Ricordano che la storia non la scrivono solo gli eroi e che “gli uomini passano, le idee restano“. Fare un film che racconta la vita dopo la morte non è facile, perché si toccano delle corde delicate, importanti. Lunetta Savino è all’altezza del ruolo, però. Era Felicia, nel film prodotto e trasmesso dalla Rai. Una donna che pur non vantando un bagaglio culturale consistente ha capito che l’apertura era la soluzione alla cattiveria e al pregiudizio; che il dialogo, la testa alta e le porte aperte sanno metter paura a chi si aspetta da te la sottomissione e il panico. Lunetta ha sfidato le sue origini, poco distanti dalla Sicilia. Ha calzato perfettamente il suo abito nero, la sua camminata stretta e fiera e persino l’accento, un po’ marcato ma credibile, soprattutto quando era la collera a marcare la sua voce.

Un film a tratti lento e macchinoso, con qualche performance dubbia ma con una Lunetta Savino star indiscussa. Ma certe storie sanno dare un contributo consistente alle produzioni. Certe storie andrebbero forse raccontate con estrema qualità e massimo impegno, ma è stato importante anche solo conoscerle, vederle, immaginarle. Borsellino esortava “Parlate della mafia. Parlatene alla radio, in televisione, sui giornali. Però parlatene.” Serve parlarne e serve parlare anche di Peppino Impastato, come di Rocco Chinnici, di Mario Francese, personaggi ricordati anche ieri, negli eventi che si intrecciano, negli eroi che si incontrano, con le idee e con la vita. Parlatene, studiate, leggete, perché “I cattivi non si combattono con le pistole. I cattivi si combattano con i libri

 

Alessia Di Maria

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