“Il professore cambia scuola”, prossimamente nei cinema italiani, è un film dal sarcasmo brillante che, al tempo stesso, offre importanti spunti di riflessione sul ruolo che dovrebbero avere i professori nell’educazione degli studenti, e non solo sulla preparazione culturale. 

Noi di Tratto Rosa, lo scorso venerdì, abbiamo avuto il piacere di presenziare alla proiezione stampa de “Il professore cambia scuola”, a Roma. Dove abbiamo incontrato e intervistato il regista francese Olivier Ayache-Vidal, chiedendogli qualche informazione e curiosità in più sul film;

La trama e tutte le informazioni utili su “Il professore cambia scuola”: 

Titolo: Il professore cambia scuola
Titolo originale: Les Grand Esprit
Regia: Olivier Ayache-Vidal 
Sceneggiatura: Olivier Ayache-Vidal
Durata: 106′

Distribuzione Italiana: P.F.A. Films

Trama:

François Foucault insegna nel più prestigioso liceo della Parigi bene. Per farsi bello con una funzionaria ministeriale, si lancia in dichiarazioni di principio che lo precipitano suo malgrado direttamente nella più disagiata scuola delle banlieue. Una realtà che tenta di dominare con i suoi metodi completamente inadeguati e fallimentari. Finché non capisce che deve  rovesciare il suo punto di partenza. Attraverso l’empatia e la comprensione, François riesce a far breccia sui ragazzi e il suo ruolo d’insegnante riuscirà ad affermarsi e a fare di lui un nuovo “Capitano, mio capitano”…

La nostra recensione al film: 

Mentre a Roma imperversava un tempo che dire caotico è poco, lo scorso venerdì ho avuto la possibilità di assistere in anteprima alla proiezione de “Il professore cambia scuola”; un film  sorprendente, che raccontata davvero la vita di un professore dei giorni nostri.
“I professori partono spesso volontari”, ha detto il professore Enrico Castelli Gattinari all’inizio della conferenza stampa, e la storia di François Foucault, protagonista della pellicola, parte proprio dalla sua volontà di cambiare le cose nell’ambito scolastico. Che poi lo faccia principalmente per farsi bello agli occhi di una donna, passa ben presto in secondo piano. 

François si ritrova così a passare dal liceo Enrico IV, uno dei più prestigiosi di Parigi, a uno tra i più mal messi di Francia, situato nella periferia, in francese “banlieue”. 

Lui voleva solo “impressionare” la bella Agathe Kauffman durante una delle conferenze obbligatorie che i professori devono seguire annualmente, e invece scopre di aver esplicato le sue idee sui problemi che ha la scuola con un esponente del team dei segretari del ministro dell’istruzione; il trasferimento al nuovo liceo intercorre in un tempo veramente breve.

Il nostro professore abituato con i suoi studenti a utilizzare un metodo a dir poco severo, e soprattutto una verve sarcastica  degna quasi di un comico, si troverà davanti a ragazzi che con il suo metodo non c’entrano nulla, ma allora cosa può fare? Come può arrivare a quei ragazzi che – lo comprende subito – hanno bisogno di qualcuno che li guidi? 

Il cambiamento avviene se siamo disposti a cambiare, a combattere in prima persona per ideali comuni. 

Il messaggio comunicativo del film trova forza in questo: sapersi mettere in gioco, smussare gli angoli delle proprie abitudini, adoperarsi per il bene comune.  Attraverso momenti divertenti, dolci e anche romantici, “Il professore cambia scuola” ci porta a riflettere su quanto sia importante, nell’ambiente scolastico, mettersi nei panni degli studenti, conoscere le loro vite, i quartieri da cui provengono e adottare il giusto metodo d’insegnamento per avvicinare tutti allo studio; per essere un buon insegnante è necessario possedere una forte sensibilità, oltre alla conoscenza didattica. 

Intervista al regista Olivier Ayache-Vidal:

D: Com’è nata l’idea per questo soggetto? 

R: Sono sempre stato interessato al tema dell’istruzione e dell’educazione, nonostante sia uno tra i più difficili da trattare. Per fortuna, ho incontrato un produttore che aveva la mia stessa voglia, il mio stesso desiderio di raccontare questo spaccato di realtà che, per una serie di circostante, ho avuto la possibilità di vivere in prima persona, trascorrendo due anni all’interno di una scuola come osservatore; esperienza fondamentale che mi ha permesso di realizzare il film. 

D: Ha riportato nella pellicola qualcuno degli episodi reali avvenuti a scuola, in quei due anni? 

R: Nel corso degli anni scolastici di episodi ce ne sono stati tanti, purtroppo non tutti divertenti. All’interno della pellicola, per esempio, ho riportato un episodio non propriamente allegro – tuttavia reale – che riguarda il consiglio disciplinare al quale ho assistito. Così come ho riportato tante battute, espressioni giocose catturate nei tanti mesi in cui ho occupato l’ultimo banco in fondo alla classe. “I ragazzi protagonisti, oltretutto, sono gli stessi che Olivier Ayache-Vidal ha seguito durante quel periodo di osservazione”. 

D: Si fa riferimento a “I Miserabili”, a cosa è dovuta questa scelta?

R: Innanzitutto perché I Miserabili è un libro che si studia a scuola, e poi perché c’era una certa assonanza. Un parallelismo tra la storia raccontata in quel libro e quella della pellicola. Per questo ho voluto che “I Miserabili” fossero il punto d’incontro tra il professore e gli alunni de “Il professore cambia scuola”.  

D: Noi ci siamo fatti una nostra idea ma, qual è il messaggio che vuole lanciare con “Il professore  cambia scuola”? 

R: Piuttosto che trasmettere un messaggio vorrei condividere con il pubblico un punto di vista, ossia: l’importanza di porre più attenzione alla formazione degli insegnanti – a volte non lo sono abbastanza – e la necessità di concedere agli studenti maggiore fiducia. Cercare di farli appassionare alla materia e, soprattutto, ammettere che cambiare è possibile; questo è ciò che dovrebbero fare i professori, secondo il mio punto di vista. 

I saluti e i commenti a caldo del regista: 

 

[…] Sono molto onorato e fiero di potervi presentare il film e spero che andrete a rivederlo al cinema. È un film che ho particolarmente a cuore, che parla della periferia e dell’educazione e di cosa possiamo fare per il sistema educativo francese.

Articolo a cura di Gioia De Bonis e Cinzia La Commare. 

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